Charli xcx ha schivato un bel problema | Rolling Stone Italia
Dying for you

Charli xcx ha schivato un bel problema

Con la colonna sonora di ‘Cime tempestose’ la popstar non solo ha fatto un buon album: ha anche alleggerito in maniera molto furba la pressione del successore ufficiale di ‘Brat’. E, tornando al disco: avercene

Charli xcx ha schivato un bel problema

Charli xcx

Foto: Paul Kooiker/Press

A prescindere da chi lo faccia, ho sempre avuto un kink per le colonne sonore dei film curate dalle popstar. Sia che le popstar recitino in quei film o meno. Se Ariana Grande canta una canzone di un film, io la sentirò. Così per The Weeknd o per qualsiasi altro artista del pop. Mi interessa vedere se fanno qualcosa di diverso, se si mettono alla prova, se riescono a rendere loro il concept del film.

E poi rispetto molto chi sceglie di buttarsi in queste avventure perché la storia parla chiaro: c’è chi se la cava e chi si fa male. Penso a Mariah Carey con Glitter (altra storia, lo so), ma anche a Prince o Madonna in qualche occasione. Chiaramente un conto è fare una canzone per un film, un altro è quello di confezionare un album intero. Che è quello che invece ha fatto Charli xcx per Wuthering Heights, nuovo adattamento superpop del romanzo di Emily Brontë starring i più belli del momento, Margot Robbie e Jacob Elordi.

E se il film sta facendo parlare più per i protagonisti che per la qualità della sceneggiatura, viene da chiedersi: come se la cava Charli in tutto questo? Premetto di non aver (ancora) visto il film. Ma non importa, perché la colonna sonora regge da sola. E possiamo già dirlo: Charli, sei salva.

Poteva finire malissimo. Dopo il successo incredibile di Brat, come si fa? Non ci si può ripetere, la pressione per il prossimo disco ufficiale è tantissima, e Charli ha fatto una mossa che potremmo definire “cuscinetto”: quella di pubblicare una colonna sonora che sembra un album ma che un album non è. Si cambia angolazione, si guadagna tempo creativo, si entra in una “zona franca”. Come? Diventando la regina dell’amore tormentato nello Yorkshire. E se la pellicola, come dice una collega, «è un bellissimo brutto film», la colonna sonora invece è bella. Perché ha messo insieme delle tracce che si sostengono e che raccontano un progetto vero. Proprio come un suo nuovo album ma senza esserlo davvero, appunto.

Lo dimostrano brani come quello che apre il disco, House feat. John Cale, tutto archi e voce secca di John Cale dei Velvet Underground che parla sopra i synth. Poi c’è Dying for You, che sembra un singolo di Charli pre-Brat nonché il pezzo che potreste sentire in qualsiasi club. Ma descrivere le atmosfere di Wuthering Heights non è semplice: potremmo dire che si è sempre sospesi sulla punta di una montagna dove da una parte si grida tragedia e dell’altra serenità. In mezzo ci sono ossessione, amore distruttivo, natura selvaggia, isolamento. Sempre in bilico, come la storia di Brontë e (volendo) anche un po’ come le nostre vite.

Charli xcx - Chains of Love (Official Video)

Dopo l’intro con John Cale partono cinque pezzi che non si saltano. Wall of Sound è una ballad meditabonda in cui si sentono conflitti e ansia. La produzione comunica uno stato quasi di paralisi. Dying for You, altro picco, è il momento della consapevolezza: “Stavo morendo per te, continuerò a morire per te”. E poi c’è Chains of Love, in cui canta: “The chains of love are cruel / I shouldn’t feel like a prisoner“. E invece.

Charli xcx - Always Everywhere (Official Video)

Ma un altro momento memorabile è dovuto al coinvolgimento di Sky Ferreira, l’anti popstar per eccellenza, la donna che ha fatto uno dei dischi più belli degli anni ’10 e poi è diventata la Santa Patrona degli Album Rimandati. In effetti le due hanno molto in comune, e hanno unito le forze in quella che è forse la traccia più bella del disco, Eyes of the World.

E quindi se vi piacciono i lavori di Charli tipo True Romance del 2013, che per molti fan suona come un fratello minore, non farete fatica ad apprezzare questo disco. Calcolate solo che ci sono molti più violini. E alla fine della fiera Charli non l’ha fatta fuori dal vaso, ma ha confezionato un album che in cui è facile riconoscere il suo gusto per le melodie e per le voci filtrate ma catapultati in un’altra epoca.

Mossa furba? Sì, probabilmente. Perché più che entrare nel mondo di Cime tempestose forse ha fatto il contrario: è il film che si mette i capelli lunghi ricci. Dovevano fare una canzone sola, alla fine hanno fatto un disco intero. Disco che ok, non sarà il più coraggioso del mondo, ma non importa. Il concetto di questo remake era “make it pop“. E da quello che abbiamo sentito direi missione compiuta, sicuramente più qui che sul fronte sceneggiatura. Io comunque non lo so ancora, vedrò Cime tempestose soltanto il sabato prima di partire per Sanremo, come una sorta di rituale energetico barocco. Con sigaretta in bocca, occhiali da sole e canottiera bianca.