Ballare col dolore: la musica dei Rawayana ci parla del Venezuela di oggi | Rolling Stone Italia
Venetón

Ballare col dolore: la musica dei Rawayana ci parla del Venezuela di oggi

Uno dei dischi più ascoltati nel mondo è ‘¿Dónde Es El After?’ e l’ha fatto una band di Caracas censurata da Maduro. Far festa in mezzo alle turbolenze, mantenersi lucidi per non cedere all’odio: l’intervista

Ballare col dolore: la musica dei Rawayana ci parla del Venezuela di oggi

I Rawayana in concerto

Foto: Medios y Media/Getty Images

Beto Montenegro sorseggia una tazza di tè nello spogliatoio di una stazione sciistica sulle Alpi francesi. Sistema i capelli ricci fissando la videocamera, pronto a parlare dei cambiamenti epocali del suo Paese e nella musica dei Rawayana, che è una sorta di rifugio musicale per chi vuole resistere alle tempeste sociopolitiche del Venezuela.

La band ha toccato vette altissime e ha affontato sfide difficili. Il collettivo nato a Caracas e formato da Montenegro, Andrés “Fofo” Story, Alejandro “Abeja” Abeijón e Antonio “Tony” Casas ha pubblicato il debutto Licencia Para Ser Libre (Licenza di essere liberi) nel 2011. I membri della band sono parte della diaspora che ha spinto oltre otto milioni di persone, circa un quarto della popolazione venezuelana, a lasciare il Paese in seguito alle crisi economiche e politiche, le stesse che hanno ispirato i testi del disco del 2021 Cuando Los Acéfalos Predominan (Quando prevalgono gli acefali).

La loro ascesa è stata straordinaria e nel 2025 hanno conquistato il loro primo Grammy grazie all’album ¿Quién Trae Las Cornetas? a cui è seguita una esibizione al Coachella dedicata al loro Paese. Il presidente Nicolás Maduro, allora alle prese con accuse di brogli elettorali nelle elezioni del 2024, li aveva costretti a cancellare il tour in Venezuela dopo aver criticato pubblicamente la loro hit Veneka, diventata inno dei migranti. Proprio mentre la band toccava uno dei punti più alti della sua carriera, Montenegro ha iniziato a farsi ossessionare dal futuro.

Alla fine, i Rawayana hanno inciso ¿Dónde Es El After?, il progetto più provocatorio mai realizzato dal gruppo (è il più ascoltato negli Stati Uniti e tra i più ascoltati nel mondo tra quelli usciti di recente, nda). Pubblicato il giorno di Capodanno, è un album ballabile e mainstream che coinvolge icone del reggaeton come Jowell & Randy e Justin Quiles, la star pop-urban colombiana Manuel Turizo e pesi massimi della musica regionale messicana come Carín León e Grupo Frontera (una collaborazione orchestrata dal pluripremiato produttore Edgar Barrera). Hanno anche coniato un nuovo sound: lo chiamano venetón, fusione sonorità tropicali contemporanee e urban che sfida i confini tradizionali della musica latina.

Le 23 tracce del disco pongono una domanda apparentemente semplice: dove ci incontriamo quando la festa finisce? Ma con i Rawayana, la leggerezza maschera la profondità. Con l’agilità di un trickster culturale, Montenegro – che è anche il direttore creativo del progetto – pone una domanda più complessa: in che modo il nostro modo di abitare il presente plasma il futuro?

Rawayana - Si te pica es porque eres tú (Visualizer)

Per i Rawayana, in qualche modo vivere il presente ha significato anche essere chiaroventi. L’ouverture dell’album è esplicita: “Un feliz año te desea Rawa, y que por fin los hijos de puta ya se vayan” (“i Rawa ti augurano un felice anno nuovo, e che finalmente quei figli di puttana se ne vadano”). Pochi giorni dopo l’uscita del disco, Maduro è stato catturato durante un’operazione militare statunitense a Caracas e successivamente incriminato a New York per traffico di droga e narco-terrorismo. ¿Dónde Es El After?, con i suoi suoni inediti e lo spirito di sfida, oggi sembra andare ben oltre l’escapismo tipico dei Rawayana: è diventato una festa profetica che sfida un destino che, per loro, resta indissolubilmente legato alla patria.

È l’ottavo album in studio dei Rawayana. Come ti senti?
Felice. Da bambino ho sempre amato il Capodanno. Erano anni che volevamo pubblicare un album il 1° gennaio perché è una data in cui di solito le persone non lavorano. Mi sembra interessante perché è un momento in cui tutti stiamo un po’ “resettando” molte cose. Questo album è stato un processo di reset sotto molti punti di vista: per il nostro progetto, per la nostra musica, per la nostra proposta. Mi piace chiedermi: cosa verrà dopo? Sia quando stai vivendo un bel momento sia quando stai attraversando un periodo difficile, c’è qualcosa nel manifestare la realtà, nel riorganizzarla. È un conflitto continuo, molto umano, che deriva dal pensare sempre a cosa viene dopo. Può essere una cosa negativa oppure positiva. Da qui il titolo dell’album: ¿Dónde Es El After? (Dov’è l’after?, ndr). Cosa viene dopo?

C’è chi dice che tu abbia poteri predittivi… ma questo lo lasciamo per dopo. Per ora, qual era l’idea dietro la decisione di lanciare l’album a Madrid il giorno di Capodanno?
L’album è accompagnato da diversi slogan. Uno è “Benvenuti nel futuro”. È un disco che contiene contraddizioni. Madrid è nel futuro, perché il Capodanno lì si festeggia prima rispetto al fuso orario del Venezuela. Ci piaceva molto l’idea di stare pianificando tutto questo dal futuro.

Hai detto che l’intenzione era che le persone lo ascoltassero dall’inizio alla fine. Che tipo di esperienza vuoi creare?
Prima di tutto c’è un livello di realtà legato a quello che ci è successo di recente. Ci sono capitate cose incredibili. Ci siamo presi il tempo per festeggiare. È un album celebrativo. Anche se per molti anni ci sono state tolte tante cose, ne abbiamo guadagnate molte altre. È una cosa che condividiamo con molte persone: anche quando la vita ti toglie, può darti tanto. Ascoltarlo dalla prima all’ultima canzone ti fa capire perché prendiamo una certa direzione ritmica e come stiamo pianificando di festeggiare. Così la gente può capire perché ci sia un reggaeton o un dembow, o loro versioni non esattamente fedeli ai generi originali. È importante ascoltarlo in sequenza per coglierne il contesto.

Rawayana - La noche que no había Uber (Venetón) | GALLERY SESSION

L’album è pieno di voci femminili che implorano di ascoltare reggaeton. Eppure avete anticipato l’uscita con Reyimiller e La Noche Que No Había Uber, brani che hanno acceso una conversazione su un suono completamente nuovo. Lo avete chiamato venetón. Qual è l’idea che ci sta dietro?
Siamo arrivati a mettere a punto un suono che sentivamo di non aver mai ascoltato prima, e non sapevamo come descriverlo. Gran parte del processo, al di là del concetto, è stato piuttosto semplice, è un album divertente. I testi sono ironici e abbiamo riso tantissimo scrivendoli, ma per noi era fondamentale che si potesse ballare. La verità è che sento che l’industria è arrivata a un punto in cui – e non voglio sembrare un hater, perché amo tutto ciò che la gente ama – il modo di ballare è diventato monotono. Molte delle decisioni prese per realizzare questo disco vengono da lì: da cosa ci fa muovere e da come arrivare a un suono che, attraverso arrangiamenti e produzione, ci fa muovere. A livello sonoro, il nostro ingegnere è uno dei migliori nel fare musica da ballo nel mondo latino (Josh Gudwin è il mixing engineer dei dischi, Dale Becker il mastering engineer, nda). Volevamo avere un suono unico e così siamo arrivati all’idea del venetón, che descrive la sensazione che provi vedendo un edificio brutalista piantato in mezzo alla natura selvaggia venezuelana. Ha dentro tutto: il selvaggio mescolato a una certa raffinatezza, un certo modernismo.

È ballabile, ma meno perreo e più tropicale: dove lo collochi a livello ritmico?
Dentro c’è molto dei Caraibi. Molti anni fa, quando abbiamo capito che il Venezuela non poteva fare più per noi, siamo stati influenzati profondamente dalla Repubblica Dominicana e da Porto Rico.

Cosa significa collaborare con Jowell & Randy? Forse è la collaborazione più importante dei Rawayana finora. Cosa rappresenta?
È  bello perché veniamo da un periodo di musica segregta per cui una band tipo la nostra 15 o 20 anni fa non avrebbe potuto fare un featuring del genere, noi sì perché siamo cresciuti ascoltando anche reggaeton. Abbattere quella barriera e farlo con qualcuno che ascolti fin da giovanissimo è qualcosa di speciale. È stato emozionante come quando abbiamo collaborato con Natalia Lafourcade. Ho provato la stessa cosa: sapere che persone come Justin o Jowell & Randy credono nel nostro progetto è bellissimo. C’è un muro che cade, adoro il fatto che sia venuto giù.

Cosa ha dato Porto Rico alla tua scrittura e che impatto ha su questo album?
Ho un legame strano con Porto Rico perché i miei genitori hanno vissuto lì quando ero molto piccolo, quindi mi sono innamorato dell’isola fin da bambino. È stato l’unico posto in cui abbia mai vissuto oltre al Venezuela. I miei artisti preferiti vengono da lì. Per molti anni Porto Rico ha influenzato tutto ciò che ho fatto. Questo è il secondo album che produciamo lì dopo aver fatto a Porto Rico una metà di ¿Quién Trae Las Cornetas?. Lì c’è molta libertà nello scrivere. Per via della loro situazione culturale, sociale e politica, hanno una libertà che fa innamorare il mondo intero.

Rawayana - Se Presta (Official Video)

Per promuovere ¿Dónde Es El After? avete attivato una linea telefonica con audio d’archivio dell’intellettuale venezuelano Arturo Uslar Pietri che parla del fallimento del modello petrolifero. Qual era la motivazione?
In questo momento sono in uno stato mentale in cui… c’è un dilemma, no? Tra futuro, passato e presente. Forse, a volte, per guardare avanti devi guardare indietro. In qualche modo, il numero di telefono nella scatola di fiammiferi rappresenta un elemento di sorpresa e giocoso. Cosa sta per accadere e cosa è già successo?

È successo col singolo Veneka e ora sta succedendo di nuovo con questo album. Il 3 gennaio la situazione del Paese è esplosa. Ha cambiato i vostri piani?
No. Tonada Por Ella è uscita su YouTube il 1° gennaio. Per me la logica del lancio è sempre stata legata alla idea di fare festa tutti insieme in tempi di conflitto. Città come Berlino hanno una scena underground elettronica e la storia di quella città è pazzesca… Idem il Venezuela… Questo album ha un po’ quel concetto: mentre festeggiamo, portiamo anche addosso questo dolore.

Cosa pensavi quando hai scritto Tonada Por Ella, una lettera d’amore al tuo Paese, scritta in uno stile folk tradizionale venezuelano?
Ho scritto quella canzone con Servando Primera. Eravamo  tristi per una cosa accaduta tempo fa e la canzone era un modo per condividere quel dolore nazionale, niente di più. Solo condividere cosa significa perdere un Paese. Ma per qualche motivo, mentre finivamo la canzone, c’è stata una conversazione non troppo sobria davanti a una bottiglia di cocuy (un distillato venezuelano, ndr) che ci ha fatto comprendere che ci sarebbe stata una rinascita.

Rawayana - Tonada por Ella (Official Video)

Come fai, da venezuelano, a mantenere compostezza e prudenza? Come fai a restare in una posizione che ti permetta di guardare un po’ da fuori, scrivere una canzone di dolore e allo stesso tempo una canzone di festa per il tuo Paese?
La generazione prima della mia mi ha deluso. Si sono lasciati trascinare dall’odio, anche persone con enorme influenza. Capisco una “mentada de madre” (un vaffanculo, ndr), ma quando il tuo Paese smette di essere la tua priorità, allora prendono il sopravvento gli ego e la voglia di visibilità. Vedo imprenditori, artisti, gente comune: tutti presi in una dinamica di odio. E poi li vedo pregare. È una grande contraddizione. Per me il Paese viene sempre prima: la gente, lo studio sociale e culturale. Nulla mi sorprende, viviamo in un mondo assurdo. Tutto ciò che sta accadendo ha poco senso. L’unico modo per “surfare” su queste situazioni è, a volte, semplice: non fare quello che fanno tutti gli altri. Tutti hanno un’opinione, tutti pensano di avere il diritto di dire qualcosa di folle senza studiare. In questo momento cerco di parlare poco, perché stanno già parlando tutti.

Immagino sia per questo che non hai fatto il discorso di ringraziamento ai Latin Grammy per Veneka, anche se avrebbe potuto essere molto personale. E alla fine, la storia è rimasta comunque personale (al suo posto ha ritirato il premio la conduttrice venezuelana Erika De La Vega).
(Ride) Erika è stata perfetta, e l’ha fatto con il cuore.

E insomma, vedremo dove sarà l’after dell’after…
Me lo chiedo anch’io. Ho capito che la risposta si rivelerà se vivi il presente in modo sano. Sono combattuto circa l’idea che si debba o non si debba pensare al futuro. Va bene anche vivere solo il presente? Non lo so. Per tutta la vita ho dovuto pensare moltissimo al futuro affinché le cose poi accadessero. La mia conclusione oggi è che dobbiamo vivere il presente con intenzione, ma non è una risposta definitiva. La cosa incredibile è che l’album ci sta già sorprendendo. È lì che credo stia la risposta: nell’intenzione e nell’essere presenti.

Rawayana, Akapellah - Veneka (Official Video)

Da Rolling Stone US.

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