top: Conan la tocca piano con Timothée
“Security is pretty tight tonight. I’m told there’s concerns of attacks from both the opera and ballet communities.”
Conan O’Brien at the #Oscars pic.twitter.com/zn7uifs6Y4
— Pop Base (@PopBase) March 15, 2026
«Il livello di sicurezza è molto alto stasera… mi dicono che temono attacchi dalla comunità dell’opera e del balletto». Nel monologo di apertura Conan O’Brien la tocca pianissimo, facendo riferimento alla polemica che ha investito Timothée Chalamet, che se la ride in platea accanto a Kylie Jenner. «Sono arrabbiati perché ti sei dimenticato di citare il jazz». Sbam. O’Brien aveva promesso un monologo poco politico, ma non ha resistito a qualche frecciata: «Se non vi piacciono gli Oscar politici, c’è un’altra cerimonia a pochi isolati da qui, presentata da Kid Rock al Dave & Buster’s». E pure i MAGA sono sistemati. Niente male anche la stoccata a Ted Sarandos: «È la prima volta che un rappresentante di Netflix sta in un cinema o in un teatro». E fa centro pure la clip pre-cerimonia: O’Brien vestito da Amy Madigan che salta dalla macchina di Benicio Del Toro, prende il tè con Stellan Skarsgård e finisce nel mondo di K-Pop Demon Hunters. Non il monologo più memorabile della storia degli Oscar, ma sicuramente uno dei più affilati degli ultimi anni. E un filo borderline (vedi più avanti). In pieno stile Conan.
Conan O’Brien as Aunt Gladys from ‘Weapons’ in the #Oscars opening. pic.twitter.com/eCRVT0odxk
— 𝙲𝚒𝚗𝚎𝚖𝚊 𝙱𝚞𝚛𝚜𝚝 (@CinemaBurst) March 15, 2026
flop: Gelo in sala
“[There are no British actors nominated tonight]… a British spokesperson said, ‘well at least we arrest our pedophiles.’”
— Conan O’Brien during the #Oscars opening monologue. pic.twitter.com/cVDJFrlLbD
— Cruizinc (@Cruizincc) March 15, 2026
Nel monologo di O’Brien c’è stato anche un momento di gelo. «Non ci sono attori britannici nominati stasera… un portavoce britannico ha detto: “Be’, almeno noi arrestiamo i nostri pedofili”». La battuta — che evoca lo scandalo Epstein e le polemiche sui pedofili britannici — arriva dentro un joke sull’assenza di attori inglesi tra i candidati. Che suscita pochissime risate e paralizza la sala per qualche secondo. Il dark humour agli Oscar è sempre una roulette: a volte centra il bersaglio, a volte cade nel vuoto.
top: Il flusso di coscienza di Amy Madigan
JUST IN: The Oscar for Best Actress in a Supporting Role goes to Amy Madigan for “Weapons.” #Oscars pic.twitter.com/UW8MR25CNs
— ABC News Live (@ABCNewsLive) March 15, 2026
«Ieri sera, sotto la doccia, pensavo a cosa dire mentre mi depilavo le gambe… e poi alla fine mi sono messa i pantaloni!». Il discorso di ringraziamento di Amy Madigan — una vittoria scritta da più di quarant’anni di carriera (qui trovate la lista completa dei vincitori) — è stato un piccolo viaggio dentro la sua testa. «Non nominare tutte quelle persone, tanto nessuno sa chi sono, mi ripetevo, ma per me contano». E ancora: «In molti si sono presi cura di me, perché, come vi starete rendendo conto, sono un po’ fuori». Poi la dedica più bella, con abbraccio incorporato, al marito Ed Harris: «La cosa più importante della mia vita. Nessuno di noi sarebbe quello che è senza l’altro». Pazzissima, tenera, (im)perfetta. La amiamo.
flop: Meryl, dove sei?
Anne Hathaway asks Anna Wintour at the #Oscars what she thinks of her dress:
Wintour replied: “And the nominees are…”
pic.twitter.com/cTllwlLWCi— Film Updates (@FilmUpdates) March 16, 2026
Quando Anna Wintour e Anne Hathaway salgono insieme sul palco, l’aspettativa per il momento iconico (pardon) del Diavolo veste Prada è inevitabile. Va bene la marchetta per l’uscita del sequel, simpa anche che Wintour chiami Hathaway “Emily”, come fa Miranda Priestly nel film. Ma resta tutto sospeso a metà. Hathaway prova a dare ritmo, Wintour resta imperturbabile nel suo personaggio glaciale e le battute non decollano mai davvero. Meglio la finta Wintour: Meryl, dove sei?
top: Music from
Uno dei momenti più elettrici della serata arriva grazie alla musica dei Peccatori. Miles Caton canta I Lied to You, accompagnato da un piccolo supergruppo: la ballerina classica (tiè, Scialamè) Misty Copeland, Brittany Howard degli Alabama Shakes e Shaboozey. È uno di quei numeri che gli Oscar dovrebbero mettere in scena più spesso: non una semplice performance da palco, ma un piccolo pezzo di cinema dentro la cerimonia. Per tre minuti gli Oscar si ricordano di essere uno show. Anzi, facciamo sei minuti, che poi arriva anche Golden, il momento più über pop (appunto) e virale della serata. E la prima canzone K-Pop a vincere l’Oscar. Tutti in piedi.
flop: Tempismo da Oscar
Awkward moment with Conan O’Brien at the #Oscars as they seemingly tried to cut away from winners speech pic.twitter.com/2zsCGIfnkT
— Deadline (@DEADLINE) March 16, 2026
Gli Oscar continuano ad avere una tradizione assurda: lasciare parlare tutti (anche se quest’anno i premiati vanno abbastanza dritti al punto) e poi far partire la musica o tagliare proprio quando qualcuno sta dicendo qualcosa di interessante. Anche stavolta non sono mancati i momenti in cui l’orchestra ha iniziato a spingere i vincitori verso l’uscita, vedi i vincitori per la miglior canzone originale con Golden. E quando non parte la musica, ci pensa la regia (che si perde le reazioni in sala, manca i primi piani, arriva con l’inquadratura quando l’applauso è già finito) a staccare nel momento sbagliato: il caso più imbarazzante arriva durante il discorso dei vincitori del miglior corto, Natalie Musteata e Alexandre Singh. Mentre stanno ancora parlando, la regia passa su Conan O’Brien come se fosse già tempo di andare avanti. Tempismo da Oscar.
top: Remembering
IN MEMORIAM 🖤 #Oscars
Uno de los homenajes más emotivos de la historia de los #Oscars, para un año especialmente cargado de increíbles pérdidas 😢 pic.twitter.com/qvFaH8eyi5— Doctor Frusna (@doctorfrusna) March 16, 2026
Quest’anno l’In Memoriam funziona. E meno male, ché se ne sono andati troppi grandi per cavarsela con la solita clippina musicata e via. Si parte con Billy Crystal che introduce un lungo ed emozionante ricordo di Rob Reiner, raggiunto poi da molti dei suoi attori, da Meg Ryan a Kathy Bates. Rachel McAdams omaggia in particolare le grandi attrici — Claudia Cardinale, Diane Ladd, Catherine O’Hara e Diane Keaton — prima che la clip si chiuda con Robert Redford. Entering Barbra Streisand che ricorda i tempi di Come eravamo: «Ho firmato l’ultimo biglietto che gli ho mandato “Babs”, il nomignolo con cui mi chiamava lui». Poi intona, spontanea e con la voce un po’ rotta, The Way We Were. Sul ledwall una frase di Redford: «Il bello dell’arte non è solo che può aiutare il cambiamento, ma può guidarlo». Ci sono delle mancanze (Delon però è mancano nell’agosto 2024) e pare ci fosse la foto di un produttore ancora vivo (lol) ma un tributo più narrativo e costruito del solito, per un momento finalmente più umano e meno televisivo.
flop: Il ritmo che si sgonfia a metà
Partita con O’Brien e qualche buon momento, come di consueto la serata nella parte centrale perde slancio. Premi tecnici in sequenza, segmenti musicali lunghetti e sketch non sempre riusciti rallentano il ritmo, alcuni sembrano più riempitivi e marchette per film in uscita che veri momenti di show. È il problema storico degli Oscar: trovare l’equilibrio tra celebrazione e spettacolo. Così a un certo punto sembra che sia proprio Conan a dover rimettere insieme i pezzi, con battute e facce ironiche per riaccendere la sala. Ma quando è il presentatore a dover salvare il ritmo, significa che qualcosa nello show si è un po’ seduto.
top: Hollywood si ricorda del mondo
Jimmy Kimmel takes a dig at CBS at the #Oscars: “As you know, there are some countries whose leaders don’t support free speech. Let’s just leave it at North Korea and CBS.”
(via ABC/AMPAS) pic.twitter.com/uagEF93Swn
— Variety (@Variety) March 16, 2026
Con l’ingresso di Jimmy Kimmel, la serata cambia un po’ tono. «Conan è uscito a prendere una boccata d’aria ed è stato incenerito, finisco io qui», esordisce, prima di infilare una delle sue frecciate migliori: «Ci sono Paesi dove non puoi dire quello che vuoi… non posso nemmeno dire quali sono. Limitiamoci alla Corea del Nord e alla CBS». Poi la battuta diventa più amara: c’è gente che gira documentari mentre prova le scarpe nuove alla Casa Bianca (ehm). Il corto All the Empty Rooms porta sul palco una madre che parla delle camerette vuote lasciate dalle sparatorie nelle scuole — la prima causa di morte tra bambini e adolescenti negli Stati Uniti — mentre Mr. Nobody Against Putin segue un insegnante russo che registra segretamente come la sua scuola diventi un centro di reclutamento militare durante l’invasione dell’Ucraina. Per qualche minuto Hollywood smette di guardarsi allo specchio (vedi Downey Jr. ed Evans che parlano del tanga di Channing Tatum) e guarda il mondo. Menzione speciale anche per Javier Bardem che, con la spilla “No alla guerra”, dichiara «Palestina libera» e per Joachim Trier: «Come diceva James Baldwin: tutti gli adulti sono responsabili di tutti i bambini. Non votate per chi non si preoccupa di loro». Chapeau.















