Fixion - Trentemøller
Recensioni

Fixion
Trentemøller


Un messaggio per i seguaci del Trentemøller di dieci anni fa: il ragazzo l’ha rifatto. L’ultimo nato, Fixion, conferma definitivamente la febbre post-punk che tre anni fa, con Lost, ha cominciato ad attaccare le difese immunitarie del danese. Il fatto che esistano altre formazioni post-punk danesi — una su tutte, i Lust for Youth —abbastanza note da suonare all’estero, può voler dire che in zona il genere sia più di moda che altrove, ma è chiaro che qui ci troviamo di fronte a una scelta già presa a priori. Da pilastro della cupa elettronica nord europea, Trentemøller sembra aver imboccato una strada colma di citazioni retrò e manierismo sistematico. Stupendi i tappetoni di strings, le batterie sintetizzate e i bassi anemici alla Joy Division. È un peccato, però, che due braccia tanto robuste siano state rubate (definitivamente?) all’elettronica e a tutto ciò che riguarda il suo futuro.

Questa recensione è stata pubblicata sul Rolling Stone di settembre. Clicca sulle icone qui sotto per leggere l’edizione digitale.
rolling-appstorerolling-googleplay

Altre notizie su: