Bibbia 3.0, arresti e denunce. Il vento sta cambiando

In questo file, finito sulle cronache circa un anno fa, c’erano migliaia di foto di ragazze (molte delle quali minorenni) catalogate in cartelle denominate “Cagne”, “Il canile”, “Bagasce con nome e cognome”, “Bagasce senza nome”, “Non sapevo fosse minorenne”, “Degradoland”, “Acazzoduro”.

Stamattina, la polizia postale, ha suonato il campanello di trentasette abitazioni sparse tra Campania, Lazio, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Puglia, Sicilia, Calabria, Marche, Abruzzo, Veneto, Toscana, Liguria, Trentino Alto Adige.

Trentatré persone sono state denunciate e tre arrestate. L’operazione è il risultato di un’indagine partita dalla polizia postale di Salerno. L’accusa è quella di diffusione di materiale pedopornografico che avveniva tramite condivisione di un file denominato “Bibbia 3.0”. In questo file, finito sulle cronache circa un anno fa per via di alcune inchieste de Il Giornale, Il Fatto e NextQuotidiano, c’erano migliaia di foto di ragazze (molte delle quali minorenni) catalogate in cartelle denominate “Cagne”, “Il canile”, “Bagasce con nome e cognome”, “Bagasce senza nome”, “Non sapevo fosse minorenne”, “Degradoland”, “Acazzoduro”.

La maggior parte delle foto erano state condivise da ragazzi che avevano diffuso il materiale video e fotografico delle ex fidanzate in alcuni gruppi Facebook quali Pastorizia never dies, Welcome to favelas, Degradoland, Acazzoduro, Unlucky Gore (attualmente quasi tutti chiusi).

In molti casi, non c’erano solo nomi e cognomi delle ragazze, ma anche indirizzi di casa e numeri di telefono. C’era, addirittura, chi condivideva foto della sorella di 12 anni. La Bibbia 3.0 è stata oggetto di numerose denunce in tutta Italia, ma al momento questa è la prima operazione importante della polizia per fermarne la diffusione e individuarne i responsabili.

Attualmente è in corso un unico processo in Italia che vede sul banco degli imputati un ragazzo romano, denunciato dalla ex fidanzata, il quale avrebbe diffuso le immagini della ex nei gruppi chiusi citati, immagini poi finite nella Bibbia 3.0. Il pm ha chiesto per lui 4 anni di carcere e si attende la sentenza nei prossimi mesi. È il primo processo per revenge porn nel paese.

Fino a un anno fa numerosi utenti continuavano a diffondere la Bibbia scrivendo messaggi quali “Denunciate pure” ,“Possono scrivere quanto vogliono, non ci prenderanno mai”, “Adesso continuo a condividerla, che mi vengano a prendere”, “Lasciateli scrivere, noi troviamo la versione 3.1, forza!”. A quanto pare, il vento sta cambiando.