Cosa succede quando da povero diventi ricco? Quando ottieni soldi e fama e non puoi più tornare indietro alla tua storia, al tuo passato? Quando ciò che sei stato si trova scomodo in quei nuovi vestiti, le auto ribassate, e quelle collane che danno “solo fastidio”? Cosa succede quando, alla fine, hai capito che “eravamo tutti più ricchi prima nella miseria”?
Queste domande – siamo onesti – sono un privilegio di poche persone. La maggior parte di noi non si ritrova a doversele fare, né dopo una vita di lavoro, né a 24 anni come è successo a Geolier. La maggior parte di noi – la gente normale – nasce e muore nel proprio ceto sociale. Magari qualcuno riesce a farsi un po’ più di spazio. Altri, molto più spesso, lo perdono. Ma i casi di successo sono pochi, e solitamente non fanno parte del comune circolo familiare e amicale. L’ascensore sociale è bloccato più o meno da sempre. Quasi per tutti.
Oggi Geolier, uno dei pochi ad aver hackerato il sistema di funzionamento di quell’ascensore, ha pubblicato Tutto è possibile, il suo quarto album. E considerando che, nella classifica dei dischi più venduti in Italia, il precedente Dio lo sa – Atto II è ultimamente tornato sul podio a quasi un anno e mezzo dall’uscita, è lecito aspettarsi che anche questo lavoro toccherà la cima delle charts. La differenza, rispetto ai precedenti episodi discografici, è che questa volta Emanuele ha anche un’altra ambizione: l’estero. Un’ambizione sottolineata, e anticipata, dalla collaborazione con 50 Cent e da quella con il portoricano Anuel AA, uno che vanta un paio di miliardi di ascolti solo su Spotify. Questo oltre i soliti big italiani del genere: Sfera Ebbasta, Anna, Kid Yugi. E, perché no, a concludere, una collaborazione postuma con Pino Daniele che apre e dà il titolo al disco.
Geolier a 24 anni ha ottenuto tutto quello che un artista può desiderare in una carriera intera. È l’eroe di una città – dove può permettersi di suonare tre volte di fila allo Stadio Diego Armando Maradona (era successo nel 2024, si ripeterà quest’estate) – nonché el Pibe de Oro della scena rap italiana, capace di riscrivere record su record, di sdoganare il napoletano a livello nazionale, di potersi permettere un featuring con Mr. Curtis James Jackson III aka 50 Cent. Fama e soldi sono arrivati, piovendo fino a inondare e affogare il suo quartiere, il suo passato e, ora, forse, lui stesso.
Tutti noi che veniamo da province e rioni, da periferie e campagne passiamo gran parte della nostra giovinezza, adolescenza, età adulta a pensare a come potrebbe essere (o avrebbe potuto essere) la nostra vita se ci fossero stati i soldi. Così fu per noi, così fu per Geolier, che del quartiere è figlio per antonomasia. Lui, però, dal rione almeno economicamente ci è uscito, trovandosi così nella strana posizione di essere (stato) sia povero che ricco, un punto di vista di cui può rappresentare entrambe le fazioni nel brano Un ricco e un povero: “Chi cresce senza na mancanza farra’ si ca tutt ‘cos e’ mancanza, chi cresce gia desiderann’ farra si’ ca nu juorn l’av” (chi cresce senza mancanze farà sì che tutto gli sembri una mancanza, chi cresce desiderando farà in modo un giorno di averlo).
Tutto è possibile è un disco che parla in maniera drammatica di soldi, di quello che accade a un ragazzo che non aveva niente e che ora a tutto, che ama la sua città e il suo rione ma non può più camminarci liberamente senza essere assalito dalla gente. E se fino ad oggi questa fama esasperata era motivo di rivalsa a casa di Emanuele, ora inizia a essere un peso, un sentirsi niente più che una fotografia nella gallery del telefono di un fan. L’album, infatti, nella splendida sonorità del flow napoletano di Geolier, è pieno di frasi tipo “Manuel è muort ra’na cifra, t’ sti cifre l’hanno seppellit’ (Manuel è morto da un pezzo, tutte ste cifre lo hanno seppellito), “tt sti nummr fungn a gabbia” (tutti sti numeri sono una gabbia), “sto mangiann nu sacc senza appetito” (sto mangiando un sacco senza appetito), “sti sold fann a vit sul men bell” (sti soldi fanno la vita ancora meno bella). Perché, per Geolier, che nell’album tende con nostalgia al passato più popolare, i soldi iniziano a sembrare solo un modo di “morire più comodi”. Di sentirsi più soli.
Il tutto si fa più denso se lo si legge all’interno del contesto napoletano in cui Geolier e questo disco sono immersi, un luogo dove il rimanere fedeli alle proprie origini è richiesto anche quando è impossibile. «Io sono nato nel rione, la mia mentalità è quella», ci raccontava nel backstage del numero cartaceo che abbiamo dedicato a lui e a Napoli nel 2025. E infatti Geolier qui sgomita (“io fors nun’so’ pront pe vivr semp’sott all’obbiettiv e t’sti telecamere”, io non sono pronto per vivere sempre davanti all’obiettivo di queste telecamere), spinge (“vien cca fatt nata fotografia, io so sul nu premio rint a galleria”, vieni qua fatti una fotografia, sono un premio dentro una galleria) e si ritrova a dover giustificare quanto guadagnato e ottenuto con merito e talento (“sta ricchezz e stat sul a conseguenz, quand sai ca si t’aggir car primm, comm fai a essr trist, comm fai a mantene tutt cos?”, questa ricchezza è stata solo una conseguenza, quando sai che, se ti giri, cadi per primo, come fai a essere triste, come fai a tenere tutto in piedi?).
Pezzi come Sonnambulo, P forz, Desiderio, Un ricco e un povero sono lo scheletro di questo racconto di un ragazzo che si sente “distratto” e “più stanco” e che a “24 ann m’ par 40”. E sentirsene 40 a 20, nel pieno del proprio successo, suona più come una condanna, una barra di aiuto. Il successo si palesa nella sua ambivalenza da upside down, un buco nero oltre l’ossessione dell’immagine da Instagram: “Oramai so na statua, nu quadr in’t a mostr, na fot int e fot, int all’iPhone scaric” (oramai sono una statua, un quadro in una mostra, una foto tra le foto dentro un iPhone scarico).
Geolier si trova così a dover ballare sull’equilibro impossibile di far combaciare la strada alla villa, il motorino alla supercar sportiva, il povero e il ricco. E, a vent’anni, è un peso piuttosto ingombrante da trovarsi a gestire. Tutto è possibile è il metodo di Emanuele per rilasciare un po’ di questa frustrazione, di questo malessere, tra chi gli dice che è cambiato e lui che vorrebbe essere – e sentirsi ancora – il ragazzo di sempre. Ma quel ragazzo, giocoforza, fa parte del passato. Oggi Geolier non è più (solo) quello. L’ingrossarsi delle cifre, dei numeri, del portafoglio non possono che allontanare da casa. Non si può tornare indietro dopo il successo. E Geolier lo sta scoprendo stadio dopo stadio, disco dopo disco, con una maturità e un’intelligenza prematura. “Mo magn lo stesso perché tutt e ricc so magnn no?” (mangio lo stesso perché tutti i ricchi mangiano, no?)
Il romanzo di strada che l’ha reso celebre – che qui torna in 081, A Napoli non piove, Desiderio – oggi inizia un pericoloso dialogo con il romanzo borghese. E questa è la paura che Geolier sembra voler scacciare durante gran parte del disco. Perché il rione, che è l’anima di Geolier, il suo core, non permette questo dialogo. Come si può essere poveri e ricchi nello stesso momento? Non c’è posto per la miseria in una supercar a due posti.
Mentre le produzioni mischiano il rap più cantabile a rimandi a Kendrick Lamar, al suono della West Coast e a un certo rap più old school, il Tutto è possibile di Geolier è un sogno che si è realizzato ma con un temporale che si manifesta sullo sfondo. E in queste 16 tracce il giovane rapper si ritrova a dover tenere la barca salda mentre le onde si fanno sempre più alte. Solo che la barca, rispetto ai tempi della sua giovinezza, questa volta assomiglia di più a uno yacht.
Dopo l’enorme successo che accoglierà questo disco, e gli stadi pieni, cosa ci sarà al di là di questo personale temporale per Geolier?












