Sequestrato per motivi religiosi in Iran. Anzi: «Posso assicurarvi che il primo sequestrato in Iran sono stato io». Ospite di Un giorno da pecora, la trasmissione di Rai Radio 1 condotta da Giorgio Lauro e Nancy Brilli, Al Bano ha raccontato le sue esperienze in Iran nei primi anni ’70 e in particolare quando ci è andato nel 1973 e, a suo dire, «stava iniziando il trionfo dei pasdaran, il trionfo degli ayatollah» e lo hanno tenuto chiuso in un hotel di Teheran per un mese. Le Guardie della rivoluzione islamica sono state istituite molti anni dopo, con la rivoluzione iraniana del 1978-79. Il racconto di Al Bano è ambientato cinque, sei anni prima, più o meno ai tempi dello shock petrolifero.
«Ho cantato in Iran tre volte», ha raccontato il cantante nella puntata di martedì 10 marzo. «La prima volta nel 1969, giugno. In aeroporto c’erano la bellezza di 50 mila persone e nessuno che mi avesse detto: sai, sei molto famoso in Iran. Portai con me in quell’occasione anche Romina, era l’inizio del nostro rapporto. La polizia ci venne a prendere nell’aereo, ci mise in una camionetta e ci portò all’albergo, un fatto per me molto strano, era la prima volta. Nella strada dall’aeroporto all’albergo, un gregge di macchine che suonavano, una pazzia enorme. Durante durante tutta la notte a suonare, la pazzia. Avevo otto concerti. Al secondo concerto, visto il successo del primo, lo Scià diede ordine che dovevo andare a cantare nella tendopoli vicino a Persepoli».
Il racconto continua: Al Bano viene richiamato nel 1971, altro trionfo, e infine nel 1973, sei anni prima della rivoluzione islamica e della istituzione dei pasdaran, le Guardie della rivoluzione, e del ritorno dall’esilio dell’ayatollah Khomeini. «Posso assicurarvi che il primo sequestrato in Iran sono stato io. Stava iniziando il trionfo dei pasdaran, il trionfo degli ayatollah. Appena arrivai in aeroporto mi guardavano e si giravano dall’altra parte. Ma che cavolo sta succedendo qua? Morale della favola: sono stato un mese sequestrato in hotel».
Perché è stato trattenuto, chiede Giorgio Lauro? «Mi rifiutai di cantare perché non volevano pagare». Era quindi un problema economico? «Sì». Archiviati solo momentaneamente i pasdaran, il racconto continua: «Non mi mandarono indietro il mio impianto, perché allora portavamo noi i nostri impianti». E non intervennero le autorità italiane? «Seee, buonasera. Chiamarono un colonnello dello Scià di Persia che si rese conto della situazione e dopo otto giorni venni lasciato libero».
Quindi, dice nuovamente il conduttore, era una questione economica. Questa volta la risposta è diversa: «No, era una questione religiosa. I tempi stavano cambiando e penso di essere stato la prima vittima». Ma allora perché l’hanno trattenuto? Forse la sua musica era troppo pop, chiede ancora il conduttore? «Non hai capito niente o fai finta di non capire. Ero stra-amato. E lo sono ancora».














