Cosa può fare la Serie A per riempire gli stadi?

Il Celta Vigo è stato multato dalla Liga per non aver rispettato le nuove regole riguardo la percentuale di riempimento degli spalti. In Italia sarebbe possibile una regola del genere?

È di qualche settimana fa la notizia della multa inflitta dalla Liga spagnola al Celta Vigo, a causa della scarsa affluenza allo stadio Balaidos. I club della massima divisione spagnola, infatti, hanno sottoscritto un accordo per rendere il colpo d’occhio televisivo migliore di quanto non sia stato negli ultimi anni. L’accordo prevede che più del 70% della capienza dello stadio sia riempita, con picchi del 75% nei settori più inquadrati (la Tribuna). Il Celta Vigo non ha rispettato questi standard contro Real Sociedad e Alaves, incorrendo nella prima multa del nuovo corso.

L’atmosfera conta<

I club hanno raggiunto l’accordo nel 2016/2017, posticipando l’entrata in vigore del nuovo regolamento di un anno. Appare evidente che con questo provvedimento la Liga stia cercando di entrare di emulare la Premier League puntando sull’appeal del proprio prodotto, che nel calcio è rappresentato da infrastrutture, atmosfera e ovviamente qualità dei calciatori. Se per quanto riguarda il livello del calcio espresso non ci sono dubbi, con le massime eccellenze, sui primi due punti si sta lavorando alacremente. L’Atletico Madrid ha appena inaugurato il monumentale Wanda Metropolitano, costo 300 milioni per il solo impianto, e le nuove regole sul riempimento degli stadi sono figlie della stessa idea.

E in Italia?<

In Italia non sembra al momento credibile una riforma che porti nel giro di pochi anni a un rinnovamento sostanziale del prodotto calcio. La lentezza delle procedure che dovrebbero portare la Roma ad avere un nuovo stadio è eloquente. Attualmente in Serie A solo due club stanno lavorando per avere un nuovo stadio in tempi brevi, ed è il Cagliari, che tra l’altro ha appena inaugurato un’arena provvisoria. L’Atalanta inizierà i lavori nell’estate 2018. In Serie B, invece, il Frosinone ha appena inaugurato il Benito Stirpe, un impianto costato intorno ai 20 milioni.

Appeal in caloAppeal in calo<

Con infrastrutture vecchie e poche idee il calcio italiano non sta solo perdendo il suo pubblico, ma anche i soldi delle televisioni: la Serie A nel 2016/2017 è stato il peggiore dei 5 principali campionati per quanto riguarda la percentuale di riempimento degli stadi (altro che soglia al 70% come in Liga). Nella passata stagione solo Juventus (95%) e Cagliari (81.4%) hanno superato la soglia che oggi in Spagna vale la sufficienza. Un dato che sicuramente ha avuto un peso sul flop della prima asta per i diritti tv del campionato italiano per il triennio 2018-2021. Un’offerta da 600 milioni, anni luce distante dai 2,39 milioni che hanno incassato per un singolo anno le squadre di Premier, ma anche dai numeri di Liga e Bundesliga.

L’idea del presidente della Federcalcio, Carlo Tavecchio, è quella di snellire una governance che si è mostrata inadeguata a sviluppare un discorso simile a quello delle altre Leghe al fine di rimettere il calcio italiano sui giusti binari. Il tempo dei buoni propositi, tuttavia, sta finendo e la strada da intraprende sembra essere ad oggi lunga e tortuosa.

Dati: Archistadia