Perché le star sono su GoFundMe? E perché regaliamo loro soldi? | Rolling Stone Italia
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Perché le star sono su GoFundMe? E perché regaliamo loro soldi?

Le morti recenti e tragiche di due attori amati, James Van Der Beek ed Eric Dane, hanno acceso il dibattito attorno alla consuetudine contemporanea di aprire campagna crowdfunding per sostenere le famiglie di persone famose

GoFundMe celebrities (DA US)

A sinistra, James Van Der Beek; a destra, Eric Dane

Foto: JC OLIVERA/GA/THE HOLLYWOOD REPORTER; STEVE GRANITZ/FILMMAGIC/GETTY IMAGES

All’inizio c’è stata l’ondata di dolore. Dopo le morti, avvenute all’inizio di questo mese, di James Van Der Beek ed Eric Dane, entrambe a causa di malattie debilitanti di lunga durata, i fan si sono riversati sui social per esprimere il proprio cordoglio. «Grazie, James, per averci regalato Dawson», ha scritto qualcuno sulla pagina Instagram di Van Der Beek, riferendosi al suo ruolo da protagonista nel teen drama anni Novanta Dawson’s Creek. Un altro utente ha scritto su X di essere devastato dalla morte della star di Grey’s Anatomy Dane: «Il modo in cui la SLA si prende la vita di qualcuno così in fretta è straziante», si legge nel post. «McSteamy vivrà per sempre».

Entrambi gli attori hanno lasciato famiglie con figli piccoli e, nei giorni successivi alla loro scomparsa, alcuni amici dei due hanno aperto rispettive pagine GoFundMe per offrire un sostegno economico ai loro cari in un momento difficile.

Poi è arrivata la reazione contraria. Nel giro di pochi giorni, alcuni fan hanno iniziato a chiedersi perché delle celebrità, che presumevano fossero benestanti, si rivolgessero alla gente comune chiedendo denaro. «Se i milionari hanno bisogno di raccolte fondi, che speranza resta per il resto di noi?», ha scritto un utente su Reddit. Un altro ha commentato: «Sembrerò uno stronzo, ma… sarà questa la nuova normalità?».

La risposta alla seconda domanda è, con ogni probabilità, sì. Il dibattito seguito a queste campagne di crowdfunding mette in luce sia le perplessità sulla ricchezza delle celebrità, sia il livello raggiunto dai costi sanitari, ormai aumentati oltre la portata non solo dei “have-not”, ma anche di chi, almeno in teoria, sarebbe tra gli “have”. In tutto questo, GoFundMe è emerso come un hub social in grado di alimentare la relazione parasociale tra fan e personaggi pubblici.

«È una tendenza umana naturale voler reagire al dolore di qualcun altro offrendo un qualche tipo di supporto», spiega Gayle Stever, docente di psicologia che studia le relazioni parasociali. «Anche se si tratta di qualcuno che magari non hai mai incontrato, ma che ha comunque avuto una grande influenza su di te».

Secondo gli esperti che hanno parlato con Rolling Stone US, l’attenzione e le cifre raccolte dalle campagne di Dane e Van Der Beek rendono probabile una crescita del fenomeno del crowdfunding per le celebrità, anche alla luce della storia di chi riesce effettivamente a raccogliere fondi e di chi invece resta escluso.

L’11 febbraio Van Der Beek, noto soprattutto per i ruoli in Dawson’s Creek e Varsity Blues, è morto a 48 anni a causa di un cancro al colon-retto. La moglie Kimberly ha diffuso la notizia sui social, includendo il link alla sua pagina GoFundMe. Secondo quanto riportato, le spese mediche avevano lasciato la moglie e i sei figli «senza fondi», rendendo necessarie donazioni per «coprire le spese essenziali, pagare le bollette e sostenere l’istruzione dei bambini». Finora la raccolta ha raggiunto 2,7 milioni di dollari.

Tra le donazioni più consistenti figurano quelle di altre celebrità come Steven Spielberg e Zoe Saldaña, ma molte offerte di importo minore sono arrivate da fan di tutto il mondo.

«James, con il suo ruolo di Dawson, ha fatto parte della mia infanzia», ha scritto una fan francese, Alexandra, che ha donato 23 dollari. «I risultati di questa raccolta fondi sono la prova del suo impatto sul mondo e di quanto fosse amato».

Otto giorni dopo, Dane, malato di SLA, è morto a 53 anni. La pagina GoFundMe aperta in suo nome è stata temporaneamente sospesa mentre il team trust and safety della piattaforma verificava che i proventi sarebbero effettivamente andati alla famiglia. Dopo la verifica, la vedova dell’attore, Rebecca Gayheart, è indicata come beneficiaria, anche se non è chiaro quale ruolo abbia avuto nell’avviare la campagna. Finora sono stati raccolti 466.937 dei 500.000 richiesti.

Sulla pagina di Dane, una fan di nome Petra ha donato 13 dollari scrivendo: «Nessuna perdita di una celebrità mi ha mai colpito così. Un uomo del suo calibro, andato via così giovane per una malattia tanto crudele… è sconvolgente e profondamente doloroso».

Alcune donazioni provengono da persone in difficoltà economica. Una fan di nome Sarah ha donato 5 dollari alla famiglia di Van Der Beek definendola una «donazione simbolica», pur affrontando gravi difficoltà, bollette non pagate e il rischio di sfratto. Una madre, Cristina, ha donato 5 dollari alla campagna di Dane scusandosi: «Ho un cancro al quarto stadio e vivo con la pensione sociale, quindi non potevo donare di più, mi dispiace. Ho anch’io una figlia piccola e so quanto sia terribile avere una malattia terminale e lasciare un bambino».

Con l’aumento delle donazioni, sui social sono iniziate le critiche per le cifre raccolte da attori famosi, mentre alcuni utenti cercavano di analizzare la vita delle famiglie in lutto accusandole di «approfittarsene» (secondo uno studio, la media delle raccolte GoFundMe è di circa 2.500 dollari).

In passato Van Der Beek aveva parlato dei pochi residual percepiti per il ruolo di Dawson e, nei mesi precedenti alla morte, aveva venduto memorabilia legate alle sue serie e ai suoi film per coprire le spese mediche. Quando però la sua raccolta ha superato i 2 milioni di dollari in meno di 48 ore, le critiche sono aumentate. Alcuni commentatori si sono chiesti perché i fan dovessero contribuire a mantenere lo stile di vita della famiglia, inclusi i pagamenti per un ranch di 36 acri ad Austin dal valore di 4,8 milioni di dollari che la famiglia aveva in affitto (i rappresentanti dell’attore hanno dichiarato a People che, prima di morire, Van Der Beek aveva «ottenuto un acconto per il ranch in Texas per la famiglia con l’aiuto di amici tramite un trust», ma non è chiaro che cosa ne sia stato di quell’accordo).

Quando, pochi giorni dopo, è morto anche Dane e i suoi amici hanno lanciato un GoFundMe, alcuni utenti hanno denunciato la disparità di classe.

«Non per sembrare insensibile, ma famiglie di celebrità ricche che aprono GoFundMe e sfruttano la loro popolarità per ottenere donazioni enormi, mentre l’economia è a pezzi e la gente fatica a pagare le spese quotidiane, non mi sembra giusto», ha scritto un utente su Reddit. «Mi dispiace per la sua morte, ma ha fatto parte di alcune delle serie più importanti della storia della tv: sono sicuro che colleghi e case di produzione possano aiutare la famiglia senza chiedere al pubblico».

Alyssa Milano ha pubblicato un intervento su Substack in cui ha respinto le critiche, sostenendo che non si dovrebbe presumere la situazione finanziaria di qualcuno solo perché in passato è stato un attore di successo. «Essere un volto riconoscibile di una serie amata quindici anni fa non garantisce una ricchezza permanente», ha scritto. «L’idea che una volta che si è partecipato a una serie di successo si sia per sempre al riparo dalla vulnerabilità economica non è la realtà di oggi». Secondo Milano, quando gli amici degli attori hanno organizzato le campagne, hanno semplicemente «passato il cappello», come fanno spesso le comunità di fronte a malattia o lutto.

Allo stesso modo, l’ex collega di Grey’s Anatomy Kate Walsh ha difeso su Instagram la campagna per la famiglia di Dane, scrivendo: «Molte persone… sono convinte che gli attori siano ricchi, ma quando affrontano malattie debilitanti, esauriscono tutti i loro fondi».

Dane e Van Der Beek non sono gli unici casi del mese. Amici di Miss J. Alexander, volto di America’s Next Top Model, hanno avviato una raccolta per coprire le spese mediche legate al recupero da un ictus che lo ha lasciato incapace di camminare. L’ictus risale al 2022 ma è stato reso pubblico solo ora nella docuserie Netflix Reality Check: Inside America’s Next Top Model. «Speriamo di garantire assistenza a tempo pieno, 24 ore su 24, e supporto per le terapie fisiche, logopediche e occupazionali in corso», si legge sulla pagina. Finora sono stati raccolti circa 27.870 dollari sui 50.000 richiesti.

Le GoFundMe sono diventate sempre più spesso un’ancora di salvezza per chi deve pagare le spese mediche. È probabile che vedremo sempre più celebrità ricorrervi, afferma Aaron Davis, ricercatore di salute pubblica alla University of Washington che ha studiato il crowdfunding medico. Davis, che usa i pronomi they/them, attribuisce il fenomeno all’aumento dei costi sanitari e ai risultati rapidi ottenuti dalle campagne di Van Der Beek e Dane.

«Lo vedremo sempre di più man mano che i costi della salute continuano a salire, e in assenza di una risposta sociale o governativa, di un sistema sanitario universale», dice Davis. «Non ci stiamo muovendo nella direzione di democratizzare le cure e renderle più accessibili».

In passato i fan hanno già contribuito ad aiutare i loro beniamini. Stever ricorda il caso dei fan di Star Trek: Deep Space Nine che raccolsero fondi per l’attore Aron Eisenberg mentre affrontava un intervento per un secondo trapianto di rene. Il nuovo rene arrivò proprio da un fan.

«È un caso particolarmente interessante, perché va ben oltre il denaro», osserva Stever. Eisenberg è morto nel 2019.

Secondo Stever, l’avvento dei social ha approfondito il legame tra celebrità e pubblico. I primi studi sulle relazioni parasociali, negli anni Ottanta, riguardavano star delle soap opera e conduttori di telegiornali, figure con cui il pubblico aveva familiarità quotidiana. In passato, queste relazioni si intrecciavano con la realtà quando i fan incontravano le celebrità a convention o firmacopie. Oggi i social offrono un accesso ancora più diretto, sfumando il confine tra interazioni unilaterali e reciproche. Le piattaforme di crowdfunding aggiungono un ulteriore livello, permettendo ai fan di esprimere il proprio sostegno anche economicamente.

«Proviamo sentimenti per le persone con cui sentiamo una connessione e, quando attraversano momenti difficili, le sosteniamo — riconoscendo che non tutti i personaggi famosi sono necessariamente ricchi», afferma Stever.

Tuttavia, trasformare il sostegno economico in una gara di popolarità comporta problemi. L’uso della tecnologia per il crowdfunding medico amplifica i bias sociali, sostiene Davis. Il rischio è che affidarsi a GoFundMe freni il progresso di una riforma sanitaria strutturale, offrendo una soluzione temporanea per alcuni senza risolvere il problema sistemico.

«È quasi una versione diversa del “tirarsi su per i lacci degli stivali”: se lavori un po’ più duramente, se costruisci una storia convincente e la condividi con abbastanza persone, anche tu sarai aiutato», spiega Davis, sottolineando che chi dispone di maggiori risorse ha anche migliori strumenti di comunicazione e storytelling. «Ma non è questa la realtà per la maggior parte delle persone».

Nel maggio 2023 Davis ha pubblicato uno studio sulle disparità razziali e di genere nelle campagne di crowdfunding medico «altamente riuscite», definite come quelle che superano i 100.000 dollari raccolti. Più un individuo appartiene a identità marginalizzate, meno probabilità ha di ricevere donazioni. Gli uomini avevano più probabilità delle donne di raggiungere tali cifre e l’80% delle campagne di successo riguardava persone bianche.

Gli uomini bianchi registravano la mediana più alta, pari a 186.180 dollari, tra 30.000 e 50.000 dollari in più rispetto agli altri gruppi per razza e genere. Tra le campagne che hanno superato i 100.000 dollari, solo lo 0,06% era rappresentato da donne nere, quasi nessuna delle quali si è avvicinata all’obiettivo.

Davis teme che, vedendo campagne come quella di Van Der Beek raccogliere così tanto denaro in poco tempo, le persone possano pensare che il crowdfunding risolverà anche i loro problemi medici.

«La realtà è che si tratta di una piccola percentuale di persone che riesce davvero a pagare le cure tramite questi siti», afferma.

Piuttosto che giudicare quali famiglie in lutto meritino o meno sostegno sanitario, conclude Davis, la società dovrebbe interrogarsi criticamente su come leader, governo e sistemi possano fare di più.

«Non credo che nessuno di questi due uomini avrebbe dovuto ricorrere al crowdfunding», dice. «Avrebbero dovuto esistere sistemi, a Hollywood e nelle loro strutture, capaci di prendersi cura delle persone. E anche i cittadini comuni, privi di notorietà, meritano di essere tutelati».

Da Rolling Stone US