Tra carrambate e ‘Repuppliche’: top e flop della prima serata di Sanremo 2026 | Rolling Stone Italia
«Una Pausini» (cit.)

Tra carrambate e ‘Repuppliche’: top e flop della prima serata di Sanremo 2026

È partita la cavalcata (letteralmente) di Carlo Conti, starring Laura Pausini e Sandokan vari. Sarà una settimana molto lunga, per fortuna che c'è la signora Gianna

Tra carrambate e ‘Repuppliche’: top e flop della prima serata di Sanremo 2026

Laura Pausini, Gianna Pratesi e Carlo Conti durante la prima serata di Sanremo 2026

Foto: Daniele Venturelli/Getty Images

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    Remebering Pippo e Peppe

    «Buonasera, benvenuti al Festival della canzone italiana, al Festival di Sanremo!», esordisce la voce di Baudo. Il palco si illumina sulle note di Perché Sanremo è Sanremo e vai di coro “Pippo! Pippo!”. «Ho voluto riarrangiare questa famosa sigla perché era il suo slogan», spiega Conti. Questo Festivàl l’ha inventato Pippo, «è il primo senza di lui: era doveroso dedicargli questa edizione». E visto che, come ha detto Carlo in conferenza stampa, «è un Festival cristiano», l’omaggio era buono e giusto (pardon). Ma la liturgia laica dell’Ariston non si ferma qui: standing ovation anche per il Maestro Peppe Vessicchio. Sullo schermo scorrono le sue innumerevoli apparizioni sanremesi, accompagnate da Chiamami ancora amore, tra Baudo (di nuovo), Raffaella Carrà e Mike Bongiorno che lo punzecchia: «Vessicchio, questa sera la barba è cresciuta di un altro centimetro». Peccato per la citazione di tutti i morti in batteria by Conti che ne è seguita. Almeno la Vanoni la lasciamo per domani.

  • flop:

    «Una Pausini» (cit.)

    Conti la fa presentare da Baudo (again). Lei scende in nero, collanazza d’ametista, e racconta: «La prima persona che ho chiamato quando mi hai invitato è stato Pippo. Gli ho detto che avevo un po’ paura. Mi ha risposto: “Laura, sei pronta”». Anche Lui può sbagliare? Tra le battute sulla sua zeta romagnola (geolocalizzazione!) e reazioni non sempre scioltissime, arrivano la pausa pubblicitaria — «una pausini» (sigh) — Carlos Cuentas (ri-sigh), il momento potenzialmente virale («me lo avete messo qua… adesso ce l’ho in mano», il microfono) sfruttato malissimo. Poi: «Fedez & Masini». «E Marco?». «Se n’è andato» (face palm). Per una sera poteva andare, per cinque è too much, sta pure nello spot di Scavolini: rischiamo un’overdose di Pausini. La goccia finale è l’imitazione di Vincenzo De Lucia: “Son qui a condurre ‘sta festa di Paese, ma sono sempre la stessa ragazza di Solarolo. I miei haters? Degli sfigati”. Se l’originale pare troppo, la copia è superflua.

  • top:

    Gianna Gianna Gianna

    Gianna Pratesi, la signora di 105 anni (106 il mese prossimo!) chiamata a ricordare gli 80 dal Referendum istituzionale del 1946, è molto più lucida di tanti dei cantanti che abbiamo visto su quel palco negli anni (e anche di chi sul ledwall ha scritto “il 54% alla Repupplica“, #tuttovero). Dipinge, fa le battute, ascolta Ornella Vanoni, ha chiaramente votato per la Repubblica e legge i giornali. In pratica è rimasta l’unica. Ma la cosa più importante è che ha portato la sinistra su quel palco, con buona pace di Giorgia (sapete chi). L’anno prossimo la vogliamo co-conduttrice di una serata: seduta, da casa, da dove le pare. #Diva.

  • flop:

    Stacchetti e altri fastidi

    Lo stacchetto “È Sanremo, è Sanremo” sulle note di Emigrato (!), il brano di Welo in gara a Sanremo Giovani, ha già fatto quello che doveva fare: rompere ‘u cazz. Meno ossessivo di Tutta l’Italia, che resta imbattibile nella capacità di irritare e trapanarti il cervello, ma comunque fastidioso. E pure più anonimo, più inutile. Sarà una settimana moooolto lunga.

  • top:

    Tiziano Unchained

    Dopo Samurai Jay, finally qualcuno che insegna come si fa cantare e ballare davvero tutto l’Ariston. Ti scatterò una foto, La differenza tra me e te, Lo stadio, Xdono (25 anni dopo), aka il momento karaoke con il Tiziano nazionale. Il medley è un tuffo dritto negli anni Duemila. Unico appunto: ci meritavamo Sere nere, e invece. Ferro sul palco è anche brillante. «Torni a Sanremo?», provoca Conti, che ha già negato ogni possibilità di condurre l’edizione 2027. «E se vengo io in gara?». Poi alla Pausini: «L’anno prossimo co-conduciamo io e te». Sì, Tiziano funziona anche in quelle vesti. Se serve, chiamate pure lui.

  • flop:

    La carrambata dei Sandokan

    Can Yaman sta a Sanremo come Jacob Elordi sta a “Cime tempestose“: è il sogno di ogni donna italiana, dicono. Al punto che non serve nemmeno dargli un contesto ulteriore per averlo sul palco del Festival: basta che sia bono, sembri vagamente intimidatorio e che alla Pausini brillino gli occhi quando lo presenta. Lui se la cava, ma avevamo davvero bisogno del cortocircuito spazio-temporale feat. Kabir Bedi, aka Maestro Obi Wan? E soprattutto: serviva dirci che, tutto sommato, preferisce la sua versione originale di Sandokan (lol)? Insomma, avevamo bisogno della carrambata, del confronto fra le tigri (quelle vere), della sigla sparata a ripetizione? E poi: Carlokan. Vabbè, passiamo e chiudiamo. Almeno per oggi.