Sanremo 2026, le pagelle delle canzoni della prima serata | Rolling Stone Italia
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Sanremo 2026, le pagelle delle canzoni della prima serata

Sotto la scenografia a forma di radice quadrata si è visto un Festival senza sussulti nobilitato da una diva. Meglio i “fiori sulle camionette” dei soliti cuori spezzati. Ecco i voti e i video di tutte le esibizioni

Sanremo 2026, le pagelle delle canzoni della prima serata

Patty Pravo a Sanremo 2026

Foto: Daniele Venturelli/Getty Images

  • VOTO 6,5

    Che fastidio!

    Ditonellapiaga

    La canzone-elenco, nella tradizione di Nuntereggae più di Rino Gaetano, purtroppo senza la cattiveria che ci vorrebbe nel 2026. Là c’erano la sposa in bianco e il maschio forte, i ministri puliti e i buffoni di corte, qui i nasi rifatti e gli arrivisti, la vicina di casa molesta e i tronisti… se avete capito cosa ha cantato Ditonellapiaga (mezzo punto in meno per la resa sonora). Sul fastidio per l’F24 c’è grande consenso. Se l’avessero piazzata a metà serata, tra una ballata e l’altra, sarebbe stato meglio.

  • VOTO 5

    Prima o poi

    Michele Bravi

    Altroché focaccia, piangersi addosso è la specialità sanremese, Michele Bravi lo sa e interpreta Prima o poi di tre quarti come un vecchio crooner anche se canta a scatti di piatti da lavare e del cane non smette di abbaiare (forse una citazione del cane che abbaia alla malinconia di Baglioni?). Per forza poi l’oggetto di tanto amore canta le canzoni degli altri, si vede che vuole qualcosa di più allegro e meno affettato.

  • VOTO 7

    Tu mi piaci tanto

    Sayf

    Dietro al titolo naïf non c’è la solita dedica d’amore, ma una canzone di speranza per l’Italia, con quel “ho fatto una canzonetta, è un fiore su una camionetta” che è sintesi perfetta di un pezzo di un ligure che debutta a Sanremo nel 25ennale del G8. Un po’ Silvestri e un po’ Ghali, non è una canzone politica a muso duro, ma un canto di chi non vuole spaventare nessuno. Peccato per l’interpretazione spontanea, ma non solida per un palco enorme come quello. L’idea di ripartire “tutti a mano a mano” è tenera utopia.

  • VOTO 5

    Le cose che non sai di me

    Mara Sattei

    Pioggia cuore amore per il futuro marito e co-autore. C’è pure un cielo color rosa chiaro zucchero filato. Cosa volete di più voi che dalla musica non volete niente? “Ma quanto è bella la follia?”, canta Mara Sattei. Ecco, di follia ce n’è in questo pezzo in cui le lacrime sono pioggia d’estate e la voce della persona amata “guarisce il mio disordine”. Siamo in piena Prima Repubblica di Sanremo, versione fiaba d’amore. Lei perfetta per il Festival «cristiano e democratico» di Conti (lo ha detto veramente in conferenza stampa).

  • VOTO 7

    AI AI

    Dargen D’Amico

    Sempre sintonizzato col tema del momento, sempre furbissimo con le sue canzoni disimpegnate ma non troppo. AI sta ovviamente per Artificial Intelligence di cui però c’è una vaga traccia in questo pezzo che ha il pregio di uscire dalla liturgia old school di Sanremo 2026 e dentro cui pare di sentire altre canzoni di Dargen. Scommettiamo che crescerà.

  • VOTO 8

    Magica favola

    Arisa

    Forse il testo del festival che, pur con qualche ingenuità, rivela qualcosa di più chi lo canta, con un passaggio niente male: “Se finisse il mondo in questo istante fumerei una sigaretta”. Se fosse stato accompagnato da una musica più intensa e meno disneyiana sarebbe stato meglio, ma ad Arisa non puoi non voler bene e la canzone è una delle poche di Sanremo 2026 che pare contenere una verità non scontata.

  • VOTO 7,5

    Labirinto

    Luchè

    Lui dice che finora ha mostrato cosa sapeva fare con la musica e che ora vuole mostrare se stesso. Lo fa con un pezzo che parla di mettersi alle spalle una storia e che si intreccia con considerazioni esistenziali (“Quando non so chi sono me lo urlano ai concerti”). Cerca una strada tra canzone tradizionale e rap, e facendolo si distingue, anche se la performance vocale non è brillantissima. Si sente il tocco di Tropico ed è un bene.

  • VOTO 7+

    I romantici

    Tommaso Paradiso

    Tommaso Paradiso, I romantici, Sanremo: prima o poi doveva succedere. Certo, è accaduto in un modo forse scontato, l’autoritratto di un uomo romanticissimo su una musica che richiama altri tempi, con dentro qualche tic di Dalla e molto, anzi tutto Paradiso. Piace l’aria da impenitente, quella lieve ruvidità che strappa un pezzo dall’eccesso di sentimentalismo.

  • VOTO 4

    Voilà

    Elettra Lamborghini

    AI AI, che pasticcio questo omaggio a Raffaella Carrà. È una canzone pop totalmente priva di pretese e quindi giusta per “Elettra, Elettra Lamborghini”, un po’ meno per noi.

  • VOTO 10

    Opera

    Patty Pravo

    “Filosofi del niente” perfetta definizione degli autori di canzoni e di chi le canta, “santi e peccatori, naviganti e sognatori” premio Luogo comune (di Sanremo) 2026. Però lo canta Patty Pravo, che porta all’Ariston la sua interpretazione convincente e la sua storia, e la cosa fa la differenza. Lei può permettersi di dirsi musa e opera, tutte le altre (e gli altri) no. Fate largo, c’è una diva in sala.

  • VOTO 2,5

    Ossessione

    Samurai Jay

    Ecco cosa intendeva Carlo Conti quando parlava di un Sanremo «tuttifrutti». I frutti, qui, sono esotici e pronti per essere consumati in un villaggio vacanze. Luogocomunismo latin.

  • VOTO 5,5

    Ora e per sempre

    Raf

    Una canzone d’amore per la madre scritta col figlio: sulla carta, non una grande idea. Ci sono lui e lei che si stringono forte e non si sentono parte della follia di questo mondo. Da Raf abbiamo ascoltato di meglio.

  • VOTO s.v.

    Italia Starter Pack

    J-Ax

    Un Italian Starter Pack dovrebbe contenere una caratteristica nazionale: citare stili altrui e trasformarli in baracconate. E quindi J-Ax si presenta con cappello da texano in vacanza e con alle spalle un gruppo di cheerleader acrobatiche e una canzone paracula travestita da critica dei costumi nazionali.

  • VOTO 7,5

    Stupida sfortuna

    Fulminacci

    Il Premio Punch (nel senso del macaco bisognoso d’affetto) va a questa canzone in cui tutto passa, anche “classifiche e Sanremi”, tranne la malinconia dello sfortunato protagonista. Mentre altri si agitano, Fulminacci sta fermo dov’è, anzi torna indietro nel tempo, salta il revival del 2016 e passa direttamente a quello del 1976. Potrebbe far bene perché è uno di quei pezzi che ti sembra di conoscere al primo ascolto.

  • VOTO 8-

    Sei tu

    Levante

    Levante sa cantare e sa scrivere una canzone (è per la cronaca l’unica che lo fa da sola, con Caccamo per Pravo). E nel mezzo disastro che la circonda, è elegante e classica in modo convincente.

  • VOTO 4

    Male necessario

    Fedez e Masini

    Rilanciando il legame con Masini e affidandogli il ritornello, Fedez punta in alto e la sala stampa lo premia, ma non ci sembra che l’abbinata funzioni. È caccia facile ai riferimenti autobiografici, a partire da quel “la gente pudica giudica, che brutta gente che frequenta Fedez”, ma com’è che quando c’è di mezzo lui le canzoni sembrano per metà confessioni e per metà azioni di riduzione dal rischio reputazionale del brand?

  • VOTO 6

    Stella stellina

    Ermal Meta

    Definisci bambino. Ermal Meta ci prova con una canzone che parla di Gaza senza citare Gaza, pop mediorientaleggiante che non è straordinario, non è pessimo, è ordinario. Se dovesse vincere, sarebbe difficile proporla con questo testo a Eurovision, dove due anni fa hanno fatto cambiare le parole a October Rain perché evocava il 7 ottobre.

  • VOTO 5

    Qui con me

    Serena Brancale

    Che problema le canzoni dal tema strappalacrime. Se ne parli male rischi di sembrare insensibile, se ne parli bene ti sembra di cedere a un ricatto. Qui con me è dedicata alla madre morta nel 2020, a dirigere c’è Nicole, la sorella della cantante. Va detto che il dramma è ben apparecchiato, ma tutta questa enfasi non fa per noi.

  • VOTO 5

    Prima che

    Nayt

    Nel Sanremo dove non si deve disturbare, Nayt e la sua canzone semi-recitata ci stanno benissimo. Un pezzo così, tutto basato sul testo in cui il rapper invita a relazionarsi con gli altri in modo sincero, deve essere interpretato in modo intenso, con un senso del dramma, sottolineando il lato cupo. Per ora all’esordio all’Ariston Nayt non ci è riuscito fino in fondo, domani (o dopodomani) si vedrà.

  • VOTO 7+

    Animali notturni

    Malika Ayane

    Sempre chic, un po’ Nu Genea, alla ricerca di una leggerezza che la strappa dal “vanonismo” in cui riesce benissimo, ma in cui non vuole cadere troppo spesso. Non è un pezzone e forse ci voleva un po’ più di brio, ma in una serata così riuscire a far muovere le spalle sul divano non è male. Viva Nu Malikea.

  • VOTO 4

    Avvoltoi

    Eddie Brock

    Un concentrato di luoghi comuni musicali e interpretativi. Pregate il vostro dio, se ne avete uno, che Avvoltoi non abbia il successo di Non è mica te, grazie al quale Eddie Brock è arrivato al Festival. Prematuramente.

  • VOTO 6

    Per sempre sì

    Sal Da Vinci

    “Con la mano sul petto, io te lo prometto davanti a Dio”. Il ballo sul palco. Il dito che indica la fede. C’è stato un tempo in cui esibizioni del genere erano applauditissime. Poi i tempi sono cambiati e abbiamo cominciato a tenerci alla larga da cose così, a deriderle anche. A giudicare dalla reazione del pubblico, si prepara un ritorno al passato e se ci pensate sarebbe perfetto per l’ultimo Sanremo di Conti, anche perché questa cosa Sal Da Vinci la fa bene, da boss canterino delle cerimonie.

  • VOTO 3

    Ogni volta che non so volare

    Enrico Nigiotti

    Coraggiosa la scelta di non mettere un ritornello a una canzone presentata nel tempio dei ritornelli, ma il problema di Ogni volta che non so volare, oltre al titolo, è che suona terribilmente vecchia nell’impianto, nel testo, nell’interpretazione.

  • VOTO 7-

    Uomo che cade

    Tredici Pietro

    Aspettative alte, post di incoraggiamento di papà Gianni Morandi, falsa partenza causa microfono. Bella la parte musicale in cui pare di sentire echi di certe vecchie colonne sonore italiane, ma Tredici Pietro non riesce a tirare tutto dal pezzo. Lo aspettiamo alla seconda esibizione.

  • VOTO 8

    Ti penso sempre

    Chiello

    Ha l’aria di quello che se ne sbatte di tutto e tutti, e arriva a Sanremo spalleggiato da Tommaso Ottamano, complice dell’exploit di Lucio Corsi dell’anno scorso. È l’unica presenza vagamente rock’n’roll della serata anche se la canzone non lo è. La canta fregandosene, un po’ da punk, ci piace.

  • VOTO 7

    Resta con me

    Bambole di Pezza

    Dovevamo arrivare alle 76esima edizione per sentire un gruppo rock tutto femminile a Sanremo? Ci sono la sorellanza, le donne che non guardano in faccia a nessuno, “una ragazza, una chitarra e una tempesta” e a dire il vero c’è un po’ troppa sanremesità per un gruppo che in concerto canta “mi hai rotto il cazzo, sе non ci credi, vieni qui che te lo mostro”. L’energia e lo spirito ci sono, le vogliamo premiare.

  • VOTO 8

    La felicità e basta

    Maria Antonietta e Colombre

    Può mancare la coppia a Sanremo? Spirito indie, volti sorridenti, mani sugli strumenti, Maria Antonietta e Colombre mettono in scena un duetto tenero, leggero, ritmato e facilmente canticchiabile, con l’idea che può restare della felicità da rapinare. Quello che ci vuole all’una di notte.

  • VOTO 5

    Naturale

    Leo Gassmann

    A volte non è chiaro perché una canzone venga scelta per Sanremo rispetto ad altre decine, anzi centinaia che vengono proposte. Sentendo Gassmann ci viene da chiedere: non c’era niente meglio da portare all’Ariston?

  • VOTO 6-

    Il meglio di me

    Francesco Renga

    Bellissimo che tutti all’Ariston cantino Angelo (che ha vinto a Sanremo nel 2005) mentre Renga scende le scale per arrivare al microfono. Ecco, stavolta non siamo a quei livelli.

  • VOTO 6+

    Poesie clandestine

    LDA e AKA 7even

    Nel Sanremo dei figli-di (vedi Morandi e Gassmann) c’è anche Luca D’Alessio con AKA 7even. Dopo Sal Da Vinci è difficile valutarli. Fanno meglio, fanno peggio? Se non altro, ci hanno svegliato con questi stomp.