Lapo Elkann: «Giuro vi farò volare»

A 40 anni ha cambiato amici e colleghi, ora riparte da sé per dare una mano a costruire un paese fondato sulla bellezza

Lapo Elkann, foto Giovanni Gastel. Occhiali ITALIA INDEPENDENT, Blazer su misura SARTORIA RUBINACCI


In questo servizio fotografico manca uno scatto, quello di Lapo Elkann che “si aggiusta” allo specchio, mentre si prepara in camerino: ha in mano un pettinino e meticolosamente allinea i capelli ingellati, fissando lo sguardo sul suo sé riflesso, mentre aspira una Marlboro, come un divo del cinema anni Sessanta. Anche se, seguendo le sue fragorose cadute e le altrettante risalite accelerate, ho capito che Lapo a recitare non è proprio buono. «Meglio fare, lavorare», dice oggi che è entrato negli “anta” da pochi giorni. Per questo mi avverte subito che non gli va di parlare dei fatti suoi, né mettersi a fare la vittima: vuole fare due chiacchiere sui nuovi progetti – uno su tutti quel Garage Italia Customs, che ora apre a Milano – e sulla sua ricerca di equilibrio. Leggetelo qui, e non cercatelo né su Instagram – «Ci sono con un account segreto, sono curioso come tutti della vita degli altri, ma non ho più voglia che gli altri si facciano i fatti miei» –, né su altri social. Perché da lì se n’è andato.

Lapo Elkann, foto Giovanni Gastel.

Hai appena festeggiato i tuoi primi 40 anni…
Sì, bello, ma un po’ di apprensione c’è stata.

Apprensione?
Sono a un bivio, ci sono un sacco di cose che avrei voluto fare e non ho ancora fatto, ma sono comunque contento di aver aspettato fino ad ora.

Perché?
Perché le avrei fatte male. Soprattutto per quello che riguarda il lato emotivo della mia vita, ci sono cose per cui adesso mi sento pronto: avere una relazione stabile con una donna, fare dei figli.

Lato emotivo a parte, hai qualche altro progetto da realizzare?
Voglio concentrami sulle cose che sento veramente, non più su cose futili, e soprattutto circondarmi di persone di cui mi fido. In passato ho commesso molti errori da questo punto di vista, sia sul lavoro sia nel privato.

Lapo Elkann, foto Giovanni Gastel. Occhiali ITALIA INDEPENDENT, blazer con logo SARTORIA RUBINACCI per Garage Italia Customs, camicia su misura VITTORIO LEMMI di Perugia

Ho letto che hai rivoluzionato i vertici delle tue attività. Non dev’essere stato facile.
Sì, ma era necessario. Mi ha fatto male sul momento, ma ero consapevole che si trattava della scelta giusta per aiutare le mie aziende: non volevo lasciarle in mano a persone che più che risolvere i problemi, avevo l’impressione ne creassero.

Immagino tu non ci abbia dormito la notte.
Ho passato mesi molto duri: l’ultimo anno è stato difficile, pesante, sia professionalmente sia personalmente.

Hai comunicato loro di persona il cambio di squadra?
Sì, singolarmente in privato, non davanti a tutti.

E ora inizi a “vedere la luce”?
Piano piano, ma l’energia – per fortuna – è completamente diversa.

Per festeggiare hai fatto le cose in grande?
No, ho festeggiato in piccolo, solo con i veri amici, quelli dei tempi della scuola, del collegio e del militare. Pochi, ma buoni.

Ho vissuto velocemente, sia i periodi felici che quelli bui

Ora che hai 40 anni, hai finalmente capito cosa vuoi fare da grande?
Ho capito tardi cosa amo fare e cosa so fare, e soprattutto di chi mi voglio circondare. Lavoro su molte cose – Independent Ideas, Italia Independent, Garage Italia Customs, la fondazione LAPS – e devo veramente circondarmi delle persone giuste.

Arrivato agli “anta” ti senti ancora un giovane?
C’è ancora in me il Lapo bambino che scalpita, ma a 40 anni non si è più giovani, si inizia a essere vecchi. Anche se in Italia a questa età continuano a definirti un ragazzino, la realtà è che quando ci sediamo e parliamo con i millennials siamo dei vecchietti.

Come si conserva la creatività invecchiando?
Il vero talento oggi è quello di sapersi circondare di gente brava, che rafforzi quello che vuoi costruire.

Parli come un allenatore di calcio…
Più che allenatore, credo oggi di sapere meglio quali sono i miei punti di forza e quali i limiti. Mi piace motivare gli altri, avere un confronto con persone di qualità e non con gente debole, con cui il confronto non esiste, perché hanno paura. Voglio essere spronato, voglio che mi facciano vedere cose diverse. Nell’ultimo periodo ho passato molto tempo in Italia e in un futuro prossimo vorrei stare di più all’estero. I nuovi progetti delle mie aziende mi permetteranno di essere più internazionale.

Lapo Elkann, foto Giovanni Gastel. Occhiali ITALIA INDEPENDENT, Blazer su misura SARTORIA RUBINACCI

Non conoscendo come funziona la creatività di un’azienda, mi diverte immaginarti come un moderno Archimede Pitagorico, che s’inventa cose nel suo studio.
Beh, sarebbe bello, ma la realtà è parecchio più complicata.

La creatività per funzionare, forse, ha anche bisogno di cadute e rinascite, up & down di vita e lavoro. È così?
Avrei preferito che i down personali fossero meno (Lapo fa una piccola risata, forse amara, ma pur sempre una risata, nda), ma visto che ci sono stati, quel che conta ora è trarre un vantaggio da queste esperienze. Credo che gli up & down siano frequenti nelle persone che, come me, si considerano buone e molto emotive. Oggi sono consapevole di quello che mi può aiutare nello sviluppo delle mie idee.

Come lavori attualmente?
Faccio più ricerca di quanto facessi prima, non mi fido più solo del mio istinto: sono tornato a “mettere le mani in pasta” nel lavoro, proprio come agli inizi, ed è una cosa che mi mancava. In giro c’è così tanta competizione e un mercato agguerrito, che occorre essere dettagliati e precisi, tanto nella ricerca che nello sviluppo.

Lapo Elkann, foto Giovanni Gastel. Completo su misura SARTORIA RUBINACCI, camicia con collo a punte CHARVET

Un lavoraccio…
Essere creativi non significa più essere leggeri. Per costruire leggerezza ci vuole molta serietà. Non ci si siede, o si sdraia, aspettando che arrivi un’idea nuova.

E in Italia c’è abbastanza serietà?
Sì, anche se non basta l’Italia per lavorare, oggi. Qui stiamo iniziando una grande avventura con Garage Italia Customs, che apre proprio in questi giorni – ha sede in quella che era la stazione del futuro Agip voluta da Enrico Mattei, che ho comprato all’asta e restaurato –, che è a Milano, in Italia, ma vuole essere un luogo (grazie all’aiuto di Michele De Lucchi e Carlo Cracco) dove portare cultura giovane, fresca e soprattutto internazionale, che possa essere di esempio per qualcosa che un domani sia replicabile in America o a Dubai. Come c’è stato l’Hard Rock Café della musica, con questo nuovo progetto ci sarà per la prima volta una sorta di Hard Rock Café dell’auto e del motion: il concetto, tanto caro al mio bisnonno, il Senatore Agnelli, quando parlava di Fiat, di movimento in cielo (aerei), terra (moto e auto), mare (barche).

Come è nata l’idea di prendere questo posto?
Ci passavo spesso davanti in macchina, andando a prendere l’autostrada, ed era una stazione abbandonata. Mi sono informato, ho chiesto perché era così e cos’era, e poi c’è stato un lungo percorso fatto di sfide e concorrenti, e alla fine siamo riusciti a vincere.

Cosa vorresti diventasse?
Vorrei mostrare un’Italia alla “Hollywood”, un’Italia che uno dica “wow”, non il solito luogo freddo e noioso. Vorrei offrire alla città un posto unico come questo, usando una delle mie qualità lavorative, che è quella di abbellire macchine.

Questo è un progetto molto ottimista, ma se tu avessi un fratello di vent’anni di meno gli consiglieresti di restare in Italia per realizzare i propri sogni?
Gli consiglierei solo di fare quello che ama, e se quello che ama lo può fare qui, tanto meglio. Se uno lavora sul “bello”, l’Italia è un perfetto trampolino, anche se rischioso.

Tu hai rischiato?
Sì, molto, investendo in Italia, sia emotivamente che professionalmente. Lavorare e creare in questo Paese è sempre una sfida, ma fare l’imprenditore creativo lo è comunque, quindi va bene farlo qui.

Un rischio che sicuramente ti sei preso è quello di suscitare reazioni anche molto offensive nei tuoi confronti, da parte di chi ti segue…
Come hai visto mi sono tolto da Instagram e da Facebook da un po’, perché non mi si addicevano più: non ho più voglia di mostrare chi sono, dove sono, come mi vesto, quanto viaggio. L’edonismo non è più parte della mia comunicazione: ho deciso di fare tre passi indietro con la mia persona, e dieci avanti con le mie aziende. Preferisco parlare di meno e fare di più, oggi cerco di uscire sui giornali per far parlare di ciò che ho fatto, meno in prima persona… a parte questa intervista! (Ride) Ho imparato a dire molti no, soprattutto a chi cercava di disturbare la mia privacy, e da quando li dico lavoro molto meglio.

La tua fondazione LAPS fa parte di questo “abbandono dell’edonismo”?
Significa “Libera Accademia per Progetti Sperimentali”, e LAPS ha una riga sopra, proprio a voler dire che è una “fondazione No Ego”, che vuole aiutare il prossimo. Mi occupo di bambini con problemi di dislessia, iperattività, e cerco di aiutare i ragazzi con disabilità a rientrare nel mondo dello sport. È una fondazione che si concentra sull’Italia: voglio vedere e toccare con mano ogni giorno i problemi che stanno a pochi metri da casa.

Ho passato un anno difficile, sul lavoro e personalmente. Ma ora sento un’energia diversa

Riesci a sfruttare la tua creatività anche in un contesto del genere?
Lavorando con i bambini, c’è già un sacco di creatività nell’aria, bisogna solo essere capaci di leggerla. Per esempio, un bambino vittima di abusi riesce ad esprimere la propria sofferenza con l’uso dei colori.

La Settimana della moda di Milano è appena passata. Sei andato a fare un giro alle sfilate, oppure alle feste?
No, nulla.

Una nuova attitudine, quasi monacale…
No, non sono un monaco. Non vado a niente e non seguo niente, perché mi sono un po’ rotto, e arrivato a quarant’anni voglio cose vere. Non voglio gente che mi ferma per spiegarmi quanto sono figo o bello, non ho bisogno di farmi leccare il culo. Voglio solo stare bene, avere un equilibrio, incontrare la gente in un contesto dove si possa parlare.

A settembre sei stato a Venezia e non si parlava d’altro che del tuo look, per via di quelle strane scarpe, tipo delle ballerine…
Sì, ma chissenefrega.

Esiste ancora uno “stile Lapo” nel vestirsi?
Certo, sono fedele a Rubinacci, sarto e amico napoletano, e a una camiceria di Perugia. Poi le scarpe rimangono un mio feticcio, ne ho tantissime.

Circa questo tuo “volere cose vere”, hai qualche modello di riferimento?
Se penso a un progetto etico mi vengono in mente Bill e Melinda Gates, se parliamo di sviluppo aziendale penso a Richard Branson.

Lapo Elkann, foto Giovanni Gastel. Occhiali ITALIA INDEPENDENT, blazer con logo SARTORIA RUBINACCI per Garage Italia Customs, camicia su misura VITTORIO LEMMI di Perugia

E se pensi a un grande comunicatore?
Papa Francesco, perché riesce a rendere semplici concetti complicati. La sua recente presa di responsabilità sulla pedofilia nella Chiesa mi ha molto colpito, era da tempo che aspettavo parole del genere.

Parlavamo dei tuoi 40 anni prima. Fra altri 40, riesci a immaginarti ottantenne?
Non è facile, anche se ho avuto la fortuna e la sfortuna di vivere molto velocemente e intensamente sia gli alti che i bassi della mia vita. Per questo, anche se ne ho 40, spesso me ne sento 70, di anni.

Da amante della velocità – a partire da quella delle macchine – credi che sia possibile andare avanti sempre col piede pigiato sull’acceleratore?
No, diventa una malattia e un pericolo. Va trovato un equilibrio, ed è quello che oggi cerco più di tutto il resto.

Puoi decelerare andando in bici…
Oppure in Vespa.

L’edonismo non fa più parte di me, mi sono tolto dai social e non mi mostro più in giro. Voglio cose vere

Già, un tuo storico pallino. Sei riuscito a metterci le mani sopra?
Ci sto provando, mi piacerebbe molto, così come vorrei lavorare con tanti altri marchi. Mi sento molto legato alla Piaggio: il mio primo lavoro è stato quello di operaio – con il nome di Lapo Rossi (!) – in catena di montaggio, all’interno di una fabbrica dell’azienda.

Ti piace l’evoluzione della Cinquecento, di cui tu sei stato un fautore del rinnovamento?
Continuo a preferire la piccola alle nuove, più grandi, la sento più mia. Come sento mia la Abarth: quando la vedo, ho subito voglia di guidarla. In città è meglio della Ferrari.

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