Festival State of Mind: top e flop della terza serata di Sanremo 2026 | Rolling Stone Italia
Questa è peffomanz

Festival State of Mind: top e flop della terza serata di Sanremo 2026

Al «Festival dei fiordi» di Lapo (grande Ubaldo Pantani), finalmente arriva una vera super ospite internazionale: Alicia Keys. Peccato per il problema tecnico e altri disagi. Dai dai dai che siamo a metà

Festival State of Mind: top e flop della terza serata di Sanremo 2026

Alicia Keys sul palco della terza serata di Sanremo 2026

Foto: Daniele Venturelli/Getty Images

  • flop:

    Il passatismo

    Buono e giusto (sempre il Festival «cristiano») omaggiare i grandi di ieri, ma non può diventare un modo per ovviare al livello della musica sul palco quest’anno. Ieri Fausto Leali (82 anni ad ottobre) ha spettinato l’Ariston con un paio di acuti graffiati, oggi il premio alla carriera a Mogol (90 il prossimo agosto: 1774 brani depositati alla SIAE e 523 milioni di dischi venduti nel mondo) è la scusa per risentire alcuni dei pezzi più belli della canzone italiana: da Una lacrima sul viso a La prima cosa bella, da Se stiamo insieme ad Amor mio, da Un’avventura a L’emozione non ha voce. Le ha scritte lui, ma per favore, non fategliele cantare (scusaci Maestro, sei un gigante).

  • top:

    Lapo al «festival dei fiordi»

    Entra vestito da bandiera italiana convinto di essere ancora da Fazio: «Devo dire che senza acquario e senza tavolo c’è più spazio, Fabio». «Sono Carlo Conti», risponde il direttore artistico. «Faccio sempre un misunderstanding fra voi conduttori Rai». Forse l’imitazione di Lapo Elkann non ha più l’attualità di qualche anno fa, ma non per questo Ubaldo Pantani fa meno ridere (e quando parodizza mille altri personaggi è altrettanto impressionante): «Outfit dedicato a geni italiani come Leonardo da Vinci, Guglielmo Marconi, Galileo Galilei e altri aeroporti», «Piazza Colombo, noto per le cose buone fatte nel food & beverage», «il festival dei fiordi» e «un saluto agli incensurati e non in sala, dopo che vi siete divertiti il braccialetto elettronico va rimesso alla caviglia». Poi torna in total red per «omaggiare Valentino e salutare suo nipote Valentino Rossi» e storpiare il cognome della Shayk: «Ex compagna – possiamo dirlo? – del simpatico orco verde amato da tutti: Irina Shrek. E comunque dal vivo sei un rendering eccezionale». Se Sal Da Vinci riesce a cantare dopo questo siparietto, è un bomber.

  • flop:

    Pornografia del dolore

    Dopo Lauro per Crans-Montana, stasera Pausini con Heal the World e il collegamento con Paolo Sarullo. La sua storia di vittima di violenza giovanile è drammatica e realissima, e proprio per questo non merita il format da domanda-messaggio-perdono in prima serata. «Qual è il messaggio che vuoi lanciare?», «Hai perdonato?». Capiamo le buone intenzioni, ma non ci piace la sofferenza trasformata in scaletta. Per fortuna Paolo al «Non mollare» di Conti risponde anarchicamente: «Un cazzo».


  • top:

    Questa è peffomanz

    «È passata una vita: dieci anni fa Trump faceva casini, tu presentavi Sanremo e Patty Pravo e Arisa gareggiavano». Con una battuta Virginia Raffaele ha già detto TUTTO quello che c’era da dire su questo Festival. L’incombenza della marchetta tocca a Fabio De Luigi, che se la sbriga elegantemente con un cartello attaccato alla schiena (Un bel giorno esce il 5 marzo al cinema): «Mai avuto un abito che cade bene sulle spalle come questo». Poi insieme trasformano la solita pratica promozionale in show: «Siamo qui per fare un omaggio alla musica, siamo polistrumentisti, poliambulatori, poliamorosi… abbiamo provato un numero con l’orchestra mentre tu, Carlo, facevi i tuoi festini bilaterali». Conti prova a rientrare, loro lo liquidano: «Non gioca la Fiorentina stasera? Vai a giocare, va’». E via di slapstick: violinisti che suonano con l’archetto dietro di loro, la “sdraiata” sul pianoforte di lei, gli urli tra i coristi di lui. Questa è peffomanz.

  • flop:

    Il problema tecnico

    Era successo la prima sera a Tredici Pietro (che peraltro l’aveva gestita benissimo). Si ripete con la super ospite internazionale, per una volta davvero tale: Alicia Keys – “Alissia”, come dice Carlocò. Sta per iniziare il duetto con Ramazzotti, lei ferma tutto: «Non si sente il mio piano». Silenzio e imbarazzo, Eros commenta: «Il bello della diretta». Conti non può perdere nemmeno due secondi sulla tabella di marcia e lancia subito la pubblicità: «Così sistemiamo tutto». Nel Festivàl della gestione svizzera, la stecca è tecnica.

  • top:

    Alicia Keys State of Mind

    Alzi la mano chi non ha pensato per un attimo al “gobbo” di Mariah alle Olimpiadi mentre Alicia Keys cantava L’aurora in italiano con Eros Ramazzotti. Nonostante il problema tecnico di cui sopra e manco lo spazio per un medley tutto suo, la cantautrice di Hell’s Kitchen conquista tutti: sta al gioco di Eros che le strappa un «perché Sanremo è Sanremo», parla delle origini siciliane dei nonni, insomma oltre che super cool è pure simpatica e easy (e ha delle trecce pazzesche). Quando Carlo le chiede il bis, rilancia: «Cantate con me!» e attacca con Empire State of Mind, cambiando pure “New York” in «Sanremoooo». Che, in fondo, è la vera concrete jungle.

  • flop:

    L'idea di Irina

    Precisiamo: il flop non è di Irina Shayk, ma di chi ha pensato di invitare Irina Shayk a co-condurre Sanremo. Una super top model di fama mondiale – probabilmente pagata più di mezza orchestra per non essere alla Fashion Week — bellissima, altissima, irreale in quel lace dress nero ingiocabile con cui scende la scalinata. «Sei un pesso di ragassa straordinaria», le dice la Pausini. Peccato che, al netto dell’ironia con quel «Carlo, sono qui per te», non mastichi l’italiano e venga piazzata, un po’ spaesata, accanto allo scatenato Lapo di Pantani. Abbiamo fatto tanto per non parlare più di vallette baudiane, e poi mettiamo una delle donne più quotate al mondo nelle condizioni di sembrarne una. Di lusso, ma pur sempre una valletta.