Harry Styles, la recensione di ‘Kiss All the Time. Disco, Occasionally’ | Rolling Stone Italia
Canti dell’esperienza

Harry Styles, il cercatore d’estasi

Perdersi nel mondo per sentirsi liberi: in ‘Kiss All the Time. Disco, Occasionally’ l’inglese cerca l’illuminazione spiazzando le aspettative dal punto di vista musicale. La recensione

Harry Styles, il cercatore d’estasi

Harry Styles

Foto: Johnny Dufort/Sony Music

Poco dopo la metà quest’album deliziosamente strano, spesso incantevole, sempre affascinante la musica diventa stramba. Dopo aver dispiegato quantità mostruose di bassi, un coro gospel, un gran batterista, un’ampia gamma di trame ritmiche, chitarre acustiche ed elettriche e ogni sorta di impulsi, riverberi ed effetti sonori, Harry Styles si chiede: perché non unire tutte queste cose?

Season 2 Weight Loss inizia con un rumore elettrico, un ronzio, qualcosa che si avvia o produce un feedback. Entrano poi in scena tastiere che starebbero benissimo in un disco dei Kraftwerk. Partono dei breakbeat drum-and-bass, solo che i beat cadono in punti strani, come se stessero cercando di nascondersi dal tempo invece di segnarlo. Il basso comincia a pulsare, ma è leggermente fuori sincrono, come se il vostro computer stesse riproducendo tre canzoni contemporaneamente. Nel testo, Styles si rivolge a una persona che avrebbe potuto stringere tra le braccia e che invece si ritrae. “Mi ami adesso?”, chiede. Non è né la prima, né l’ultima volta che lo fa in Kiss All the Time. Disco, Occasionally. La musica cresce, suoni di tastiere tipo calliope inseguono un coro di voci lontane, la batteria martella manco stesse cercando di sfondare una porta. Poi si ferma tutto per dare risalto alle parole di Styles: “You’ve got to sit yourself down sometimes”. A quel punto, il pezzo riparte.

Suona strano? Lo è, eccome. Ed è tipico del modo in cui quest’album spiazza le aspettative. Styles è stato in tour per 22 mesi dopo Fine Line del 2019 e Harry’s House del 2022. Dopo l’ultima delle 169 date che ha fatto a luglio 2023 ha detto che voleva passare un po’ di tempo senza un pubblico, stare lontano dai riflettori, perdersi nella folla, ballare e cantare con degli sconosciuti. La musica che ha creato col produttore Kid Harpoon, già collaboratore chiave in Fine Line ed Harry’s House, riflette questo desiderio. Non si cura delle definizioni, cancella i confini tra i generi, quello tra il pop e il rock, tra musica sintetica e “naturale”, tra ciò che è scritto e ciò che è improvvisato, tra l’autentico e l’artificioso. L’imperativo è prendersi libertà di ogni tipo: sessuale, ovvio, ma anche la gioia di saccheggiare il passato senza preoccuparsi della Storia.

A differenza dei dischi precedenti, Kiss All the Time. Disco, Occasionally è meno centrato sul cantante. La voce di Styles a volte è messa in secondo piano rispetto alla musica, è filtrata, quasi sepolta nel mix. Anche gli hook, e ce ne sono parecchi, sono messi a volte in secondo piano rispetto a groove ed effetti “sporchi”, che sono tali dal punto di vista sonoro ed erotico. È musica che vuole essere più che significare. L’esperienza conta più dell’ego.

Harry Styles - Aperture (Official Video)

L’album si apre con quattro bombe: la nota Aperture; American Girls, che si gioca su un registro grave e sembra uscire da un videogame a 8 bit; Ready, Steady, Go!, con una linea di basso alla Chic e un effetto sonoro tipo dj che fa girare lo stesso brano su due piatti leggermente fuori fase; e Are You Listening Yet?, con le sue vibes anni ’10 e i riferimenti sia agli LCD Soundsystem, sia ai synth di Stargate usati da Rihanna. E poi c’è Dance No More, una festa a base di synth anni ’80 con cori che dicono “Respect your mother!” e fanno tanto ball culture.

In copertina c’è una palla stroboscopica, ma Kiss All the Time. Disco, Occasionally non è l’album dance di Styles. The Waiting Game e Carla’s Song sono pezzi pop con un vestito disco, Coming Up Roses una ballata su una notte in città in hangover suonata da un’orchestra di 39 elementi usata non tanto come sezione d’archi, ma come band. Styles non ha perso il gusto per le classiche melodie anni ’60. In Paint by Numbers considera piaceri e pericoli del suo status di popstar con l’accompagnamento di chitarra acustica, corni francesi e tastiera tipo mellotron. “Oh che dono è essere notato, ma non ha niente a che fare con me”, canta. “È un po’ complicato quando ti mettono un’immagine in testa e resti bloccato dentro quella”. È un tema che sembra tornare in Pop, un pezzo electro con una melodia guidata da un synth rococò che potrebbe parlare di musica, orgasmo, droghe o di tutte queste cose insieme. Styles cita iniezioni e la mancanza di cartine prima di cantare che “Sono solo io / In ginocchio / Fantasia immacolata / È pensato per essere pop”.

Per buona parte del disco Harry Styles è alla ricerca di o vuole offrire illuminazione, estasi, amore, luce. Nel primo pezzo, Aperture, canta di lasciare entrare la luce. Nell’ultimo, Carla’s Song, trova la luce non negli occhi di un’altra persona, ma in ciò che quegli occhi vedono, ci fa capire che per tutto il tempo non ha inseguito sesso e amore, ma la capacità di provare empatia e comprensione. Compresi fra i due pezzi ci sono amici che flirtano con quelli “sbagliati”, sesso senza intimità, un mantra, il desiderio di sapere che cosa significa sentirsi al sicuro e un senso d’avventura che rasenta la psichedelia.

“Se lo sai, lo sai”, canta Styles nell’ultima canzone. Sono le parole di chi sta tornando da un viaggio o forse sta uscendo dal club più esclusivo del pianeta dopo una festa durata tre giorni. “Se non lo sai, non lo sai”. La melodia avanza e si ritrae come la marea, i beat s’innalzano verso l’alto e lui intona l’ultima benedizione: “È tutto lì che ti aspetta”.

Da Rolling Stone US.