Vent’anni di ‘Confessions on a Dance Floor’ di Madonna, manuale di istruzioni per popstar pensanti | Rolling Stone Italia
Ritorno in disco

Vent’anni di ‘Confessions on a Dance Floor’ di Madonna, manuale di istruzioni per popstar pensanti

Storia e influenza di un album in cui la musica del passato (vedi alla voce ‘Hung Up’) è usata per evadere dal presente, ma anche per far pensare. «Chi l’ha detto che non si può far ballare e riflettere allo stesso tempo?»

Vent’anni di ‘Confessions on a Dance Floor’ di Madonna, manuale di istruzioni per popstar pensanti

Madonna nel 2005

Foto: Dave Hogan/Getty Images

Lo diceva Nicki Minaj alle colleghe: «C’è solo una regina ed è Madonna, bitch!». Oggi a ricordarcelo c’è la nuova edizione digitale di Confessions on a Dance Floor pubblicata in occasione del ventesimo anniversario, con un non-stop mix precedentemente disponibile solo su CD, tre bonus track semi-inedite e diversi remix. L’album ha ancora un sound riconoscibile e coerente, e forsa giova che la scena pop femminile sia tornata in vetta alle classifiche dopo alcuni anni di predominio di rap e trap, con artiste che propongono un pop che non chiede scusa per essere leggero.

Dopo i primi album in cui faceva musica di pura evasione, Madonna ha aggiunto alla celebrazione della gioia del ballo una personale miscela di introspezione e desiderio di elevazione personale. È la vita vista da Madonna: entrare in pista per liberarsi dalle tossine e dalle ansie in una notte agrodolce, sperando nella redenzione personale. Un viaggio verso la luce. Le canzoni di Confessions rappresentano la volontà di creare dance music con un contenuto: «Chi l’ha detto che non si può riempire un club di gente che balla, facendo riflettere allo stesso tempo?», diceva a Much More Music. «La gente crede che la dance sia superficiale. Io dissento: si può fare grande dance con testi che significano qualcosa. Spero di aver realizzato un disco che faccia ballare e anche pensare». 

E così Get Together parla di aprire gli occhi sull’ingannevolezza delle cose di cui ci circondiamo, incoraggia a indagare più profondamente in noi stessi e a credere nella capacità di cambiare le cose solidarizzando con gli altri. In Jump Madonna invita a seguire il suo esempio, a mettersi alla prova, prendere rischi e fare un salto: “C’è un limite a quante cose puoi imparare stando nello stesso luogo. Più a lungo aspetti, più tempo sprechi. Preparati a saltare”. Anche Isaac parla di esplorare territori sconosciuti, abbandonare la zona di comfort, lottare con il proprio lato oscuro, mentre How High è una riflessione autocritica sulle ambizioni e sulla ricerca del successo.

A Madonna interessavano in particolare i temi spirituali della Cabala. Non si è trattato di un fenomeno passeggero, visto che di recente ha passato due ore a parlarne nel celebre podcast del guru spirituale Jay Shetty. Al tempo si recava ogni venerdì e sabato alle cerimonie di preghiera del Kabbalah Center. Era reduce da album “filosofici” (Ray of Light, Music) e scottata dall’insuccesso commerciale di American Life (molto politico e controverso). Affacciandosi alla lavorazione del disco in un momento di voglia di leggerezza, ha scelto lo studio come rifugio creativo. Ispirata da alcune canzoni di atmosfera anni ’70 preparate per un musical abbozzato col regista Luc Besson e poi abbandonato, ha immaginato un album che la riportasse nelle discoteche dove era iniziata la sua carriera, con uno sguardo rivolto al futuro.

Madonna - Hung Up (Official Video) [HD]

Per la scrittura e produzione, Madonna è tornata in studio con Mirwais (Music, American Life e più tardi Madame X) e ha collaborato con alcuni talenti svedesi: Anders Bagge e Peer Åström (noti per All Nite di Janet Jackson) e Bloodshy & Avant (Grammy per Toxic di Britney Spears). Il partner principale è Stuart Price con cui confeziona la maggior parte delle canzoni. Era stato un valido direttore musicale del tour, ma soprattutto si stava affermando come remixer capace di portare molte idee fresche. I dubbi sulle sue doti compositive vengono dissipati quando ha l’idea brillante di mescolare le sonorità disco classiche degli ABBA con la club music moderna inglese e francese, un approccio condiviso da Madonna per il primo brano da scrivere insieme. Quel pezzo composto in pochi minuti diventa Hung Up e Madonna lo vede come l’embrione di un nuovo album dance.

I due lavorano in totale intimità, registrando nel piccolo studio nella mansarda a casa di Price. Compongono freneticamente, a volte scrivendo una canzone al giorno. Price suona delle versioni dub di quei brani durante i set nei club, porta una videocamera, filma la gente che balla sulle tracce e il giorno dopo mostra le riprese a Madonna. Solo la dimensione intima dello studio, dice quest’ultima a Rolling Stone, le permette di stare lontana dalle pressioni e dalle distrazioni degli studi di registrazione tradizionali. Detesta gli studi lussuosi e non sopporta la pressione dei costi di affitto o l’influenza dei discografici: «Preferirei la cella di una prigione attrezzata con Pro Tools. Voglio che sia come quando scrivevo le mie prime canzoni. In un posto piccolo, senza fronzoli. Amo sdraiarmi sul divano di Stuart con il mio quaderno e afferrare un microfono per fare le voci». La semplicità dell’approccio colpisce Price: «Madonna ha l’intelligenza di capire profondamente che la dance nasce da un modo minimalista di lavorare. Non da produzioni sontuose». Non c’è neanche una cabina di registrazione, Price mette le cuffie a Madonna che canta accanto a lui: «Se suona il campanello alla porta, c’è anche nella registrazione, e va bene così. È la mentalità da bedroom session».

Madonna propone accordi basilari oppure ascolta beat o composizioni già avanzate, le assimila e improvvisa una melodia, abbinando testi scarabocchiati al momento. A volte prende spunti da enormi quaderni coi suoi testi e citazioni di altri autori, suggestioni poetiche fermate nel tempo. Si mette al microfono in regia in mezzo a tutti e getta le basi della canzone. Spesso quelle take diventano definitive, finendo nel disco. Così è stato per Like a Prayer, Into the Groove, Live to Tell e Hung Up. Ovviamente a quell’impulso creativo seguono sessioni di intensa costruzione del sound, anche se Madonna non ha mai amato arrangiamenti troppo complessi. Omaggi agli anni ’70 e ’80 s’intrecciano con pop svedese d’avanguardia, house francese ed electro disco britannica, con rimandi a Pet Shop Boys, Depeche Mode e Daft Punk. È un album molto europeo, ma appetibile per il pubblico americano. Bassi profondi, archi sintetici, vocoder, pad e beat minimali costruiscono il tappeto musicale di alcune delle migliori topline di Madonna e delle sue intuizioni melodiche più efficaci. La voce è chiara e audace, con un timbro leggermente più basso e ruvido ma ancora capace di raggiungere acuti trascinanti nei cori.

Hung Up segna il ritorno trionfale di Madonna, è un successo planetario 22 anni dopo il debutto. Arriva al numero uno in 41 Paesi e ci resta a lungo. In Italia il singolo è primo in classifica per 14 settimane. Nella storia del pop, inclusi artisti che non scrivono le proprie canzoni, si contano pochi casi simili di ritorno clamoroso: Cher, Barbra Streisand, Tina Turner, Tom Jones. Madonna risponde a chi la dava in declino dopo American Life con un brano all’altezza di Vogue, Music e Into the Groove. Benny Andersson e Bjorn Ulvaeus degli Abba approvano il sample di Gimme! Gimme! Gimme! (A Man After Midnight) in cambio del 50% dei crediti d’autore, una quota enorme visto che Price campiona solo poche battute. Il sample è fondamentale nello spirito di Hung Up, ma la melodia di Madonna funziona da sola e non deve nulla agli ABBA. Come dice Price, «un campionamento non fa una canzone, servono una strofa, una ritmica, tastiere e nuovi accordi».

La versione originale di ‘Confessions’ e la ‘Twenty Years Edition’

Ripescare musica del passato per creare suoni nuovi dal sapore rétro diventa dopo Confessions un modello per molti produttori e pop star. Per fare un esempio, Dua Lipa ha interpretato questa tendenza soprattutto in Future Nostalgia del 2020, il cui titolo sintetizza perfettamente il connubio tra sonorità rétro e spirito contemporaneo. I suoi campioni spaziano dai Police a INXS, da Stevie Nicks a Olivia Newton-John, affermandola come una figura di spicco in una generazione maledettamente nostalgica. Confessions ha anche aperto la strada alla narrativa queer nel mainstream. Madonna si era già affermata come icona gay, ma questo è stato il suo primo album fortemente rivolto alla comunità LGBTQ+, arrivato nel momento in cui la cultura gay stava emergendo dall’underground, diventando fenomeno accettato dal mainstream e accelerato da Madonna e dalla sua massiccia esposizione mediatica. Artiste come Chappell Roan hanno ereditato quell’affrancamento, Pink Pony Club parla proprio di trovare in una discoteca il posto per la propria emancipazione e libertà identitaria e sessuale.

Se la ricetta di Madonna per la scrittura musicale è l’immediatezza, dal punto di vista dell’immagine la parola d’ordine è ricercatezza. Con Confessions lancia il suo ennesimo look iconico, sfoggiando micro abiti ispirati allo Studio 54, tra body sgargianti, giacche scintillanti e capelli ondulati alla Farrah Fawcett, rappresentazione di un template di show live che già lei stessa aveva inventato 15 anni prima con il Blond Ambition Tour: non più concerto, ma spettacolarizzazione teatrale e concettuale delle canzoni, quadri scenici per sezioni diverse, scene, costumi, corpo di ballo, un modello a cui non si sottrae più nessuno, tra le grandi produzioni nel mondo del pop.

Sono molteplici dunque le eredità di Confessions on a Dance Floor, che ha venduto circa 11 milioni di copie in un mercato discografico all’epoca già in crisi. Madonna ha da poco annunciato un nuovo album, previsto per il 2026: sarà il suo primo disco di inediti dopo molti anni e il primo dopo Confessions on a Dance Floor in cui torna a collaborare con Stuart Price, definito da lei stessa come un Confessions Part 2. Le storie di Instagram mostrano la stessa dinamica di 20 anni fa: lui al computer, lei sul divano o seduta a terra con un microfono e i suoi appunti, intenta a creare un mondo che quella piccola stanza non può contenere.

Giulio Mazzoleni è l’autore di Madonna Songbook (Antiga Edizioni).

Altre notizie su:  Madonna