«Sono tempi bui, inquietanti e pericolosi, ma non disperate: sta arrivando la cavalleria!». Bruce Springsteen ha annunciato così il tour degli Stati Uniti che non a caso partirà da Minneapolis. Sono 20 date, dal 31 marzo al 27 maggio, una “cavalcata” che porterà Springsteen e la E Street Band dal Minnesota a Washington DC, dal luogo simbolo delle proteste anti-ICE e della violenza dei federali al cuore del potere americano. Lo slogan associato al Land of Hope and Dreams American Tour è “No Kings”, lo stesso delle manifestazioni di protesta contro l’autoritarismo di Donald Trump.
Il tour, dice Springsteen, vuole essere la «celebrazione e la difesa dell’America, della democrazia americana, della libertà americana, della costituzione americana e del nostro sacro sogno americano che sono sotto attacco da parte di un aspirante re e del suo governo canaglia a Washington, DC. Siete tutti i benvenuti, indipendentemente dalle vostre convinzioni, venite e unitevi alla United Free Republic of E Street Nation per una primavera americana di rock and rebellion. Ci si vede lì».
La parte americana del Land of Hope and Dreams si preannuncia dunque come il tour più politico che Springsteen abbia fatto negli Stati Uniti. Non è ancora dato sapere se e quanto le scalette saranno diverse da quelle sentite in Europa nel 2025, quando Springsteen usava parole simili introducendo lo spirito del concerto così: «Questa sera chiediamo a tutti voi che sostenete la democrazia e il meglio dell’esperimento americano di unirvi a noi, di alzare la voce e di opporvi all’autoritarismo».
Ci si aspetta naturalmente che suoni Streets of Minneapolis, la canzone di protesta pubblicata a fine gennaio (ne abbiamo scritto qui) dopo le morti di Renee Good e Alex Pretti di cui è uscito un “radio mix” curato da Bob Clearmountain.















