Nba, i 5 giocatori per cui non vale la pena dormire

La nuova stagione della lega americana di basket è iniziata, subito funestata dai primi gravi infortuni. Al di là dei soliti nomi, ecco il quintetto ideale dei giocatori che più ci esaltano, tra vecchi filibustieri che non smettono di dribblare le difese e giovani extraterrestri pronti a sbloccare anche l'ultimo livello

La prima settimana della nuova, dilatata, stagione Nba sta per andare in archivio. E già c’è chi si sente nel bel mezzo di un rito vodoo: come i tifosi di Boston, che hanno perso dopo cinque minuti per infortunio uno dei gioielli acquisiti in estate, Gordon Hayward, oppure quelli di Brooklyn, che già non stavano messi benissimo e dovranno rinunciare pure a Jeremy Lin, per non parlare della “squadra più scassata della Lega”, i Chicago Bulls, due dei cui giocatori meno improponibili hanno deciso di eliminarsi a vicenda. Le prime partite sono indicative il giusto di quello che potrà accadere da qui a primavera, e poi nei playoff. La sessione di mercato è stata più vivace che mai, con squadre rilanciate dall’arrivo di big e altre che, cedendoli, hanno deciso di voltare pagina, e farlo in fretta. Con il livello a Est livellato verso il basso, al di là di Celtics e Cavs, e con una concentrazione di campioni spropositata in poche squadre, che rendono la competizione ancora più esaltante lungo la costa Pacifica, ecco il nostro quintetto ideale di giocatori per cui, al netto dei mostri sacrissimi, vale la pena andare a lavoro con le occhiaie anche quest’anno.

Milos Teodosic

Nella Nba più europea di sempre, con 64 esponenti del Vecchio Continente in campo su 108 giocatori non nati in America, non poteva mancare il giocatore più geniale, cattedratico e folle allo stesso tempo, che il basket di qua dell’Oceano abbia prodotto negli ultimi anni. A 30 anni, dopo aver dato spettacolo con la maglia del Cska (e raccolto meno di quanto meritasse), il playmaker serbo ha deciso di togliersi lo sfizio e misurarsi con un basket diverso dal suo. La sfida non è esattamente per principianti: sostituire Chris Paul in regia ai Clippers. Vedremo se anche i tifosi a stelle e strisce finiranno per innamorarsi dei suoi no look di venti metri e di quel suo sguardo sempre un po’ vacuo. Per intanto qualcuno ha già sfogliato il Vangelo secondo Milos: non è detto che funzionerà, ma sarà divertente.

Kyrie Irving

Verso la fine dell’estate, quando già il mercato pareva avere scoppiato i suoi botti più rumorosi, arrivava la notizia: dopo sei stagioni e un titolo Nba, il playmaker soprannominato Uncle Drew intendeva lasciare Cleveland. Dopo averla trasformata, a fianco di Lebron James, nella squadra egemone a Est e in una perenne contender per l’anello. Ma, un po’ come se Ceccherini si stancasse di Pieraccioni, Kyrie, che nella vittoria del 2016 su Golden State ha messo il tiro decisivo, non voleva più fare la spalla del Re. Una decisione coraggiosa: senza paracadute e senza polemiche, ha detto che per lui l’ingombrante convivenza era finita e ha firmato per Boston, la principale rivale dei Cavs. Fino a qui non è andata un granché bene, con la sconfitta con l’ex squadra all’esordio e l’infortunio del socio Hayward, che lo carica di ancora maggiori responsabilità. Ma, nelle migliori storie americane, bisogna sempre toccare il fondo per risalire.
Ps: si va molto piccoli con il quintetto, per esigenze di hype più che di gioco.

Manu Ginobili

Dopo il ritiro di Tim Duncan, un anno fa, la scorsa estate i tifosi Spurs hanno vissuto l’addio di Manu Ginobili come una fatalità a cui non era nemmeno il caso di opporsi. Invece l’argentino, un anno meno dell’ex compagno caraibico, dopo una lunga vacanza a Ibiza, ha detto semplicemente che stava bene, e che non vedeva il motivo per smettere. Nei playoff dello scorso anno Manu ha insegnato ancora basket a tutti, dimostrando di essere, pur senza i muscoli e i capelli in testa di altre leggende di questo sport, uno dei più grandi di ogni tempo. Se di alcune band che si sono tanto amate, non si vede l’ora della pensione, per mantenere intatto almeno il ricordo degli anni fiammeggianti, per Ginobili il discorso non vale. E vederlo cambiare direzione in penetrazione o alzarsi per una tripla, è sempre una gioia, nonostante gli acciacchi e la carta d’identità.
Ps: la nomination andrebbe condivisa con la quota vintage della lega, Nowitzki e Vince Carter su tutti.

Giannis Antetokounmpo

In una lega in cui Westbrook e Harden, lo scorso anno, hanno fatto registrare statistiche per cui un tempo serviva cumulare almeno tre giocatori, nella stessa lega in cui James, Curry e Durant sono ancora i padroni al di là dei tabellini, Espn, il portale più usato dai malati di fantasy basket a inizio stagione dava Giannis come potenziale miglior giocatore del torneo. Alla prima allacciata di scarpe “lo scherzo della natura greco” confermava, con 37 punti e 13 rimbalzi, quanto poco la previsione sia campata per aria. Solo pochi giorni fa il ragazzo di origini nigeriane aveva perso prematuramente il padre, che lo aveva cresciuto ad Atene, dove ad adolescente The Greek Freak aveva fatto anche l’ambulante. Tempo di percorrere a ritroso l’oceano, e il suo dominio è già iniziato.

Myles Turner

Per il ruolo di lungo c’era vasta scelta. Si poteva optare per Joel Embiid, idolo di Twitter e portabandiera di quel Processo che forse potrebbe riportare Philadelphia a essere una squadra di basket dopo anni, o il suo rivale Whiteside, oppure affidarsi a Towns, uomo simbolo di Minnesota, un’altra squadra rivoluzionata e accompagnata da pretese di fare bene. Invece andiamo su questo giocatore al terzo anno in Nba, che ha iniziato la nuova stagione con 21 punti, 14 rimbalzi e 4 stoppate. I suoi limiti sono ancora evidenti, come è giusto che sia a 21 anni, ma il suo atletismo sui due lati del campo fa la differenza, e le statistiche dello scorso anno testimoniano che non siamo di fronte a un giocatore qualunque. Dopo il passaggio di Paul George a Oklahoma, è lui, tra la perplessità della maggior parte degli addetti ai lavori, il giocatore su cui gli Indiana Pacers intendono ricostruire. E, sarà per quel discorso sulla responsabilizzazione dei giovani, noi due centesimi ce li mettiamo.