

Foto: Davide Frandi
Nel mare di collaborazioni e feat che ogni giorno invadono i nostri feed, ogni tanto ce n’è qualcuno che riesce nell’impresa di suonare reale. Agli occhi meno attenti, i protagonisti della nostra nuova cover story sembrerebbero avere poco in comune. Lei è l’ex stella di Amici, forse la prima vincitrice che ha avuto una vera vita propria dopo la scuola di Maria (non ce ne vogliano gli altri, sono ricordi lontani). Era il 2010, faceva musica da tempo, in provincia, «da quando non avevo una lira e mi prendevano per il culo a scuola». Da quel momento di anni ne sono passati sedici, e a sentirla parlare lo spirito sembra rimasto lo stesso. Lui invece è il rapper di Calvairate, l’antidivo con l’animo da cantautore. Probabilmente il più introverso dei suoi colleghi, non è un grande fan delle interviste ma nelle canzoni tira fuori tutto. Uno che dopo aver prodotto il disco più venduto dell’anno ha cambiato direzione perché «la musica non è solo quello che la gente vorrebbe da me. Non voglio assomigliarmi sempre».
Domani esce Vacci piano, la prima collaborazione tra Emma e Rkomi. Un brano sulla fine di un amore, anzi, sull’incomunicabilità e sul peso dei malintesi. Lì le strade sono due: esplodere o, appunto, andarci piano. Emma è fuoco, impulsiva, di pancia. Mirko sembra più riflessivo, osservatore silenzioso e attento di quello che succede intorno. Insieme raccontano una storia che accomuna tanti. Un pezzo che hanno scritto insieme a Tredici Pietro e che è stato prodotto da Juli, giovane producer diventato “grande” con i dischi di Olly, e da Katoo, altra firma dietro a molti dei successi che avete sentito negli ultimi anni.
Ne viene fuori un brano che suona dolce solo se non vi soffermate sul testo. Ne abbiamo parlato con loro, ma abbiamo parlato anche di tanto altro. Perché se Emma è nei paraggi, la chiacchiera non può essere breve. E forse, nelle loro diversità, abbiamo capito che questi due hanno in comune più di quanto sembri. Di seguito leggerete di come sta la musica, degli anni di carriera che iniziano a essere con la doppia cifra, di speranze per il futuro, di sogni raggiunti e da raggiungere. Che tanto la vita «succede e basta». E succede anche mentre Mirko è in macchina e non riesce ad accendere la cam – «Io non ce la faccio più con la tecnologia, vorrei vivere in un’altra era» – e mentre Emma invece è a casa, e a mezzogiorno ha già fatto la spesa, è andata in palestra e ha messo le verdure «a mollo». Perché anche le popstar hanno bisogno di fibre.

Che pezzo è Vacci piano, se doveste raccontarlo a qualcuno?
Emma: L’ho scritto di getto, di notte, tipo flusso di coscienza. Ho pensato ai malintesi e ai fraintendimenti che derivano dal fatto che comunichiamo sempre meno. Parliamo poco, mandiamo messaggi veloci, i toni vengono fraintesi. Siamo in burnout da sensazioni che facciamo fatica a esprimere e finisce che ti urli addosso e poi… eh, poi diventa un manicomio. Diciamo che è una canzone più tecnica che romantica.
Rkomi: Direi esistenziale, sì.
Come dice un vostro fan su Twitter: “Ditemi come è possibile che sia una canzone dal tono dolce ma io sento la rabbia sento il litigio sento due persone che si amano e che si scontrano”.
Rkomi: È come se impersonificassimo dei “mostri”, gente che di legami non ne vuole avere, ma io penso che nel profondo li vogliamo tutti. Vedo in quei pochi ragazzi più giovani di me che mi orbitano intorno che è un po’ come se facesse figo fare le cose da soli, farci vedere individualisti. Di natura sono un solitario, ma tutte le cose belle che ho fatto le ho fatte grazie alle persone. Quindi c’è un velo di rabbia dentro quelle parole dolci.
Questa roba della società che ci porta a pensare sempre a noi stessi e a tutti gli altri come un contorno delle nostre splendide vite secondo me è un po’ un problema di questi anni, no?
Rkomi: Più che altro abbiamo sempre e solo la nostra visione, non diamo spazio a quelle altrui. Difficile crescere così. Ho sempre pensato che i nostri nemici fossero i nostri maestri migliori, perché in qualche modo ti portano ad avere un punto di vista diverso.
Emma, tu canti: “Scusa se ancora ti chiamo, sono polvere da sparo”. Frase che mi sembra molto rappresentativa del tuo carattere.
Emma: Assolutamente, l’ho scritta in un momento in cui mi sentivo così. Tanto, se reprimi le emozioni, succede che a un certo punto vengono fuori comunque. Ci sono cose nella vita che sai che sono sbagliate però hai bisogno di farle, e questo vale per tutto. Per la musica, per tutto il resto. Molto spesso mi faccio odiare perché non sono magari la persona che sta lì e ti dice “sì ok, va bene”, se qualcosa non mi torna.
E la gente si incazza?
Emma: È un boomerang pesantissimo, a 41 anni non ho ancora trovato l’equilibrio. Probabilmente il mio equilibrio sta proprio nel fare le cose che a volte stonano rispetto al mondo che mi circonda. Ecco, ho ancora quel coraggio, mettiamola così, di fare sempre quello che è giusto per me e che magari non è giusto per gli altri. Ma se non lo faccio poi non dormo di notte. Per me è troppo importante dire le cose come stanno, fa bene. Poi bisogna vedere se dall’altro lato sono abbastanza in gamba da accettare questa trasparenza.
Rkomi: Allo stesso modo per me tante volte parlano i silenzi. È facile dire le cose apparentemente giuste, specialmente quando sei sotto ai riflettori. Anche i silenzi parlano.

Foto: Davide Frandi
Alla fine siete più simili del previsto. Questa collaborazione arriva oggi perché?
Emma: Avevo scritto questo pezzo tempo fa ma ce l’avevo lì, ci rimuginavo, ci ragionavo, l’ultima volta che l’ho cambiato è stata pochissimo prima di andare in mix. Puntavo Mirko da un po’, lui lo sa. Mi piace la sua penna, mi piace la sua sensibilità, e nel pezzo mi serviva un punto di vista maschile perché è quasi un botta e risposta. Gliel’ho girato e gli ho detto: “Senti, io ho questa roba, se ti piace ok, se no va bene lo stesso, avremo altre occasioni”. Ma ci tenevo perché Mirko ha affilato la penna in un modo incredibile. Da Il ritmo delle cose. Quando ho sentito quel pezzo ho detto: “Minchia”.
Pezzo migliore della scorsa edizione di Sanremo, se chiedi a me.
Emma: Esatto, glielo avevo anche scritto. Pensavo che per questa canzone mi servisse una persona con una sensibilità, una grande empatia e anche una forma di delicatezza quasi feroce. Avevo la sensazione che lui l’avrebbe capita. Infatti ha fatto quella strofa lì. Quando ho sentito “un bravo ogni tanto puoi dirtelo”, credo di aver pianto 25 minuti.
Ti fa capire che c’è gente che prende seriamente la terapia.
Emma: Sì. Non ha appiccicato una strofa, ha capito cosa voleva dire quella canzone.
Non capita tanto spesso?
Emma: Diciamo che è questa la differenza tra fare delle cose tanto per farle e fare delle cose perché si vuole dire veramente qualcosa.
Rkomi: Io ho trovato il brano perfettamente in linea con il tipo di canzoni e di cose che mi sarebbe piaciuto fare ora. Ho scritto il mio pezzo con la stessa velocità con la quale scrivevo i miei primi album. È stato molto semplice, per quanto si tratti emozioni molto più complesse è uscito in modo naturale. Poi, come dice Emma, questa collaborazione era nell’aria. Aspettavamo di avere davvero qualcosa da dire.
A proposito di pubblicazioni continue e performance: viviamo in un’epoca complessa per chi fa il vostro lavoro, voi come mantenete la lucidità? Come fate a non farvi inquinare dal contesto?
Rkomi: Io non ce l’ho questa lucidità, sto cercando di trovarla e non credo che la mia musica non sia inquinata, ahimè. Ma sto proprio facendo quel tipo di lavoro da un po’ di tempo a questa parte. Nel mio ultimo album ci sono cose con quella lucidità. Il ritmo delle cose è uno di quegli episodi così. Per il resto, sto cercando di non farmi acchiappare da questa mostruosità, da questo modo di vivere che non mi appartiene. Non è facile, per niente.
Emma: Copio e incollo quello che ha detto Mirko. Star qui a fare la figa e dire “no, non mi tocca quello che succede intorno” non è vero. Se sei empatica assorbi tutto ciò che ti succede intorno. Io credo di aver vissuto 14mila ere nella mia carriera. Da quando ho vinto un talent a oggi ho sempre dovuto faticare per farmi accettare, e poi continuare a faticare perché se esci con qualcosa e non fai 8 miliardi di stream il primo giorno sembra che il tuo brano sia fallito, finito e la tua carriera idem. Tutti parlano, tutti twittano, e per quanto io sia una donna strutturata e forte, che nella vita ne ha viste di ogni, è normale che ci sono periodi in cui sono più fragile, più sensibile e mi viene da pensare: “Oddio, sto sbagliando, non sto capendo nulla”. Poi però mi fermo a pensare e dico che le mie scelte, giuste o sbagliate che siano, anche a distanza di tempo mi hanno ripagato.
Parliamo di L’amore non mi basta?
Emma: Be’, anche. Un brano di 13 anni fa, pensa a quello che è successo. Ok la viralità su TikTok, ma se avesse funzionato solo lì non sarebbe rimasto in classifica quattro mesi. Le persone, soprattutto i giovanissimi che all’epoca non erano manco nati, hanno capito questa canzone oggi. E quindi anche la mia visione di allora probabilmente era una visione fresca, no? È un brano che non ho mai tolto dal mio repertorio, ma se il canale TikTok è servito a fare arrivare questo pezzo a chi all’epoca non c’era, va bene. Bisogna fare un balance, bisogna scegliere. Come nelle favolette, no? La strada più semplice o la strada più complicata? La strada più semplice magari ti porta a perdere molto di te stesso. La strada più complicata ti fa mettere comunque in discussione e cerchi di essere sempre presente a te stesso, strizzando l’occhio a quelle che sono le nuove sonorità, ma senza perdere la tua integrità, la tua personalità. Se vuoi avere una carriera lunga, secondo me, funziona così. Poi dipende da uno che vuole fare, chiaro. Io mi sento libera così. Scelgo di fare le mie cose, e se mi ripagherà tra vent’anni io sarò qui ad aspettare. Non è un problema.
Rkomi: Emma ha questa dote meravigliosa di dire tutto, fa venire voglia anche agli altri di essere allo stesso livello di sincerità, no? Se penso a Il ritmo delle cose, per quanto per molti possa essere un semplice brano pop spero sia un brano che resti, anche tra anni. Non per me, ma per il fatto che avremmo potuto fare 500 cose più adatte al mercato, e invece ne abbiamo fatta una sincera in cui abbiamo creduto. È una speranza.

Foto: Davide Frandi
Nella vita non è tutto e subito. Mi ricordo che tu, Emma, in tempi non sospetti avevi detto in Tv a un concorrente di Amici che un tuo disco non era andato bene e che tutti si aspettavano di più.
Emma: Non mi sono mai nascosta dietro uffici stampa che gestiscono comunicazioni dorate. Lavoro con un team di persone che credono che l’onestà ripaghi. È normale che per mantenere l’hype uno cerca sempre di comunicare che va tutto bene, che è tutto perfetto, come se il fine della musica fosse quello. Ma io non faccio musica per questo.
Per cosa la fai?
Emma: Non ti dico che non saprei fare altro perché ho fatto cento lavori prima e dove mi metti sto, ma morirei dentro se non lo facessi, perché per me la musica è proprio una missione. È una promessa che ho fatto a me stessa da ragazzina quando già tutti mi prendevano per il culo perché suonavo nei pub e mi dicevano: “Ma dove cazzo pensi di andare”. Da qualche parte comunque sono andata. E sono andata senza paracadute, senza l’aiuto dei miei genitori perché non se lo potevano permettere. Mi sono costruita con grande sacrificio tutto quello che ho.
Poi è arrivato Amici.
Emma: Sì, in quel momento discograficamente era l’unico passaggio possibile. Di demo alle case discografiche ne mandavo tantissime, ma non rispondeva mai nessuno. Non volevo accontentarmi, quindi ho tentato una cosa che mi ha fatto benissimo. Non sputerò mai nel piatto dove ho mangiato, anzi ringrazierò sempre che qualcuno in quella scuola, tipo Maria o Vessicchio, si sia accorto che forse avevo qualcosa a dire. Non arriva sempre tutto e subito, e a volte non arriva neanche quello che ti meriti. Bisogna però essere resilienti. Io ho imparato a coltivare la resilienza, a tenere duro, perché se mandassi tutto a quel paese e mi aprissi un ristorante alle Canarie avrei comunque qualcosa da perdere, e io non voglio perdere quello che per me è la musica. Quando abbiamo cantato il brano ad Amici con Mirko, stare lì su quel palco, guardarci negli occhi… io ero proprio felice di farlo, e penso anche lui. Penso che sia arrivata a tutti la complicità e la voglia di fare una cosa sana insieme.
Amici l’hai fatto 16 anni fa. Ormai entrambi avete carriere da doppie cifre, senza considerare il pre fama. In cosasiete rimasti uguali e in cosa siete cambiati?
Emma: Posso dire cosa ho trovato in Mirko che ci accomuna tantissimo?
Prego.
Emma: Ha un grande rispetto nei confronti delle persone che lo circondano. Per me queste cose hanno un valore. Per risponderti, ecco: la musica mi ha dato tanta pazienza, il saper aspettare, il saper prendere i colpi. Da ragazzina ero molto più ribelle, tranchant. Adesso ho imparato a dire: ok, prendiamoci un attimo di tempo e ragioniamo. Meno male, perché non sarebbe finita bene probabilmente.
Rkomi: Io invece sono rimasto molto simile a com’ero. Avevo già lavorato prima, avevo già scopato prima, avevo già degli amici prima. La musica non mi ha dato “le tipe”. Oddio, forse è aumentato un po’ il livello (ride) rispetto a quanto meritassi. Ma avevo tutto anche prima. Una mamma che mi voleva bene, una compagnia, avevo ben chiaro il valore del lavoro e dei soldi. Il contatto con la realtà è rimasto, e non so se sia sempre un bene. Forse senza avrei fatto pure meglio, me ne sarei sbattuto di un sacco di cose, magari sarei stato più nel viaggio artistoide. Poi sì, la pazienza, forse la più grande caratteristica di un essere umano. Ma questa roba me l’ha insegnata la vita, perché tutto ciò che circonda la musica e che musica non è per me non rappresenta nulla.
Il pezzo lo avete firmato insieme a Tredici Pietro, che a Sanremo ha fatto la sua figura. Avete visto il Festival?
Emma: Sì, io l’ho seguito. Checché se ne dica, è comunque l’unica manifestazione che ci è rimasta in Italia per parlare di musica. Mi è piaciuto Pietro, mi è piaciuto Nayt tantissimo, mi è piaciuto Sayf, mi è piaciuta tantissimo anche Levante, ha fatto una bella scelta particolare, bel pezzo. Poi Tommaso [Paradiso]. C’erano tanti amici quest’anno, sono contenta per i miei colleghi che fanno queste esperienze. E fa bene passare anche da lì, non si può mai dire nella vita che là non ci vai.
Rkomi: Ho seguito a mio modo, non ho visto tutte le esibizioni live però sì, l’ho visto. Se ti piace la musica alla fine lo guardi, anche nella roba meno interessante cerchi di vedere qualcosa.
Emma, hai detto che quando Olly ha vinto Sanremo tu gli hai detto: “Non dimenticarti da dove arrivi e chi c’era quando non c’era nessuno”. A voi chi chi ha detto questo invece?
Rkomi: Artisti no, più addetti ai lavori. Cioè il mio manager, o manager di altri molto vicini a me.
Emma: Io sono cresciuta con questo tipo di educazione. È un po’ quella roba che ti porti dentro da ragazzina, che magari sei un po’ sfigatella o non hai tutti i soldi per uscire come gli altri, o non hai vestiti firmati. Io però avevo comunque i miei amici sempre lì ad allungarmi quello che non avevo. Quegli amici dopo tantissimi anni ce li ho ancora, quando torno in Salento frequento le stesse persone che mi frequentavano anche quando non c’avevo tutte ’ste grandi possibilità, quando non ero la ragazza in hype del liceo. Io non sono mai stata in hype nella mia vita, quindi va bene ed è giusto così. Forse, come diceva Mirko prima, ho questo attaccamento alla vita reale, concreta, che mi aiuta molto a non perdere la testa e a non sentirmi mai, diciamo, arrivata.
Manco adesso che sei la prima donna che fa gli ippodromi ti senti arrivata? Manco un pochino?
Emma: No, te lo giuro.
Che emozione è fare questi concerti?
Emma: Non è tanto il dove vado a suonare. Quando ho fatto i club, mi sono sentita proprio nel mio elemento naturale, mi sono sentita proprio attaccata alla musica. Poi nel club devi suonare, devi saper cantare, non c’hai lo show, gli effetti speciali, capito? Quindi non è il posto grande che mi fa sentire qualcuno o qualcosa in più.
Però l’ippodromo è l’ippodromo.
Emma: Non è arrivato da un giorno all’altro, sono 16 anni che faccio questo mestiere, quindi è arrivato dopo tanta fatica, dopo tanto lavoro, dopo tanti sacrifici, dopo momenti di up and down. È un punto di passaggio. Sono contenta di quello che è arrivato ed è già tanto, perché non è mai detto. Anzi, ci sono tante persone di talento che non hanno quello che meritano. Voglio fare bene, e lo farò. Sul live non ho mai avuto dubbi. Diciamo che sarà un po’ la mia Woodstock personale, così faccio incazzare un po’ di gente (ride). Sarà una festa, sul palco con me ci saranno amici e colleghi che stimo e con i quali ho avuto delle belle connessioni.
Mirko ovviamente già invitato.
Emma: Chiaramente.
Sei la prima donna a farlo.
Emma: E ti dico solo che per questo motivo non sarò sicuramente l’unica donna su quel palco.
Giorgia è stata già annunciata. Le altre?
Emma: No, no, non ti dico niente. Sarà una sorpresa. Intanto ti dico che l’idea di avere il palco in mezzo alla terra mi sa proprio di live nudo e crudo, alla vecchia, spero di fare le scelte giuste in termini di scaletta e tutto il resto. Voglio che la musica faccia quello che deve fare: far divertire, far riconoscere le persone, far staccare la mente due ore dai problemi che ognuno ha. Due ore di ossigeno.
Negli ultimi anni avete fatto cose che magari il vostro pubblico non si aspettava. Tu, Emma, hai iniziato a giocare di più col pop.
Emma: Prima di fare delle cose devo capirle. Quando ho capito cos’ero io al centro di tutte queste cose ho iniziato a giocarci. Credo sia l’esperienza ad avermi reso più libera. Mi sento di dire che dal mio primo disco all’ultimo c’è un’escalation di cambiamenti, credo di non essermi mai ripetuta troppo.
Non dimentichiamo che tra le cose fatte hai anche urlato “It’s Britney, bitch!” sul palco dell’Ariston.
Emma: Sì! Meno male che qualcuno l’ha capito.
Free Britney, sempre.
Emma: Sempre.
Mirko, il tour nei teatri invece com’è andato?
Rkomi: È andata bene, poteva anche andare male. Le persone possono non trovarsi poi così bene con questi arrangiamenti. Ma è stato figo. Tornando ai cambiamenti nella carriera, ho sempre detto anche nelle prime interviste che non c’era la scelta più pop di continuare a fare a priori quello che avevo fatto nell’album precedente. Quindi forse me la sono data addosso da solo, però era quello che io avevo bisogno di fare. Sono sempre alla ricerca di un colore nuovo della mia voce, mi infastidisco quando vado a fare una cosa che ho già fatto e col tempo sarà sempre più difficile. Ogni album che passa, ogni canzone che faccio è sempre più complicato. Messaggio per il mio team: lo so che sono pesante, ma è l’unico modo di andare avanti. Quello che sarà lo scopriremo, intanto sto suonando molto.
Una cosa che non avete ancora fatto e che vorreste fare.
Rkomi: Suonare mentre canto, sul palco. E fuori dalla musica, sarebbe bello avere una famiglia un giorno.
Emma: Mirko, portati la chitarra all’ippodromo che una cosa la risolviamo. Io invece vorrei registrare un pezzo nello studio dei Sigur Rós.
Chiudiamo con la cosa che vi fa incazzare di più che si dice su di voi.
Emma: Io ho una lista incredibile. Aspetta, ci penso.
Rkomi: Sulla musica quando dicono che non rappo più, quando in realtà non ho mai smesso. Lo faccio anche in questo pezzo.
Emma, ci hai pensato?
Emma: Molto spesso mi sento dire che non so cosa cazzo sto facendo, dove sto andando. Cari hater, vorrei dirvi che avete ragione. Io non so dove sto andando, io non so che cosa sto facendo, e chi cazzo lo sa, poi?
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Photo: Davide Frandi
Art: Pierfrancesco Gallo
Mua: Juri Schiavi
Hair: Vincenzo Panico
Styling: Lorenzo Posocco
Fashion Assistant: Gabriele Leggio
Crediti moda: Blazer e gonna leopardati, Stella McCartney; t-shirt, archivio