Donne di cuori e uomini di ***

Il commento post-elezioni di Massimo Gramellini sulla Stampa analizza la sconfitta di Hillary Clinton dandole la colpa di non essere stata "abbastanza donna". Qualsiasi cosa voglia dire
Hillary Clinton in New Hampshire, foto di Natasha Moustache/WireImage

Hillary Clinton in New Hampshire, foto di Natasha Moustache/WireImage


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Ieri sera uno sconosciuto ubriaco ha chiesto al mio amico sobrio cosa ne pensasse della vittoria di Trump, e senza attendere risposta ha detto: «Ha vinto perché alla fine in America sono tutti guerrafondai, e lui vuole eliminare la NATO, anche se non credo che riuscirà a farlo». Non era esattamente Alexis de Tocqueville, neanche Alan Friedman, però la sua analisi molesta prendeva in considerazione più elementi di quanti non ne abbia voluti calcolare Massimo Gramellini nel suo Buongiorno post-elettorale.

Nella prima pagina de La Stampa di oggi, Massimo Gramellini scrive che se Trump ha vinto è perché Hillary Clinton non è stata abbastanza donna. Problema che secondo Gramellini è comune anche a Angela Merkel, Christine Lagarde, Maria Elena Boschi e Virginia Raggi, tutte accusate di “aderire a un modello maschile” apparendo “secchione, quindi antipatiche, rassicuranti e controllate, quindi prevedibili”. E dire che le cinque donne nominate sono estremamente diverse l’una dall’altra, hanno in comune giusto il far parte della politica e mettere la crocetta su “F” alla domanda “Sesso” nei moduli.

Pare che Clinton si sia giocata le elezioni per essersi vergognata “del suo essere femmina”. Ma di cosa parla Gramellini quando parla di “donne” o “femmine”? Che caratteristiche hanno? Ne indica due: innato pragmatismo e un “approccio accogliente”. E ce l’hanno tutte. Indistintamente. Il ginecologo lo indica già nell’ecografia alle future mamme: “qui vede il pragmatismo, qui l’approccio accogliente, poi non c’è un pene, quindi è femmina”.

Secondo Gramellini, Hillary Clinton, spesso leziosamente chiamata per nome nell’editoriale, ha perso perché ha rivaleggiato contro Donald Trump mettendosi sullo stesso piano dell’aggressività, ma non su quello della cialtronaggine, “l’unico settore in cui noi maschi siamo obiettivamente più dotati”. Non è altrettanto giusto generalizzare questa caratteristica, ma diciamo che se nel mondo restassero due soli uomini, Donald Trump e Massimo Gramellini, effettivamente la cialtronaggine sarebbe un tratto distintivo del genere maschile. Resterebbero due uomini che hanno preso la donna e l’hanno stereotipata: Trump nelle due categorie riconducibili ai costumi di Halloween “strega cattiva o gattina sexy” (sto citando il film di Sex and the City, che non si dica che cerco di aderire a un modello maschile), Gramellini in secchiona o mamma, metaforicamente “donne di picche” o “donne di cuori” (curiosa la scelta delle picche come seme delle donne forti, lo stesso del famoso due di quando non te la danno).

Non conta che Hillary Clinton abbia basato gran parte della sua campagna sul fatto di essere donna, madre e nonna. Cosa doveva fare di più femminile, forse essere esplicitamente emotiva? Il sindaco Virginia Raggi ha pianto dall’emozione dopo l’elezione, ma questo non le ha risparmiato la presenza nell’elenco di Gramellini delle donne che tradiscono la loro natura. Forse era una questione di aspetto estetico, di troppi tailleur pantalone e capelli troppo corti? Boschi è un Ministro che esteticamente aderisce al modello classico di donna “capelli lunghi-vita stretta”, eppure anche lei avrebbe aderito a un non meglio specificato modello maschile. Mi pare che l’elemento comune sia solo uno: hanno posizioni di potere. Sarà forse questo a non essere femminile, Massimo?

E comunque i secchioni antipatici sono solo quelli che non passano i compiti, gli altri li voterei senza battere ciglio.