Bono: «Il nuovo album degli U2 sarà un carnevale, non possono esserci solo ceneri» | Rolling Stone Italia
Alla fine del 2026

Bono: «Il nuovo album degli U2 sarà un carnevale, non possono esserci solo ceneri»

Il cantante ha parlato dei nuovi progetti della band e dei temi e delle storie dietro a ‘Days of Ash’: l’Ucraina, la Palestina, l’ICE, l’Iran, Mussolini agli Uffizi con Hitler

Bono: «Il nuovo album degli U2 sarà un carnevale, non possono esserci solo ceneri»

Bono in ‘Stories of Surrender’

Foto: Kevin Mazur/Getty Images

«Abbiamo bisogno di un po’ di carnevale, non possono esserci solo ceneri». Bono descrive così il prossimo disco degli U2 sulle pagine di Propaganda, la fanzine che la band ha inaugurato per la prima volta nel 1986 e che è tornata in edizione digitale in occasione dell’uscita ieri, Mercoledì delle ceneri e inizio della Quaresima, dell’EP Days Of Ash. Raccoglie note, testi e interviste sia dei membri della band che di altre figure come il regista Ilya Mikhaylus che ha diretto il videoclip di Yours Eternally.

Il disco, che dovrebbe uscire alla fine di quest’anno, sarà molto diverso dall’EP. «L’album a cui stiamo lavorando ha una narrazione di un altro tipo, un mood musicale diverso, più gioioso. Un carnevale!», dice Bono. «Ci sono 25 canzoni nuove che stiamo considerando per i prossimi progetti degli U2. Quelle che potrebbero entrare nell’album sono molto differenti nel mood e nelle tematiche rispetto a quelle pubblicate in Days of Ash. Saranno più celebrative che lamentose. Le canzoni qui presenti sono una reazione alle ansie di questi giorni. Queste canzoni potrebbero offendere o dar fastidio a qualche partito, ma questo è il nostro lavoro. È parte del lavoro degli U2 descrivere il mondo attorno a noi».

Bono ha poi spiegato i singoli brani dell’EP appena pubblicato. Su Yours Eternally: «Il testo è scritto come una lettera di un soldato dal fronte, in Ucraina. È ispirato a Taras Topolia, il cantante degli Antytila che io e Edge abbiamo incontrato quando siamo andati in Ucraina dopo l’invito del presidente Zelenskyy poco dopo l’invasione Russa. Ed Sheeran mi aveva dato il numero di Taras, ma quando l’ho chiamato mi ha messo giù perché era in guerra sul campo, non proprio nello stato d’animo per parlare di musica». E su Ed Sheeran, che partecipa al brano: «Rivedo molto del giovane me in lui, anche se si prende un po’ meno sul serio di quanto facessi io».

Su American Obituary: «È dedicata a Renee Nicole Macklin Good, la giovane madre di tre figli a cui hanno sparato, in pieno giorno, mentre era nella sua auto. Il ritmo del testo guarda a una delle mie canzoni preferite: It’s Alright Ma (I’m Only Bleeding) di Bob Dylan». E proprio sulle tensioni tra ICE e popolazione civile, aggiunge: «Sono solo io o quelli dell’ICE iniziano a sembrare una forza para-militare o le gang che, dicono, sono lì per combattere?».

Sulla politica americana e mondiale dice che «ho molti cari amici conservatori che hanno paura dell’estrema destra e molti cari amici democratici che hanno paura dell’estrema sinistra; il mondo ha bisogno di un centro radicale che prenda da entrambe le tradizioni. Abbiamo bisogno di chi risolve problemi, non di chi li crea. Abbiamo bisogno di un luogo dove incontrarci a metà strada».

Dopo gli States, c’è l’Italia (con Michelangelo e Mussolini) in The Tears of Things: «La sua storia si rifà al XVI secolo, a quando Michelangelo ha creato la statua del David. Una statua così alta che nessuno riesce a vederne gli occhi le cui pupille sono a forma di cuore, una scelta peculiare. E poi a quando Mussolini ha portato Adolf Hitler a visitare i capolavori del Rinascimento agli Uffizi nel 1938. Il David era a 10 minuti di distanza, forse Hitler è andato a vederlo. Non lo sappiamo, ma non è inconcepibile, almeno per un autore di canzoni». A cui aggiunge: «La Chiesa cristiana deve accettare di essere stata in silenzio durante l’Olocausto degli ebrei».

Song of the Future invece «è un omaggio all’esuberanza delle studentesse in Iran che si stanno ribellando», e ha come protagonista Sarina Esmailzadeh, studentessa iraniana che nel 2022 è scesa in piazza per protestare dopo l’uccisione di Jina Mahsa Amini e che a sua volta è stata picchiata a morte dalle forze di sicurezza.

One Life at a Time è «ispirata a Awdah (attivista palestinese e consulente del documentario No Other Land, ndr), uno straordinario uomo palestinese ucciso in Cisgiordania da un violento fondamentalista israeliano».