Eva Victor era già virale, ma con ‘Sorry, Baby’ ha trovato la sua voce | Rolling Stone Italia
A STAR IS BORN

Eva Victor era già virale, ma con ‘Sorry, Baby’ ha trovato la sua voce

Aveva mostrato imbarazzo e ansia in tweet e TikTok che hanno invaso il web. Ora l’ex stand-up comedian si ripresenta come sceneggiatrice, regista e protagonista di un nuovo film “festival favourite” sorprendentemente intimo

Foto: Chiara Garland

Eva Victor porta con sé una borsa assurdamente capiente. Quando non riesco a trattenermi dal citare la battuta di Succession ormai “memata” fino allo sfinimento, Victor sporge la mascella e dice, con un’imitazione di Tom Wambsgans semplicemente perfetta: «Shiv».

Sono sollevata – anche se non sorpresa – che Victor abbia colto il riferimento. L’attrice-sceneggiatrice-regista, che ha 31 anni e usa i pronomi they/she, negli ultimi dieci anni circa è stata una presenza di nicchia su internet, diventando periodicamente virale su Twitter (poi X) e su TikTok con video satirici girati in camera frontale e battute di un’ironia secchissima. (Esempio: «Un giorno spero che un uomo mi tolga i vestiti con la stessa cura con cui toglie la stagnola dal suo burrito di carnitas»). Ma ora si sta presentando a un pubblico completamente nuovo – e in un modo completamente nuovo – con Sorry, Baby, un dramma intimo e toccante che ha conquistato il pubblico sia al Sundance sia al Festival di Cannes, e che uscirà nelle sale italiane il 15 gennaio. Il film, scritto e interpretato da Victor e che ne segna il debutto alla regia, annuncia l’arrivo di una voce davvero singolare.

Victor propone di incontrarci da Color Me Mine, lo studio di ceramica da dipingere a Pasadena. Di recente ha iniziato a dipingere «come, tipo, mio nuovo stile di vita». Victor tira fuori il telefono per mostrarmi un paio di tele che ha completato di recente a casa, a Los Angeles: una raffigura un topo e l’altra «è tipo una cosa a forma di bulbo oculare».

SORRY, BABY | Trailer Italiano Ufficiale HD

Mentre valutiamo possibili palette di colori per le nostre rispettive tazze, noto che Victor indossa quattro diverse tonalità di verde: dalle strisce color chartreuse sui pantaloni da tuta a una sciarpa lavorata a maglia verde bosco, passando per un gilet-maglione color kaki e un pendente di cristallo color oliva, legato a un filo intorno al collo. Quest’ultima è una “wishing necklace”, una collana dei desideri regalo di Natale di una cugina. «Esprimi un desiderio e, quando [il cristallo] cade, significa che il desiderio si sta avverando», spiega Victor. «Quindi o ho una collana, oppure i miei sogni stanno diventando realtà. Che situazione perfetta».

Victor dovrebbe prepararsi al fatto che quella collana si spezzi. I primi riconoscimenti per Sorry, Baby – che ha ottenuto una standing ovation e il Waldo Salt Screenwriting Award al Sundance – sono più che meritati. Coinvolgente, ironico, divertente, intimo, il film vede Victor nei panni di Agnes, una dottoranda diventata professoressa di Letteratura inglese, e racconta gli eventi che precedono e seguono la violenza sessuale subita per mano del suo relatore di tesi. Mentre cerca di mantenere un senso di normalità e di elaborare l’esperienza, Agnes si scontra con i fallimenti istituzionali nello studio medico e negli uffici amministrativi dell’Università, con attacchi di panico e dissociazione corporea, e con il sospetto strisciante che tutti gli altri – compresa la sua migliore amica Lydie (una splendida Naomi Ackie) – stiano andando avanti con le loro vite, mentre lei resta bloccata, immobile.

Il film rafforza questa sospensione emotiva di Agnes attraverso riferimenti letterari. In una scena di presagio, il professore di Agnes le regala una prima edizione di Gita al faro di Virginia Woolf, romanzo del 1927 ambientato in una casa per le vacanze di una famiglia dove, come dice uno dei personaggi, «il tempo si ferma» e l’ispirazione è offuscata dai ricordi. Sebbene Sorry, Baby sia incentrato sul trauma e su un processo di guarigione non lineare, non è un film monocorde. Victor cammina con grande abilità sul filo che separa il dolore che scuote l’anima e un umorismo sottile, due elementi molto più vicini tra loro di quanto molte sceneggiature sappiano comunicare. Il film si basa anche sull’esperienza vissuta di Victor, anche se ha preferito non spiegare quanto sia stato letterale il racconto durante la scrittura, o quali eventi precisi abbiano ispirato la storia. «Penso che parte del senso di fare un film sia mettere tutto quello che vuoi dire nel film stesso», dice Victor. «Le persone mi fanno domande, e io penso: vi prometto che qualunque cosa vogliate sapere, la risposta che voglio darvi è nel film».

Foto: Chiara Garland

Il fatto che abbia una vena intensamente riservata può sembrare ironico, considerando come è arrivata per la prima volta alla notorietà: una serie di video comici che nel 2020, con l’inizio dei lockdown per il Covid, hanno invaso Twitter e TikTok. Fino a quel momento Victor conduceva una tipica vita creativa post-universitaria a Brooklyn, facendosi le ossa nel circuito della stand-up comedy e lavorando part-time per Reductress, il sito satirico gestito da donne. (È a Victor che dobbiamo titoli allora virali e ormai classici come “Non avrei mai pensato di trovare l’amore. E infatti non l’ho trovato”). Oltre a fare un po’ di stand-up, Victor presentava anche lo show mensile di Reductress, Haha Wow!, all’UCB Theatre di Hell’s Kitchen. Ma dopo che la pandemia ha temporaneamente fermato la scena della comicità dal vivo di New York, Victor ha capito che poteva comunque far ridere il pubblico, solo un po’ più alle proprie condizioni.

«Esibirmi mi provocava molta ansia», dice Victor. «Non volevo davvero parlare della mia vita privata sul palco. I migliori stand-up sono disposti a essere completamente trasparenti. E poi, quando è arrivata la pandemia, è stato come rendermi conto che quello che stavo provando era in realtà sollievo. «Sono sempre stata una persona a cui piace andare a dormire presto e che non è sempre così socievole», aggiunge. «Quando immaginavo il futuro, pensavo: “Questo per me non è sostenibile”. Per essere bravi nella stand-up devi farla continuamente. Devi tenerci più di qualsiasi altra cosa al mondo. E mi è diventato chiaro che, per me, non era così».

Anche se Victor era già diventata virale in passato – grazie al video del 2019 “io che spiego al mio ragazzo perché andremo al Pride etero” – l’esplorazione creativa resa possibile dal lockdown si è rivelata particolarmente fertile. Nei due anni successivi la visibilità è cresciuta ancora, con video sul fare coming out con gli amici che immediatamente riportano tutto su di sé; su come mantenere il distanziamento sociale, spiegato da un’esperta pre-lockdown; e una parodia da one-woman-show sulla “ragazza da film che non crede nell’amore”. A quel punto Victor aveva lasciato Reductress e si manteneva con un lavoro in un negozio di abiti da sposa, dove filmava di nascosto video indossando i vestiti.

«Hanno scoperto i miei video e mi hanno detto che ero la dipendente più deludente che avesse mai lavorato lì», racconta Victor. «Sono riemersi tutti i miei fantasmi d’infanzia del tipo: “hai fallito”. Mi sono sentita così in colpa e così in imbarazzo. Ho quasi scritto loro una lettera. Poi mi sono detta: è una follia. Penso che siano ancora molto arrabbiate con me, e io ho davvero paura di loro».

Mentre dipingiamo le nostre tazze – Victor sta lavorando a una spirale giallo burro, azzurro cielo e malva – una bambina sbircia alle sue spalle per fissarla; Victor le dice: «Ciao!». Quando la bambina si gira senza dire una parola, Victor commenta impassibile: «Mi odia».

Nata a Parigi nel 1994, Victor e i suoi genitori (americani) si sono poi trasferiti nella Bay Area, dove Victor è cresciuta frequentando una scuola francofona «parecchio disciplinata» a Hayes Valley, San Francisco. «Non c’era, tipo, la mensa o cose del genere», racconta. «Era solo: portati il pranzo da casa o esci a mangiare fuori. Non so, credo di aver coltivato questa fantasia di una vita suburbana in cui, tipo, guidavo una macchina, avevo gli Ugg e un fidanzato e cose così».

Prima di iscriversi alla Northwestern University, Victor era soprattutto coinvolta in un coro («Provavamo tipo tre giorni a settimana. Abbiamo quasi cantato all’insediamento di Obama. Faceva un freddo della madonna») e in corsi teatrali di livello universitario. «All’ultimo anno abbiamo messo in scena un musical, che era Spring Awakening. È sinceramente la cosa di cui sono stata più orgogliosa in assoluto. Quando lo abbiamo fatto, ho pensato: “Ok, credo che questo sia quello che voglio fare nella vita”».

Victor ha scoperto la comicità alla Northwestern, dove ha studiato recitazione e drammaturgia, e dopo la laurea si è trasferita a New York con un gruppo di amici per buttarsi nel circuito della stand-up. Dopo aver costruito un seguito consistente sui social, Victor ha iniziato a realizzare video per il canale YouTube di Comedy Central, molti dei quali si concentravano su situazioni che generano ansia, come cercare di capire chi pagherà alla fine di un appuntamento, fare due chiacchiere imbarazzate in ascensore o trovare il coraggio di aprire una lattina di seltz a metà riunione. Dal 2020 al 2023, Victor è apparsa anche in Billions, dove interpretava Rian, una giovane trader di hedge fund.

Nel frattempo, sullo sfondo, Victor lavorava intensamente a un progetto profondamente personale, che sarebbe poi diventato Sorry, Baby. Si era stancata di realizzare video comici e aveva iniziato a sentire di aver già detto tutto ciò che voleva dire all’interno di quel formato. Così, quando le riprese di Billions si sono fermate a causa del Covid, Victor ha colto l’occasione per trascorrere un paio di mesi in subaffitto nella casa della cugina nel Maine, dove ha lavorato alla sceneggiatura.

«È stato davvero intenso», dice Victor. «Era [un clima] super invernale. La mia macchina è rimasta incastrata nei cumuli di neve. Ma è stato molto bello. Mi sentivo davvero motivata, con uno scopo. Usavo quel tempo per scrivere, per fare introspezione e per stare con me stessa».

Foto: Chiara Garland

Quando la sceneggiatura era pronta per farla leggere a qualcuno, Victor l’ha inviata al regista Barry Jenkins, con il quale era in contatto su Instagram e in attesa di ricevere un lavoro quando fosse stata l’ora. Ha trovato anche una grande sostenitrice nella regista Jane Schoenbrun, che ha permesso a Victor di affiancarla sul set durante le riprese di Ho visto la TV brillare dell’anno scorso. «È stato incredibile», dice Victor parlando dell’esperienza di osservare Schoenbrun (che pure usa i pronomi they/them) al lavoro. «È così sicurə di sé e così divertente. Mi ha dato lezioni che sono state un antidoto rispetto ai miei problemi. Io ero arrivata pensando che qualcuno dovesse darmi il permesso [di dirigere]. E poi ho capito: “Io DEVO fare questo”. È stata una vera rivelazione: “Ah, dirigere un film può avere tantissime forme diverse”».

Il sentimento era reciproco. «Eva che mi affiancava su Ho visto la TV brillare è stato uno dei regali più generosi che abbia mai ricevuto», racconta Schoenbrun a Rolling Stone via mail, descrivendo il tempo trascorso insieme come «un’esperienza davvero divertente e speciale che mi ha legata a Eva per la vita». Schoenbrun riempie anche di elogi Sorry, Baby e la performance di Victor, di una sincerità spiazzante. «Credo che sia una vera star, nel senso che non c’è nessun’altra persona al mondo con qualcosa che si avvicini minimamente a quello stile, a quello strano mix di carisma quasi psicotico e goffaggine impassibile», dice Schoenbrun. «Guardando il film da amica, per me è facile dare per scontato quanto sia brillante la sua interpretazione. Ma quando mi fermo un attimo e considero la portata di ciò che ha realizzato davanti e dietro la macchina da presa, resto davvero sbalordita dal coraggio, dall’arguzia e dall’arte».

Non c’è dubbio che, una volta che Sorry, Baby uscirà dal circuito dei festival, anche il pubblico collocherà Victor nella categoria delle star. Victor, che si definisce un’introversa, è pronta per un simile livello di attenzione? «Quando stavo scrivendo questo film, è stata un’esperienza gioiosa averlo nella mia vita in modo così privato, almeno fino al Sundance», dice. «E penso che sia una specie di regalo concedermi di nuovo quella privacy, per qualunque cosa verrà dopo. Non vedo l’ora di tornare nella mia zona di privacy».

La tendenza di Victor a nascondersi richiama un altro topolino che ha dipinto; questo fa capolino dal fondo della tazza, ormai finita e pronta per il forno. Mentre si prepara a lasciare lo studio di ceramica, Victor si prepara alla promozione e a un’ondata di domande invasive sulla propria vita e sull’esperienza che ha ispirato Sorry, Baby. Ma non appena potrà giustificarlo, Victor sparirà di nuovo in un buco nel muro, per riemergere solo quando si sentirà ispirata.

Da Rolling Stone US