Il sogno americano e il suo fallimento hanno ancora un nome: Mattel | Rolling Stone Italia
aprite gli archivi!

Il sogno americano e il suo fallimento hanno ancora un nome: Mattel

L'azienda di giocattoli ha modellato il gusto, la fantasia e il consumismo di intere generazioni, insegnando un modello di vita per il mondo occidentale. Una scalata ripercorsa in un nuovo libro di Rizzoli, 'The Mattel Archive'

Mattel Barbie

La bambola Barbie di NIcki Minaj

Foto: X

Mattel non è una fabbrica di giocattoli. È un laboratorio di nostalgia, un simulacro della psiche americana (ma non solo) e, diciamolo, un archivio di ossessioni collettive. Dal garage californiano dove tutto è nato nel lontano 1945 alle case di oggi, l’azienda ha insegnato a una buona fetta di mondo come giocare, consumare e sopravvivere alla realtà. The Mattel Archive, il nuovo libro di Rizzoli pubblicato in occasione dell’ottantesimo anniversario, ce lo ricorda in modo elegante e compulsivo: ogni pagina è una capsula del tempo, ogni illustrazione una cartina geografica dell’immaginario infantile e adulto.

Mattel

Foto: press

Prendete Barbie. Più di una bambola in rosa shocking: Barbie è la metafora dell’America di oggi, che corre tra aspirazioni impossibili e drammi sociali, tra corpi standardizzati e identità multiple, tra sogni milionari e carriere che cambiano ogni cinque anni. È il capitalismo con le gambe lunghe e il sorriso plastico, pronta a salire su uno yacht o guidare un’astronave, con la stessa disinvoltura con cui scrolliamo i feed social. E non parliamo di Hot Wheels: il traffico urbano è un inferno? Basta una pista rossa e un’auto di metallo per ricordarci che il caos può a volte essere trasformato in gioco.

Mattel

Foto: press

Masters of the Universe? He-Man con i suoi muscoli scolpiti è la versione cartoon della politica americana: esagerato, epico, un po’ ridicolo, ma irresistibilmente affascinante. E Fisher-Price? Thomas & Friends? Sono i nostri primi insegnanti di logistica, regole e controllo del territorio — cose che oggi chiamiamo “ordine sociale” e che, se guardiamo bene, non sono cambiate molto dagli anni Cinquanta. Mattel ci ha addestrati a giocare in società, a negoziare, a costruire alleanze, a perdere con dignità e a vincere senza remore.
Ogni giocattolo è un gesto artistico, ogni catalogo un manifesto culturale.

Mattel

Foto: press

Sfogliando il volume si attraversano decenni di America: le fantasie postbelliche, il boom economico, l’esplosione pop degli anni Ottanta fino alle collaborazioni più recenti, che trasformano ogni oggetto in un evento Instagram-ready. È la storia di come un’azienda di giocattoli abbia modellato il gusto, l’immaginazione e il consumismo di intere generazioni.

Mattel ci insegna che il gioco è potere e che il potere è spettacolo. Ogni Barbie astronauta, ogni action figure è un piccolo atto di ribellione, esercizio di fantasia e insieme di controllo. È l’America, anzi l’Occidente capitalista condensato in plastica, tra aspirazioni infinite e surrealismo domestico, nostalgia e utopia.

Mattel

Foto: press

Mattel

Foto: press

Ryan Ferguson, responsabile globale della pubblicazione, lo sintetizza bene: Mattel celebra la creatività, l’immaginazione e il piacere di giocare, ma anche la capacità di riflettere su chi siamo e su chi vorremmo diventare.

Alla fine, l’azienda yankee è un colosso che non vende solo giocattoli: ma un’idea di mondo, un ecosistema di storie. È una macchina del tempo che ci porta dai garage californiani fino alle sale cinematografiche avvolte nel rosa shocking. Perché, sotto strati di colori sgargianti e sogni compressi, l’infanzia resiste… e l’America pure. Almeno per ora.

Altre notizie su:  Mattel Rizzoli The Mattel Archive