La realtà va sempre oltre l’immaginazione, e l’amministrazione Trump ce ne data ben prova. Quasi sembra inutile, in mezzo al bailamme di Epstein Files e crisi internazionali, che l’amministrazione di The Donald abbia firmato, in questo inizio anno, anche una nuova, “piccola” legge federale. Una che riporta nelle scuole il latte intero, ufficialmente per la salute dei bambini (Whole Milk for Healthy Kids Act). Fatto che tenderebbe a passare sotto banco. E a cui, invece, dovremmo prestare più attenzione.
È successo il 14 gennaio, nella Sala Ovale, con Trump circondato da mamme, bambini, produttori caseari oltre che del U.S. Secretary of Agriculture, Brooke L. Rollins, e il U.S. Secretary of Health and Human Services Robert F. Kennedy Jr. La firma, che riporta con una legge il latte intero (whole milk) nelle mense scolastiche accanto al latte a basso contenuto di grassi (1%) e a quello scremato (skimmed milk) è accompagnata dalle parole dalla segretaria Rollins: «Grazie alla leadership del presidente Trump, il latte intero è tornato». E rientra in un più generale piano alimentare chiamato Dietary Guidelines for Americans, promosso dal Segretario alla salute Kennedy Jr., che ha come slogan poche accattivanti parole: eat real food. Stesso Segretario alla Salute, per inciso, che qualche giorno fa ha dichiarato nel podcast This Past Weekend che lui, contrario ai vaccini in tempo di Covid-19, non ha mica paura dei germi, in quanto «sniffavo cocaina sulla tavola del water».
La campagna di comunicazione che accompagna il ritorno del latte intero nelle scuole è corredata da una serie di claim e meme che raggiungono forse il punto più alto nel baffo da latte, il milk mustache. È il 12 gennaio. Due giorni prima della firma, sul profilo ufficiale del Dipartimento dell’Agricoltura appare la foto di Trump in bianco e nero con le scritte Drink Whole Milk e The Milk Mustache Is Back. Il copy del post è semplice e diretto: «Drink up, America», bevi, America, con tanto di hashtag #DrinkWholeMilk🥛. Trump nella foto ha proprio il milk mustache, il baffo da latte. Il messaggio è chiaro, in alto i calici. Sì, ma che siano pieni di latte intero. Perché com’è scritto in un’altra grafica sublime con Trump che fa il milkman l’obiettivo questa volta è: Make Whole Milk Great Again.
— Secretary Kennedy (@SecKennedy) January 15, 2026
La campagna che promuove il consumo di latte in USA non è una novità assoluta dell’Amministrazione Trump. Il precedente che forse non tutti conoscono o ricordano è quello del Got milk? dell’agenzia Goodby Silverstein & Partners del 1993. La campagna, promossa dalla California Milk Processor Board (CMPB), una cooperativa con base governativa (California Department of Food and Agriculture) di produttori e trasformatori caseari, era nata per contrastare il calo di consumo di latte in California, ed era apparsa sugli schermi con uno spot-bomba con la regia di un esordiente Michael Bay. A questo avevano fatto seguito poi i milk moustache ads, paginoni con foto di attori, cantanti e sportivi con il milk mustache, il baffetto da latte. Gli hanno prestato il volto gente come Heidi Klum e David Beckham, ma anche una giovanissima Rihanna, Taylor Swift e Miley Cyrus.
Ecco, la campagna trumpiana sul whole milke riprende in pieno il topos letterario, diciamo così, dei milk moustaches degli anni ’90, ma senza il luccichio e l’attrattiva delle popstar. E forse perché le reference MAGA sono a ben vedere tutt’altre. Per farci un’idea potremmo guardare per esempio al personaggio di Patriota in The Boys, un uomo biondo nazionalista che veste con la tutina a stelle e strisce e ha un problema evidente di lattofilia. O ancora al Nazi Milk del Moma, un ragazzino ariano, biondo, con il baffetto da latte. Nemmeno lo strano link tra nazionalismo e latticini è infatti una grandissima novità.
Nell’articolo Milk, a symbol of neo-Nazi hate si possono trovare riportati due esempi di questo solo apparentemente strano nesso che ha radici nel primo Novecento. Il primo si trova nel U.S. National Dairy Council, che riportava già nel 1920 come le persone che consumavano più latte – le bianche – erano anche quelle in grado di progredire più facilmente «in science and every activity of the human intellect». L’altro invece è nell’History of Agriculture of the State of New York del 1933, dove si legge che «uno sguardo superficiale alle razze umane sembra indicare che coloro che consumano molto latte sono i più forti fisicamente e mentalmente, nonché i più resistenti al mondo. Tra tutte le razze, gli ariani sembrano essere stati i maggiori consumatori di latte e i maggiori utilizzatori di burro e formaggio, un fatto che può in parte spiegare il rapido ed elevato sviluppo di questa divisione degli esseri umani».
E qui torniamo alla legge recentemente firmata sul ritorno del latte intero nelle scuole d’America. Come viene infatti sostenuto da attivisti e scienziati, il latte in questa bizzarra e apparentemente innocua azione del governo repubblicano Trump sarebbe nient’altro che un dog whistle, letteralmente un “fischietto per cani”. Un qualcosa, un simbolo, che nasconde un contenuto non esplicito perché controverso ma comprensibile e decodificabile da chi ne riconosce il richiamo. In pratica il latte sarebbe una specie di Horcrux politicizzato che nasconde un messaggio problematico (perché di odio e di discriminazione) che viene compreso solo dai Serpeverde… cioè, dall’elettorato MAGA.
Su uno dei video di presentazione del Whole Milk for Healthy Kids Act sulla pagina TikTok @cabinet della Casa Bianca viene ricostruita tutta la storia della civiltà occidentale. Sopra immagini di varie epoche storiche, il voice over dice che dall’inizio dei tempi «il latte è parte del genere umano», e continua: «Per generazioni, il latte è sempre stato con noi». L’intento del video e della ricostruzione storica sembrerebbe però quello di dimostrare principalmente un fatto: e cioè che la civiltà occidentale è una civiltà “lattofila”, in rapporto con il latte e i suoi derivati sin dalle origini dei tempi e in cui il latte viene consumato sempre, anche dopo lo svezzamento. Le popolazioni in grado di bere latte anche in età adulta, cioè capaci di continuare a produrre la lattasi, l’enzima che permette di digerire il lattosio e non sviluppare un’intolleranza, sono infatti massimamente quelle che consideriamo occidentali (ben nota la diffusa intolleranza tra le popolazioni asiatiche, per esempio). Queste, secondo uno studio apparso anche su Nature nel 2013, sarebbero sotto questo aspetto le più evolute rispetto alle altre. E appunto sono solo un 30% della popolazione mondiale. Tutti gli altri, ça va sans dire, si va di cappuccio di soia, avena o mandorla.
Queste evidenze, accompagnate da relative ricostruzioni storiche, vengano puntualmente e politicamente strumentalizzate dalle destre suprematiste bianche, che vedono nel dato scientifico un segno di superiorità evoluzionistica, diciamo così. In Nord America lo ha fatto per esempio l’Alt-right durante la prima Amministrazione Trump. Il ragionamento che facevano i suoi componenti era questo: l’uomo bianco può bere latte in età adulta, tutti gli altri (neri, asiatici, nativi) no, dunque l’uomo bianco è superiore. Non il latte ma la sua tolleranza diventa quindi il vero dispositivo razziale. È semplice, lineare, scientifico ma razzista se non proprio nazista, perché sono la biologia e la genetica a dire che c’è qualcuno di superiore. A distinguere chi è un vero americano da chi non lo è («if you can’t drink milk you have to go back» commentava un americano evoluto sotto un articolo del New York Times del 2018 che parlava del tema). In passato questo tipo di discriminazione legata alla dieta delle popolazioni serviva anche come leva coloniale. Il mangiatore di carne e bevitore di latte europeo riteneva se stesso superiore al molle mangiatore di foglie o cereali, naturalmente da conquistare e sottomettere.
L’articolo del professore di bioetica alla New York University Grossman School of Medicine Arthur L. Caplan apparso su Bioethics Today il 4 febbraio lo spiega bene: «Bere latto è politico. Bere latte intero e bianco ha avuto sempre un ruolo pesante nel pensiero razzista e di estrema destra». Anche lui parla di un episodio che ha coinvolto l’estrema destra americana, molto noto e avvenuto nel 2017 proprio dopo la prima elezione di Trump. Prima, pero, collega storicamente il latte anche al fascismo e al nazismo (curiosità: il X Congresso mondiale del latte si svolse a Roma nel 1934, mentre l’XI nel 1937 a Berlino). Nel 2017 l’Alt-right, il cui fondatore Richard Spencer (ricordiamolo) nella bio del fu Twitter aveva in quegli anni proprio l’emoji del bicchiere di latte e la scritta, «I’m very tolerant… lactose tolerant!», organizzò un raduno presso un’istallazione artistica anti-Trump dal titolo He Will Not Divide Us. Durante questo incontro i partecipanti portarono con loro mezzi galloni di latte (che corrispondono a un bel biberon di circa 2 litri) che iniziarono a bere a petto nudo davanti a una telecamera, la quale faceva parte dell’installazione. Uno di loro, dopo un bel sorso, avrebbe anche detto: «Un bicchiere congelato di puro razzismo». Il video è stato poi rimosso, ma ci sono gli screenshot del raduno: uomini bianchi, a petto nudo, che bevono latte. 2017: un altro brutto momento per avere degli occhi.
L. Caplan conclude: «La campagna per promuovere il latte intero può avere molti fattori alla base, ma in un momento in cui l’eugenetica, il razzismo e il nazionalismo bianco alimentano troppo la nostra retorica politica, la campagna sul latte intero deve essere presa con cautela». Noi aggiungiamo solo: svezziamoci tutti e non dal latte intero, ma dal veleno razzista che ci casca dentro quando meno ce ne accorgiamo. Perché forse è questo, al di là della violenza visibile, che rende ancora più difficile Make World Human Again.















