La protagonista del nuovo album di Mitski Nothing’s About to Happen to Me, l’ottavo, è una donna che vive in una casa trascurata. «Fuori casa ha comportamenti devianti, dentro casa è libera». Dal punto di vista tematico e musicale siamo sulla stessa linea di The Land Is Inhospitable and So Are We del 2023. Anche in quel caso racconti dal gusto letterario del disagio di chi vive nelle piccole città erano espressi con un indie folk arricchito da orchestrazioni.
È la prima volta che un’artista come Mitski, ambiziosa e quindi inquieta e in grado di passare dall’indie di Puberty 2 al synth pop di Laurel Hell, non cambia stile dal punto di vista della musica e dei testi. Evidentemente per lei le casette della mitologia della provincia americana, mitologia in decadenza, sono ancora sufficientemente infestate da fantasmi da offrirle lo spunto per qualche racconto breve.
“Non vivrei mai in una piccola città, sono troppo lenta per imparare tutte le regole”, dice l’eroina malinconica di Mitski sopra l’accompagnamento dolce e languido di banjo e fisarmonica nella canzone che apre l’album, In a Lake. Questo senso di costrizione è abbinato nel pezzo alla sensazione di galleggiare solitaria sull’acqua. Ogni traccia di sentimentalismo è però messo subito accantonato in Where’s My Phone, il pezzo rock più diretto del disco.
Le musiche di buona parte dell’album sono una sorta di countrypolitan modernizzato con archi, steel guitar e fiati a dare corpo a trattatelli di solitudine tutto sommato serena come Cats o Instead of Here, con versi tipo “perdonami, aprirò la scatola del mio vecchio amico dolore” che trasmettono una sensazione sia di conforto, sia di disperazione. Le cose si fanno più cupe in Dead Woman che parla di tradimento, omicidio e memoria, anche se sembrerebbe che il drammone macabro si svolga interamente nella testa della narratrice e non nel mondo reale.
Mitski non ha mai avuto paura di pensare in grande e qui ci sono momenti particolarmente perturbanti. Anche fissare il gatto randagio del quartiere, come avviene in The White Cat, diventa una resa dei conti inquietante: “Dovrebbe essere casa mia, ma a quanto pare secondo i gatti ora è casa sua”. Ci sono pure i cani, che entrano in scena in Charon’s Obol, un country dolce e malinconico con cori che sembrano usciti da un disco di Elvis degli anni ’50. Lì un branco di cuccioli veglia la casa del loro padrone morto, in un silenzio funereo.
Mitski dà il meglio di sé nelle descrizioni di un’umanità ridotta ai minimi termini. If I Leave abbina l’ambientazione nostalgica a una lenta, grande epopea di chitarre distorte. Su una musica che può ricordare l’ormai classica Your Best American Girl di dieci anni fa, Mitski intona un testo desolato con dentro sia minaccia che catarsi.
Il disco si chiude con Lightning, che sta da qualche parte tra Mazzy Star e My Bloody Valentine con la musica che si gonfia attorno al testo che racconta di una tempesta violenta. “Potrei tornare come la pioggia?”, chiede la narratrice. È in questi momenti dal carattere primordiale che la bellezza appassita e il senso di libertà che stanno al centro di Nothing’s About to Happen to Me riescono a farci intravedere un pezzo di eterno.










