La Dark Polo Gang, figlia della lupa di quella Roma che scambia immobilismo per eternità e decadenza per mito, è il Romanzo criminale della trap italiana, opera di finzione ispirata a storie vere.
L’idea di fare il sequel di uno dei progetti collaterali della DPG, il Crack musica di Tony e Side del 2016, era quindi nell’aria e nei contratti delle discografiche, ma l’epica degli ex ragazzetti di Monti sembra avere il fiato corto e arriva spompa all’appuntamento con la storia con s minuscola. Il Freddo e il Libanese trap – o “Side e Tony come Romolo e Remo / Side e Tony come Totti e Cassano” come cantano in Modalità dark – cucinano 14 tracce in 30 minuti con gli ingredienti della dispensa, ovvero uno storytelling di spacciatori e “stagnole” ripetuto ad libitum sulle basi cyberdark di Sick Luke.
Non è l’effetto déjà-vu a lasciare perplessi, quanto la totale assenza di hype: scrollando i commenti dei fan sui social – divisi tra positivi (soprattutto in merito alla produzione musicale), perplessi (sulle rime poco ispirate) e negativi (sull’effetto “plastica” dell’operazione) – noto che quasi nessuno commenta la rasatura dei riccioli di Tony. Se iniziamo a prenderli sul serio, a toglierli dal fumetto che loro stessi hanno disegnato, è finita: certo possiamo stare qui a discutere sul flow di Side che è migliorato, sul timbro della voce di Tony, sempre più a fuoco, ma che palle, no?
Avevamo accolto la Dark Polo Gang dieci anni fa, bullizzandola come fenomeno LOL prima, poi esaltandone l’accelerazionismo punk del linguaggio (i primi ad accorgersene furono gli hipster di Vice, RIP) fino a considerarla la pietra filosofale della trap italiana. Va bene, avevamo esagerato, ma non ci meritiamo di metterci a recensire sul serio Crack musica II: ok le citazioni de Il ragazzo d’oro di Guè e Caneda, ok il sample di Hell on Heart di Mobb Deep, ok gli inside joke e i rimandi ai classici come CC2, che riprende CC della Dark Polo, o Punk che fa il verso a British, ma davvero questo importa? Non credo.
Forse possiamo salvare la performance atletica, leggere questo disco come un percorso di crossfit, una gara di pesi, musica da palestra con Sick Luke come personal trainer, magari tirare in ballo il corpo scolpito di Tony che sembra uscito da un romanzo di Walter Siti, o quello provato dalla vita spericolata di Side, entrambi tatuatissimi. Oppure perderci nel flusso delle rime “droga-rap” che dal boschetto di Rogoredo arrivano fino all’ultimo piano di un Bosco verticale con orologi d’oro e collane al posto delle piante, cercare una metafora di questo crack che si sta fumando non solo il futuro ma pure quel presente di cui la trap è stata sempre la voce. Ma anche qui, tutto già visto, già sentito.
L’unico tema nuovo, la paternità che accomuna il duo, è relegato in un paio di barre: Side in 7 giorni su 7 dice che “è da un po’ che non mi piace questa merda rap / ma devo pagare scuola, le lezioni di danza”. Tony in Cashmere rappa: “ora voglio un maschio / la lascio di nuovo incinta / spero che nasce della Roma e non di sinistra”. Almeno qui un po’ di provocazione trap: che il personaggio di finzione Tony Sosa non fosse del PD lo sapevamo, e la barra ha il sapore di un Bello Figo d’annata. Per il resto aspettiamo il verdetto dell’algoritmo, top 10 sì o top 10 no, e auspichiamo – solo per quanto riguarda la DPG – la separazione delle carriere.















