David Bowie tra stream, social e vendite: i numeri | Rolling Stone Italia
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David Bowie tra stream, social e vendite: i numeri

L'effetto 'Stranger Things' fa registrare il 500% degli ascolti globali in più, ma gli stream, i social e i guadagni postumi sono inferiori ad altre icone. E il nodo sembra essere il ricambio generazionale

David Bowie tra stream, social e vendite: i numeri

David Bowie

Foto: Georges De Keerle/Getty Images

A dieci anni dalla morte di David Bowie, la domanda è legittima: la sua eredità musicale sta parlando alle nuove generazioni o rischia di restare un monumento venerato ma poco frequentato? Il 10 gennaio 2016, il giorno della sua scomparsa, sembrava destinato a un’onnipresenza eterna. Starman tornò in classifica al numero 18, Space Oddity al 24 nella UK Singles Chart. Ma l’effetto nostalgia si esaurì in fretta. In Italia l’ultima volta che è stato presente tra i primi 100 album della classifica ufficiali di fine anno della FIMI è stato proprio nel 2016, con Blackstar al 16esimo posto e Nothing Has Changed al 53esimo. Non è stato invece mai presente nella classifiche di fine anno sulle vendite dei supporti fisici, ma vengono indicate solo le prime 20 posizioni. 

Come segnala il Guardian, poi, Bowie è apparso nella lista Forbes delle celebrità con maggiori guadagni postumi nel 2016 (11° posto con 10,5 milioni di dollari) e nel 2017 (ancora 11° con 9,5 milioni). Poi è scomparso fino al 2022, quando è rientrato al terzo posto con 250 milioni di dollari, risultando il musicista più remunerativo dell’anno. Un risultato dovuto alla vendita dei diritti editoriali del suo catalogo a Warner Chappell. Diversamente da Prince, Lennon, Marley, Elvis o Michael Jackson, Bowie non è diventato una presenza stabile nella classifica Forbes e, senza nuovi asset da vendere (come i master dal 1968 in poi, oggi in licenza a Warner Music Group), difficilmente lo diventerà.

E lo streaming? Su Spotify conta circa 22 milioni di ascoltatori mensili, contro i 26 milioni di Bob Marley, i 34 di Whitney Houston, i 43 di John Lennon e i 45 di Elvis Presley. Un solo brano ha superato il miliardo di stream: Under Pressure, oltre quota due miliardi. Ma qui pesa inevitabilmente l’effetto Queen, che vantano altri sette brani nel “Billions Club”.

Il rapporto con il presente resta altalenante. L’uso di Heroes nel finale di Stranger Things puntava a un nuovo rilancio, ma il brano si è fermato al numero 34 in classifica, lontano dall’effetto Kate Bush del 2022. Ha però fatto registrare un aumento del quasi 500% degli ascolti globali, passando dai 94 mila ascolti giornalieri a 342 mila il primo gennaio, 456 mila il giorno successivo e 470 mila quello ancora dopo. Su TikTok conta circa 38 mila utilizzi, numeri lontani dalla viralità. Allo stesso tempo, gli eredi non hanno disdegnato operazioni più discutibili: NFT nel 2022 e 2023, uno store ufficiale saturo di merchandising, trasformandolo in un brand più che in un artista multiforme.

Il nodo centrale sembra essere il ricambio generazionale. L’eredità di Bowie è presente sui social – tre milioni di follower su Instagram, circa 656 mila su TikTok – ma la strategia editoriale appare rivolta soprattutto a un pubblico adulto e benestante. Dal 2016 a oggi sono usciti box set monumentali e costosi come Who Can I Be Now? (1974–1976) e I Can’t Give Everything Away (2002–2016), oltre a 13 album live. Materiale per i fan storici, meno accessibile per i giovani. L’unica raccolta “popolare” pubblicata dopo la morte è Legacy (The Very Best of David Bowie), uscita nel novembre 2016. Nell’era dello streaming, a fare da porta d’ingresso restano soprattutto le playlist ufficiali come This Is David Bowie su Spotify o David Bowie Essentials su Apple Music.

Gli eredi, in questo, sembrano rivendicare “qualità sopra quantità”. Hanno infatti detto no al biopic Stardust nel 2021, sostenendo invece Moonage Daydream di Brett Morgen nel 2022. Il recente documentario Bowie: The Final Act ha spostato l’attenzione dagli anni Settanta all’apice commerciale degli Ottanta e al periodo finale della carriera. Nel 2021 sono arrivati i Bowie 75, celebrazioni diffuse tra Londra e New York, spesso declinate sotto forma di pop-up store.

Il progetto più ambizioso resta il David Bowie Centre, inaugurato nel 2025 al V&A East Storehouse di Londra: 80 mila oggetti, tra testi manoscritti, strumenti e costumi, destinati a diventare «un nuovo libro di riferimento per i Bowie di domani», ha spiegato il direttore Tristram Hunt. 

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