Tekken 7 - Bandai Namco
Recensioni

Tekken 7
Bandai Namco


Il mondo dei picchiaduro si divide tra quelli che pestano sui bottoni (equivalente del rullare nel biliardino) e quelli che vogliono portare i colpi nella maniera più netta ed efficace possibile. Tekken 7, ultima edizione della saga nipponica nata nel 1995, fa di tutto per coccolare la seconda categoria. Una delle qualità di questa serie, infatti, è quella di avere sempre premiato un tipo di combattimento più tattico, meno ignorante insomma.

Ma questo non significa che Tekken 7 non continui a essere un trionfo di fantasia: un mix tra gameplay perfetto, controlli intuitivi, narrazione stravagante e grafica potente. Dal punto di vista della (tortuosa) storia, questa edizione racconta la fine del clan Mishima, in quella che si profila come la battaglia definitiva tra padre, figlio e nipote. Un finale per questa famiglia, ma non per l’intera serie, forse. Tekken 7 introduce anche un tale Claudio Serafino, dal discutibile gusto nel vestire, che di mestiere fa l’esorcista. Del resto è italiano.

Due nuovi meccanisimi di gioco potrebbero indispettire i puristi, ma a parte questo Tekken 7 dà subito una sensazione familiare, una versione ancora più spettacolare e fluida del titolo che ci fa divertire da oltre 20 anni. E come nel recente e splendido Injustice 2, una solida e bizzarra story mode rende Tekken 7 appetibile anche per gli amanti del gioco in solitaria.

Insomma, nel giro di due mesi il genere picchiaduro – con questo gioco, il citato Injustice 2 e Arms – sembra avere ritrovato la forma di un tempo. Bene così: di una palestra dove sfogarsi tirando incredibili mazzate (virtuali) c’è ancora bisogno, in questo mondo.