Roger Federer, 36 anni di religiosa immensità

Compie gli anni oggi il tennista più forte di tutti i tempi. Perché Roger Federer non è solo uno straordinario atleta, capace di riscrivere anche i canoni estetici della disciplina, ma qualcosa di più profondo. Come scriveva David Foster Wallace

Essere The Goat (che in inglese, più che Capra, è un acronimo per Greatest of All Time) non è un affare per tutti. La disputa su chi sia stato il migliore di tutti i tempi è più o meno aperta per ciascuno sport, e non potrebbe essere altrimenti, visto che siamo ampiamente nel campo della soggettività. Nel calcio, storicamente, è una lotta a due tra Maradona e Pelè, forti del dualismo che da anni li unisce e divide, e solo negli ultimi anni Messi ha ottenuto il diritto di entrare nel club. Nel basket è difficile, per vari motivi, anche solo pensare di scalzare Michael Jordan, nonostante i pretendenti non mancherebbero. E poi ci sono Bolt per la velocità, Merckx e Coppi per il ciclismo, Tiger Woods per il golf, Michael Phelps in vasca, Babe Ruth per il baseball, e, forse, Joe Montana con la palla ovale.

Non è solo una questione di prestazioni: per diventare il migliore serve personalità dentro e fuori il campo, quel qualcosa in più, anche a livello di biografia, che ti fa diventare leggenda. E poi c’è la questione temporale. Ogni generazione ha il suo numero uno, quello che ha avuto la fortuna di vedere giocare, e lo scontro con quelli che sono venuti prima e dopo è quasi inevitabile.

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Nel tennis degli ultimi anni, però, il giudizio è diventato quasi unanime: come Roger Federer nessuno mai. Lo svizzero rappresenta l’ideale di eleganza imprescindibile per la disciplina, è un personaggio positivo, e sotto rete ha fatto vedere cose mai viste. Federer ha dato vita ad alcuni dei match più belli di tutti i tempi, ha vinto da campione e perso con stile. Ha vissuto da protagonista almeno tre ere del tennis: la fine di Agassi e Sampras, l’interregno e la rivalità con Nadal, gli anni dei Fab Four.

Quando tutto sembrava finito, e solo la sua determinazione e l’amore per lo sport lo hanno tenuto in gara, lui è risorto come solo i Goat, appunto. Oggi che compie 36 anni, dopo altri due Master vinti, punta a tornare il numero del ranking mondiale. Per celebrarlo proponiamo l’incipit del saggio Roger Federer come esperienza religiosa, a lui dedicato da un grande amante della disciplina come David Foster Wallace: un altro riconoscimento che testimonia la sua unicità.

Quasi tutti gli appassionati di tennis che seguono il circuito maschile in televisione, da qualche anno a questa parte hanno avuto modo di sperimentare quelli che si potrebbero definire Momenti Federer. Sono gli attimi in cui, mentre guardi il giovane svizzero in azione, ti cade la mascella, strabuzzi gli occhi ed emetti suoni che fanno accorrere la tua consorte dalla stanza accanto per controllare che tutto sia a posto. Questi Momenti sono ancora più intensi se hai giocato a tennis quanto basta per renderti conto che ciò che gli hai appena visto fare è impossibile. Gli esempi abbondano, e ognuno ha i suoi. Eccone uno: Finale degli U.S. Open 2005, Federer contro Agassi. Siamo agli inizi del quarto set, serve Federer; parte una serie di scambi piuttosto lunga,con il tipico schema a farfalla del moderno gioco d’attacco da fondo campo, Federer e Agassi si buttano a vicenda da una parte all’altra, cercando di chiudere il punto da fondo… finché all’improvviso Agassi gioca un rovescio incrociato potentissimo che scaraventa Federer fuori dal lato sinistro del campo, Federer ci arriva ma, allungandosi tutto, riesce a malapena a giocare uno slice di rovescio che finisce poco dopo la linea del servizio – ovviamente, l’invito a nozze preferito da Agassi – e mentre Federer si volta per rientrare, Agassi corre incontro alla palla e la colpisce di controbalzo, scagliandola esattamente nello stesso angolo di prima, in modo da prendere Federer in contropiede, e ci riesce – Federer è ancora vicino all’angolo ma sta rientrando al centro, con la palla che si dirige verso un punto alle sue spalle, dov’era un secondo prima, e senza la minima possibilità di voltarsi, mentre Agassi segue il colpo a rete dalla parte del rovescio… E cosa fa Federer? Non si sa bene come, ma inverte istantaneamente la marcia saltellando all’indietro di tre o quattro passi, a una velocità impossibile, per giocare un diritto al posto del rovescio, con il peso tutto sbilanciato all’indietro, e viene fuori un passante lungolinea in topspin, un siluro che, mentre Agassi accenna a spostarsi, è già atterrato nell’angolo di fondo campo dietro di lui, con Federer che sta ancora danzando all’indietro quando la palla tocca terra. E segue quel tipico secondo di silenzio sbalordito prima che il pubblico newyorkese vada in delirio, mentre John McEnroe con la cuffia colorata da cronista televisivo commenta (più che altro tra sé e sé, sembra): “Come si fa a fare un colpo vincente da lì?”. E ha ragione: data la posizione di Agassi e la sua straordinaria rapidità, per riuscire a passarlo Federer doveva spedire la palla dritta lungo un tubo di cinque centimetri, ed è proprio quello che ha fatto, mentre saltellava all’indietro, senza il tempo di posizionarsi e caricare il peso. Era impossibile.

LE CINQUE MIGLIORI FINALI DI ROGER FEDERER:

Federer vs. Philippoussis – Wimbledon

Federer vs. Roddick – Us Open

Federer vs. Nadal – Wimbledon

Federer vs. Soderling – Roland Garros

Federer vs. Nadal – Australian Open