Chiamatelo shoegaze, post-shoegaze, post-digicore. Oppure emo, o post-rock. Fate come volete, perché nessuno dei musicisti in questione si offenderà. I generi, per loro, sono cose da vecchi.
In Corea, da qualche anno, la Gen Z ha preso in mano l’alternative rock del passato e l’ha fatto proprio, rivoluzionandone i canoni e incorporando più sottogeneri ibridandoli tra loro. Metteteci le distorsioni, certo, ma anche tanta internet culture. La nuova scena shoegaze coreana gravita attorno al collettivo Digital Dawn e alla sua luce più abbagliante, quella di Parannoul, artista anonimo già dietro a vari progetti come laststar, Mydreamfever, Huremic.
Al suo interno, oltre a Parannoul, sono presenti artisti come Asian Glow, BrokenTeeth, Della Zyr, tutti one-man-project che hanno trasformano il loro suono da cameretta in vere e proprie band shoegaze e em. A sentirli, infatti, l’idea è quella di trovarsi di fronte a dei gruppi fatti e finiti. Ma in realtà è tutto un gioco di produzione: questi musicisti fanno delle loro capacità strumentali e, al contempo, delle loro abilità di produzione al computer le fondamenta per sovvertire le regole del rock alternativo, infiltrandolo di sintetizzatori digitali e sample da film e anime giapponesi.
La linea guida resta, comunque, la portata emotiva dei progetti, in cui incomunicabilità e non adesione al sistema sono le chiavi di lettura sia nei testi (prevalentemente in coreano, ma spesso anticipati da titolo bi-lingue con l’inglese) e dal suono scelto. In una Corea che si proietta verso l’esterno nei colori e nella sintonia del k-pop, questa nuova scena si diffonde tra immagini sfocate, anonimato e una quasi totale assenza di informazione e di apertura verso l’esterno. E per questo, nei pieghe della rete, si sente libera di urlare e sferragliare.
Ecco quindi una piccola guida alla nuova wave shoegaze coreana.
Asian Glow
One-man-project che mischia post-rock a shoegaze, elettronica DIY con tinte emo e pop, e una melodicità prettamente made in Corea. Gyungwon Shin, in arte Asian Glow, è, insieme a Parannoul (con cui ha collaborato in più occasioni), uno dei nomi di punta di questo movimento diffuso. Dalla sua una forte emotività e una sensazione da uncanny valley da band senza band. Partire da lui è un buon modo per capire come suona la scena alternative rock coreana. E se volete diggare ancora più a fondo, ecco la compilation della sua community Discord con ben 63 artisti a bordo.
BrokenTeeth
Altro affiliato della Digital Dawn e altro musicista travestito da band, a sottolineare ancora una volta come questo sia un canone quasi dominante nella scena in questione. Due dischi all’attivo e due singoli pubblicati nel 2025, Tuntield / 3 per Guiouejae, una compilation benefica della Digital Dawn, e End of the Castella Era. È il più attivo sui social: i suoi profili sono comodi archivi di ciò che sta accadendo nel sottosuolo coreano.
Della Zyr
Per fortuna non è solo una scena per maschi. Con due convincenti (e consigliatissimi) album pubblicati entrambi nel 2022 e qualche singolo uscito qua e là come l’ultimo You’re Not the Hero (per la già citata compilation Guiouejae), la «studentessa e sognatrice» Della Zyr, come si definisce sui suoi canali, allarga la formula con alcune scelte più sognanti e accenni indie. Dreamgaze direbbe qualcuno. La particolarità di questa musicista è una certa predisposizione per la forma distesa delle composizioni, con brani spesso piuttosto lunghi che possono arrivare fino ai 14 minuti.
Fog
In una scena di solisti mascherati da gruppi, i Fog sono una band old school vera. Ovvero di quelle con strumenti veri che suonano sporcandosi le mani. Dietro ai Fog troviamo Asian Glow, di cui vi abbiamo parlato sopra, che qui suona la chitarra e canta insieme ad altri 5 componenti, di cui uno attento a curare la parte di sound effect e sound design del progetto, una caratteristica che spesso ritorna in questi progetti. Essendo una scena molto legata al DIY, e alla musica da cameretta, la dimensione sonora è molto più stratificata di quanto si immagini.
Parannoul
La stella, il centro di questa costellazione sonora. Può un ragazzo dalla sua cameretta creare un progetto DYI che suona come la miglior band shoegaze in circolazione? Sì se parliamo di Parannoul, l’artista che più di tutti ha entusiasmato la critica anche fuori dalla Corea. I motivi si possono facilmente trovare ascoltando un album come To See the Next Part of the Dream del 2001, il disco che ha messo il ragazzo sulla mappa, o l’ultimo Sky Hundred del 2024. Shoegaze, emo, bedroom-pop, tutto mischiato a sample e synth a creare un suono senza paragoni. Ma chi è Parannoul? Un reietto dello stato asiatico, uno che in un paese dove la perfezione estetica è argomento quotidiano, canta de “il mio corpo disgustoso” (nella splendida White Cieling). Se volete partire dal meglio, eccovi accontentati.
Non mi sembra abbastanza? Divertitevi qui, sono 52 tracce selezionate da Wapddi, altro affiliato Digital Dawn.










