Sanremo 2026, le pagelle delle canzoni della terza serata | Rolling Stone Italia
Occhi al cielo

Sanremo 2026, le pagelle delle canzoni della terza serata

Pezzi da cantare in tandem, allegramente. Residui della prima “Repupplica” che non si scorda mai. Feste popolari. Una cantatina folk-rap. Noia. I nostri voti

Sanremo 2026, le pagelle delle canzoni della terza serata

Maria Antonietta e Colombre nella terza serata di Sanremo 2026

Foto: Daniele Venturelli/Getty Images

  • VOTO 8

    La felicità e basta

    Maria Antonietta & Colombre

    Se Sanremo dev’essere inevitabilmente anche celebrazione delle coppie e dell’amore, dei tandem, meglio Maria Antonietta col suo Omnichord e Colombre con la sua chitarra di tanti musi lunghi e mani sul cuore. Candore, entusiasmo, vintage in chiave indie pop. Hanno pure quel po’ di stranezza che non sta male sul palco luminosissimo dell’Ariston. Voglia di leggerezza.

  • VOTO 4,5

    Naturale

    Leo Gassmann

    La canzone non c’entra col look alla Renato Salvatori in Poveri ma belli ed è un peccato. C’è la ragazza che gli sporca la felpa con il nero dell’eyeliner, anche se è “più bella al naturale”, ci sono i due che si perdono e si ritrovano, il cuore spaccato a metà, la pace. È Leo Gassmann, ma potrebbe essere chiunque ed è un problema.

  • VOTO 7,5

    Animali notturni

    Malika Ayane

    Nel Sanremo dei morti, una cosa viva. Ha un effetto tonificante questo funk-pop che rimanda all’epoca post disco in cui persino i cantanti italiani mainstream usavano groovettini e riff che fanno “paaaa-pa-pa-pa” per sentirsi e farti sentire sexy. “Non è male questa nostalgia”. Una questione di stile.

  • VOTO 6

    Per sempre sì

    Sal Da Vinci

    Il rinnovo delle promesse nuziali, folclore televisivo, festa popolare con cui la si fa sempre franca, con un po’ di showmanship o come si dice in napoletano. Massima resa con zero pretese, italianità così spudorata e ruspante da meritare la sufficienza, anche se non inseriremmo mai Per sempre sì in una playlist.

  • VOTO 6,5

    Uomo che cade

    Tredici Pietro

    La canta sopra le righe e sopra i righi (dello spartito). Ha una foga che all’inizio sembra inutile se non dannosa, poi diventa il senso stesso della canzone, che specialmente nel ritornello funziona in questa maniera, squilibrata, un po’ scoordinata. Non si cade con stile. Tra gli autori, Antonio Di Martino.

  • VOTO 5,5

    Ora e per sempre

    Raf

    “Il tempo ti sta una meraviglia”, canta Raf alla moglie in questa canzone sentimentale scritta col figlio che racconta la loro storia tra le dita e che è fin troppo rassicurante, purtroppo sbiadita come i graffiti del testo. Anche a lui il tempo sta una meraviglia e forse l’unica cosa davvero degna di nota sono i suoi 66 anni. Non ci si crede.

  • VOTO 5

    Il meglio di me

    Francesco Renga

    Vecchio Sanremo, vecchia canzone. La prima “Repupplica” non si scorda mai.

  • VOTO 3

    Avvoltoi

    Eddie Brock

    Non c’è un regola, all’Ariston ci puoi arrivare dopo venticinque anni di carriera oppure spinto da una canzone virale (chiediamo scusa per la parola) su TikTok. Però poi su quel palco devi portare qualcosa di forte, non questo pezzo da Nuove Proposte interpretato cadendo nell’equivoco arcitaliano secondo cui gridare è cantare.

  • VOTO 5

    Qui con me

    Serena Brancale

    I pugni chiusi, gli occhi e la mano e il ritornello alzati al cielo per cantare della morte della madre. Anche lei giustissima per il Sanremo «cristiano e democratico» di Conti, molto meno per noi.

  • VOTO 2,5

    Ossessione

    Samurai Jay

    “Andale andale”, la Luna che non può che essere piena, la “noche de sexo” (e Belén): è la canzone che temiamo di sentire nella prossima estate latino-italiana. È anche per questo che tanta gente fa le vacanze all’estero.

  • VOTO 7,5

    Magica favola

    Arisa

    È una confessione che ha tutta l’aria di essere autentica perché racconta cose della vita irrisolte, dietro cui s’intravede un dolore. È disneyana (per inciso, ottimi compositori hanno scritto per la Disney) perché a volte le favole sono un rifugio. È anche indirettamente una dichiarazione: si può cantare nel solco della tradizione melodica italiana senza strafare. Il rétro che a Sanremo ci sta.

  • VOTO 5

    Prima o poi

    Michele Bravi

    La mano in tasca, la posa, il sopracciglio inarcato, il canto singhiozzante, il solito dramma amoroso intenzissimo che viene replicato tale e quale rispetto a martedì, con sicura professionalità. Ma è un tipo di melodramma pop che non fa per noi.

  • VOTO 7+

    Labirinto

    Luchè

    Non è un performer nato per posti come l’Ariston, era evidente martedì e lo si è rivisto giovedì con performance un po’ scariche. Gioca fuori casa, ma il suo pezzo dove c’è la mano di Davide Petrella/Tropico ha un tocco di coolness che a Sanremo manca spesso.

  • VOTO 5

    Le cose che non sai di me

    Mara Sattei

    La regola persino nella musica leggerissima dovrebbe essere questa: uno dei due, fra la canzone e l’interprete, dovrebbe mostrare sul palco una personalità forte. Non c’è niente di sconveniente in Mara Sattei e in questa canzone, quasi una versione 2026 di La cura per me. Il problema è che è tutto fin troppo conveniente.

  • VOTO 7-

    Tu mi piaci tanto

    Sayf

    Peccato per l’errore che ha commesso stasera, ma la cantatina folk-rap sull’Italia bella e arraffona, e con un lato oscuro spaventoso, funziona anche perché Sayf la interpreta con aria scanzonata, proporzionata al testo leggero, con qualche passaggio più affilato. “Spero non vi spaventi” canta. È pubblicità progresso per far capire alla casalinga di Voghera che i maranza non sono brutti e cattivi.