Il killer numero uno in America

Sono sempre di più le vittime delle sparatorie tra civili negli Stati Uniti, dove il libero commercio delle armi permette a chiunque di acquistare un fucile d'assalto identico a quello dell'esercito

Ken Haiterman, proprietario del negozio Pioneer Market, mostra sorridente un AR-15 in vendita durante il Rocky Mountain Gun Show, nello Utah. (AP Photo/Rick Bowmer, File)


Dopo la nuova sparatoria in California, dove cinque persone sono rimaste uccise e dove l’obbiettivo del killer era una scuola elementare, nel nuovo numero di Rolling Stone vi raccontiamo del killer numero uno negli Stati Uniti: il libero commercio di armi

Oggi sul mercato americano ci sono 8,5 milioni di fucili d’assalto, un arsenale distribuito tra circa cinque milioni di persone. Nel 2014 i ricavi del settore hanno toccato 1,4 miliardi di dollari. L’AR-15 è di gran lunga l’arma preferita dagli americani: il 90% dei possessori di un fucile d’assalto ne ha almeno uno.

Un modello che è diventato la prima scelta dei killer di massa, compreso Stephen Paddock, lo sparatore di Las Vegas, che ne possedeva almeno tre. E tuttavia la NRA continua a celebrare l’AR-15 come “la miglior difesa americana contro il crimine e il terrore”. Non solo, la NRA promuove la diffusione delle armi anche tra i bambini. Un numero recente della sua rivista American Rifleman conteneva le istruzioni per insegnare “a un bambino di cinque anni” come usare un Ruger AR, definito “l’arma del 21° secolo per i ragazzi del 21° secolo” (interpellata al riguardo, la NRA ha declinato ogni commento).

L’ultima ricerca di mercato della NSSF, di cui mi sono procurato una copia, rivela che il compratore medio di fucili d’assalto in America possiede almeno tre modelli diversi. Il 27% ne ha in casa quattro o più. Il 99% dei compratori sono maschi, nonostante esista un AR-15 color rosa mimetico per signore, in vendita nel negozio di armi più vicino. Il 61% ha più di 41 anni e la maggior parte non ha figli, il che è un bene, dato che uno su cinque non mette mai la sicura all’arma, e oltre il 30% non si preoccupa di conservare le munizioni in un luogo sicuro. Possedere un fucile d’assalto è un hobby costoso. Secondo i sondaggi, sono stati spesi in media circa 1,100 dollari per ogni AR-15, molti dei quali equipaggiati con accessori del valore di oltre 400 dollari.

L’arma è stata usata in media 16,5 volte nel corso dell’anno, e ognuna ha sparato circa mille colpi. Otto su dieci tra le persone interpellate hanno detto che vorrebbero sparare di più, ma che non lo fanno a causa del costo elevato delle munizioni (un colpo di AR-15 può costare da 30 centesimi a un dollaro).

Nel corso degli anni l’AR-15 è diventato sempre più simile a una piattaforma open source. Il brevetto è scaduto da tempo, e le sue specifiche per uso militare possono essere copiate e modificate da chiunque. Tutto quello che serve oggi per iniziare a produrre un AR-15 è un piccolo investimento iniziale e un’idea di marketing: «Non è un settore difficile», dice Diaz, «le armi possono essere assemblate come mattoncini Lego». Usando la canna di un AR Bushmaster, per esempio, si può realizzare una copia perfetta dell’arma usata da Adam Lanza nella strage di Newtown, e, assemblandola con pezzi della linea “Military & Police” della Smith & Wesson, si può ricreare lo stesso fucile usato da James Holmes per uccidere gli spettatori del cinema di Aurora, in Colorado.

Nonostante questo, tutti gli sforzi per rendere legalmente responsabili i produttori dell’AR-15 per il pericolo rappresentato dai loro fucili e per il modo in cui vengono pubblicizzati sul mercato, sono falliti. I genitori di una delle vittime di Aurora hanno denunciato il rivenditore online che ha ceduto a Holmes oltre 50mila proiettili, insieme a un caricatore da 100 colpi. La denuncia è stata respinta da un giudice federale perchè “non conforme al principio legislativo espresso chiaramente dal PLCAA, che è quello di proteggere i venditori di armi e munizioni da ogni responsabilità”. Al danno si è aggiunta la beffa: i genitori hanno dovuto rimborsare 203 dollari di spese legali al rivenditore.

Persino alle famiglie dei bambini di Newtown è stata negata la possibilità di portare l’industria delle armi in un’aula di tribunale. L’avvocato Koskoff ha denunciato la Remington Outdoor (una ditta che ai propri investitori si presenta come “Il più grande produttore di moderni fucili sportivi”) per “negligenza”. Uno dei marchi principali della Remington è il Bushmaster, lo stesso fucile posseduto da Nancy Lanza, e che suo figlio Adam Lanza ha usato per assaltare la scuola elementare di Sandy Hook. Un modello che nel catalogo 2016 viene descritto usando termini esplicitamente militari, insieme allo slogan “Forze nemiche: inchinatevi!”.

Il concetto di “negligenza” è un principio fondamentale del diritto, in base al quale sei considerato responsabile se affidi un oggetto pericoloso a una persona che presumibilmente può arrecare danno a se stesso o agli altri. L’esempio più classico è dare le chiavi della propria automobile in mano a una persona ubriaca. La teoria di Koskoff è che la Remington sia stata negligente per aver messo in vendita al pubblico, e quindi a dei civili non addestrati, un’arma letale come l’AR-15, progettata per i militari e le forze dell’ordine.

I soldati, si legge nell’atto, ricevono oltre 100 ore di addestramento, prima che venga loro affidata. Nella società civile, invece, un fucile d’assalto può essere acquistato da ragazzi troppo giovani per comprare alcolici. Molti stati permettono il possesso di armi anche ai minori, compresi ragazzi di 14 anni. Adam Lanza, che a Newtown ha sparato 154 colpi in 264 secondi, aveva 20 anni. La strategia di Koskoff fallisce. Il giudice della Corte Superiore Barbara Bellis dichiara che: “L’uso criminale dell’arma da parte di Adam Lanza rientra pienamente nel diritto all’immunità garantita alla Remington dal PLCAA”.

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