Untraditional - Fabio Volo
Recensioni

Untraditional
Fabio Volo

Fabio Volo è un personaggio che o si ama o si odia. E quando lo si odia, lo si odia a tal punto che alla fine non si ricorda più manco il perché. Resta comunque uno degli scrittori più letti e comprati in Italia, oltre a essere una delle voci più ascoltate alla radio. Adesso debutta con la sua prima serie tv, da lui scritta e interpretata sullo stile delle grandi comedy televisive americane. Non è un caso infatti che la primissima scena sia proprio ambientata a New York, facendo il verso alle grandi commedie romantiche hollywoodiane.

Purtroppo, nonostante tutte le eventuali, ipotetiche, auspicabili buone intenzioni, Untraditional fornisce cartucce agli haters: con comicità a volte vacua e zuccherosa, a volte pecoreccia e stantia (la battuta sulla vasectomia che toglierebbe la virilità a un uomo facendogli venire di colpo la vocina dei Chipmunks, beh, è degna di una commedia sexy anni ’70 con Alvaro Vitali, genere che ai tempi però aveva ben più umili aspirazioni), la serie risulta semplicemente un’occasione come tante per ammucchiare una sfilza di gag con i compagnucci VIP che più VIP non si può (Giuliano Sangiorgi! Selvaggia Lucarelli! Paola Iezzi! Persino un disorientato Quentin Tarantino, che forse non aveva ben capito cosa stesse facendo o in cosa fosse finito). E non c’è alcuna possibilità di sotteso lirismo, in nessun momento viene mai offerta al pubblico alcuna riflessione personale sulle cose della vita come succede invece per i modelli a cui la serie pare ispirarsi (Louis C.K., per esempio, il più grande di tutti). Un divertissement per Volo e i suoi amici, ma, ahimé, non altrettanto per lo spettatore.

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