MasterChef 15, le pagelle della finale: Prometeo liberato | Rolling Stone Italia
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MasterChef 15, le pagelle della finale: Prometeo liberato

Si chiude con tante (troppe?) ospitate e ancora più insidie un'edizione che ci ha tenuti in dubbio fino all'ultimo impiattamento (un po' come Sanremo). E che, in mezzo alla mancanza di tensioni, ha rivelato forse quella più grande

MasterChef Italia 15

Foto: Sky Italia

La quindicesima edizione di MasterChef Italia è terminata, ed è stata una questione di traumi generazionali. Non è stata l’edizione dei vecchi contro i giovani, non è stata quella degli italiani contro gli stranieri, non è stata quella degli uomini contro le donne; nonostante il calderone della prima masterclass presentasse tutti gli elementi perfetti per intraprendere qualsiasi direzione si volesse.

Il quindicesimo giro intorno al Sole degli studi di Milano è stato imprevisto e incavalcabile, sarà l’anno del Cavallo di Fuoco oppure l’era dell’Aquario, dicono che siano equiparabili. Dopo che pure la produzione ci mette del suo e infila una raffica di sgambetti da capogiro, in finale ci finiscono solo in due e non per demeriti, necessariamente. Due della stessa età, la parabola ascendente e quella discendente, il principio maschile che si fa femminile nella gentilezza e quello femminile che si fa maschile nella cazzutaggine irreprensibile. Due che hanno fame, ognuno a modo proprio. Matteo anzi Teo e Carlotta: coppia più improbabile non si sarebbe sorteggiata, agli inizi della gara.

Invece sono loro i ragazzi sacrificali degli Hunger Games della televisione, perché sono due facce della stessa medaglia e fino a ora, forse, non ce n’eravamo accorti. Gemelli separati dal tempo e dello spazio, feriti da una stessa crepa esistenziale: il timore di non essere abbastanza. La paura della figura genitoriale. Tante sedute di psicoterapia alle spalle, o tante a venire.

Per un secondo è sembrato che questo, finalmente, potesse essere il MasterChef degli sfigati; anzi lo è stato, perché cosa c’è di più da perdente di giocare sportivamente durante la competizione. Invece è stato il MasterChef dei tapini, degli schiacciati in cerca di rimonta. Dei Lucifero scacciati all’inferno per la rinuncia all’ordine costituito imposto dalla famiglia, dei Prometeo liberati, finalmente liberi di danzare con il fuoco (di preferenza di una griglia giapponese). Ha vinto Teo aka Matteo Canzi e mi sembra chiaro ed è inutile nascondersi e in un certo modo si potrebbe dire pure di essere felici, per quanto la vera storia di rivalsa venisse da Dounia, o appunto da Matteo Rinaldi. Andate in pace.

Rimane solo da vedere come si sono messe le cose (le ultime).

MasterChef Italia 15

Foto: Sky Italia

  • VOTO 10

    Giancarlo Perbellini

    È stata la finale delle sorprese, dei ritorni e delle ospitate buone e cattive. Comunque l’ha vinta lui, Giancarlo Perbellini. Che non solo siede in quell’Olimpo tutto particolare della cucina italiana e dunque mondiale in cui sono presenti solo tre, forse quattro posti; ma che è anche riuscito a dimostrare tutto sulla sua pelle, in questa puntata come in quella a Casa Perbellini 12Apostoli. No, non sembra che a lui di MasterChef freghi molto. Sì, eppure c’è andato, e non ha trattenuto le espressioni di sconcerto e stupore quando se n’è presentata l’occasione. La sportività in cucina, quella vera, forse comincia da qui. La prossima volta, sul banco dei concorrenti.

  • VOTO 9

    Matteo Canzi

    Evviva, urrà. Teo è il quindicesimo MasterChef italiano, e se l’è sudata con le gastrique e con le cipolle fondenti dimenticate lungo il percorso. Vista a questa altezza, cioè con la retrospettiva di chi profeta proprio non lo è stato, la sua storia presenta una parvenza di senso compiuto, tra gli alti e i bassi che non ci hanno permesso di tifare davvero per lui in corso d’opera, di riconoscere un germoglio sbucato anzitempo e tardane a fiorire. E speriamo che sia solo la prima battuta di una bella primavera professionale. Cannavacciuolo chiude sulle note di terrore del “guarda che devi solo impressionare tuo padre”, e agli ultimi secondi di puntata basta questo per farci empatizzare con il dramma esistenziale di questo ventitreenne (ormai ventiquattrenne?). Va’ con Dio, Teo. Che la Maillard ti sia lieve.

  • VOTO 8

    Carlotta Bertin

    Il voto polemico di questo giro è questo 8, conferito a Carlotta in extremis. Alla fine la porta a casa, nella personalità più che sul piatto. E si dimostra consapevole di quanto le è successo durante i mesi di registrazione. Tutte le mie speranze sono riposte in Nicolò, il fidanzato, che mi pare un ragazzo con la testa sulle spalle (come se lo conoscessi!) e che ha ben chiaro che dietro una grande donna c’è sempre solo quella stessa grande donna, e che insomma dovrà lasciarla fare. Ma sembra gasato da questo bizzarro mondo della ristorazione, e i due non possono che avere la mia benedizione. Ma anche la suocera e tutta la famiglia! Hanno chiuso questa edizione su una nota in levare.

  • VOTO 7

    I giudici

    Sette ai giudici, due dei quali patiscono la preminenza di Cannavacciuolo, che almeno nel montato della sala tecnica esce come il più capace di esprimere un giudizio senza troppi convenevoli, e senza penarci troppo su. Proprio come, qualcuno dice, si dovrebbe fare quando ci si siede al ristorante. Poi ne parliamo, ma intanto, se si gode, si gode! E anche questa stagione, los tres caballeros se la sono giocata bene.

  • VOTO 6,5

    Chiara Pavan

    Che quest’ultima chiamata alle armi floreali in finale per cheffe Pavan abbia voluto mettere in chiaro, anzi chiarissimo, che lei un posto fisso nella giuria di MasterChef non ce l’avrà, che dobbiamo smetterla di (tra)sognare, e che insomma la sua posizione di valletta e disturbo di finale rimarrà salda, almeno nel prossimo futuro? Non lo so, è una provocazione. Come lo è stato farla marciare in mezzo alla cucinata solo per portare qualche fiore. «La signora Dalloway disse che i fiori…».

  • VOTO 6

    Norbert Niederkofler

    Strana scelta, quella di far arrivare Norbert Niederkofler solo a questo livello della gara. Non perché non abbia fatto il suo, ma perché la sua “montagna da cucinare” avrebbe meritato un approfondimento più articolato di così. Oh, magari ricompare, chissà! Io ci spero, anche perché in pochi minuti di schermo è riuscito a regalare il momento più alto dell’edizione: zittire le stupidate di Matteo Rinaldi, intimandolo di tornare all’ordine, alla montagna e alla mont- alla cucina. L’ho già detto che mi piacciono le montagne?

  • VOTO 5,5

    Matteo Rinaldi

    Matteo Rinaldi l’ha sfiorata e ha sfiorato il miracolo, non riuscendo a compierlo solo perché, dopo quattordici volte, la produzione ha deciso di sparigliare le carte sulla finalissima. O magari c’era qualcosa sotto a noi ignoto… Sia come sia, Matteo, ascoltami: scrivi ‘sto menu sulle rivincite degli sfigati, poi contattami e organizziamoci, perché lo vorrei provare. E mettici le pennette alla vodka!

  • VOTO 5

    Dounia Zirari

    Il mio endorsement è rimasto con Dounia anche dopo la primissima parte della gara, quando è stato palese che i numeri sulla tecnica per stare al passo con i colleghi non li avesse, e che l’avremmo salutata anzitempo. È stato un peccato, e spero di incrociarla di nuovo sulla mia strada. Uno dei MasterChef più belli, insieme a quello di Rinaldi, è stato proprio il suo. E che diamine, lo riguarderei solo per riguardarla!