Fontana, Salvini, ho un po’ di cose da dirvi

Il razzismo ha basi che tentiamo di spiegare qui, tutto il resto è secrezione che prende nome di leghismo

Matteo Salvini. Credit: Insidefoto/Alamy Live News


Tiziano Zarantonello

Cari italiani, visto che i vari Attilio Fontana e Matteo Salvini, la cui campagna elettorale ruoterà per un mese attorno ai temi “tutela della razza” e “tuteliamo la nostra sicurezza”, potrebbero essere convincenti, ho un paio di cose da dirvi. La prima è la più importante: italiani cari, vi stanno abituando a un parallelismo che non esiste. Quando è stato stabilito che un maggior flusso di immigrati porta un minor quantitativo di sicurezza?

Nel quartiere in cui abito vive una corposa rappresentanza del corno d’Africa: somali, eritrei, etiopi che come sappiamo, annoiati dalla guerra e dalle carestie, hanno intrapreso questa cosa del viaggio di piacere in Italia. La zona è letteralmente piena di facce abbronzate e di recente l’assessore Majorino ha organizzato un incontro con i residenti per rincuorarli. Perché le vecchiette, nate quando in Eritrea imperversavano i loro padri, sono molto impaurite dai volti colorati. Non hanno subito furti, ma arbitrariamente hanno deciso che quando passano vicino a un rifugiato la loro borsetta, la loro sicurezza è in pericolo.

Si chiama amigdala: è la parte del cervello che regola i processi emotivi come la paura e che provoca repulsione verso soggetti percepiti come estranei. Gli individui appartenenti ad altre etnie sono il perfetto esempio. L’amigdala ce l’avete anche voi che state leggendo e sì, parte del razzismo ha basi scientifiche. L’istinto iniziale diciamo. Tutto il resto è secrezione che prende il nome di leghismo.

La realtà sugli immigrati è ben diversa da quella descritta da Del Debbio. O da Salvini. Basta osservarli, nessuno di questi ha la minima intenzione di rubare un megabyte del vostro patrimonio. Qui a Milano la stazione è piena zeppa di “estranei”, sono accampati ed esausti, consci che il loro precario diritto alla mobilità dipende tutto dal non commettere reati. Per non parlare del resto degli stranieri. La maggior parte di questi ha un impiego e una famiglia dalla quale rincasare finite le 9-10 ore di lavoro usurante, e anche volendo mancherebbe il tempo materiale per scippare una vecchia.

“E le prostitute?” Sì, molte sono africane, è vero, ma non mi è mai capitato che una prostituta nigeriana mi inseguisse per appartarmi con lei. L’indiano delle rose è sì un tantino insistente, ma non si è mai azzardato a usare le spine per estorcermi denaro. Molti furti in casa, è vero, sono opera di ragazzi dell’est, ma lo vorremo pur lasciare un argomento a Del Debbio per fare trasmissioni imbarazzanti no? Impariamo dunque a tenere separati il concetto di illegalità da quello di criminalità: nessuno si sente in pericolo incontrando un commerciante che non emette scontrino, nessuno invoca la presenza dell’esercito.

Impariamo anche a distinguere il concetto di sicurezza da quello di decoro: l’immigrato non veste benissimo, abita zone degradate, udite udite non sempre è profumato. Cose che succedono se non si ha un reddito a portata di American Express, ma questo non fa di loro dei criminali. A mio parere inficia di più il decoro urbano l’abbigliamento di Lapo Elkann che la presenza di 100 profughi. Ma anche Lapo, sempre a mio modesto parere, ha il diritto di non essere associato al concetto di criminalità.

Non possiamo dunque credere a una campagna elettorale che fa leva su emozioni basate sul nulla, su reazioni neurologiche completamente distanti dalla realtà. Se ti trasferisci a Vicenza con il tuo gattino, non ti biasimo se i primi mesi hai paura che Bianchina possa finire nel menù di una trattoria. Ma se dopo sei mesi continui a temere per la sua incolumità significa che non hai superato il pregiudizio, un po’ perché sei scemo, un po’ perché ti fa comodo. E se c’è qualcuno disposto a cavalcare un sentimento irrazionale allora è scemo pure lui. Invece no, tutti continuano a parlare di Immigrati&Criminali come se fosse un binomio assodato.

Tito Boeri è stato molto chiaro: gli immigrati versano ogni anno 8 miliardi di contributi e ne ricevono 3 tra pensione e altre prestazioni, regalando 5 miliardi netti al popolo italico. Soprattutto fanno i figli che gli italiani si sono dimenticati di fare e che garantiranno le future sacre pensioni. In altre parole è semmai il concetto di sicurezza sociale che va collegato alle persone straniere: le uniche in grado di garantirla a un popolo di Sterili&Ingrati.