The Interview - Seth Rogen, Evan Goldberg
Recensioni

The Interview
Seth Rogen, Evan Goldberg


È qui! È già un mezzo miracolo. Questo film era stato dato per morto, dopo che la Sony aveva ceduto alle minacce di guerra santa mosse dai Guardiani della Pace – un’organizzazione che secondo l’Fbi è legata alla Corea del nord. State a sentire: nessuno vuole andare a vedere una commedia e morire dal ridere in senso letterale. Ma del resto, chi è che vuole sembrare una femminuccia?

(Ecco la scena del film che ha fatto infuriare Kim Jong-un).

È per questo, credo, che la Sony ha ritirato la testa fuori dalla sabbia. Ha smesso di negoziare con i terroristi che avevano messo l’azienda in scacco a forza di attacchi informatici e minacce di attentati in stile 11 settembre. Spinta dai difensori della libertà di parola – una schiera che va da George Clooney al presidente Obama – Sony ha quasi cambiato idea e ha distribuito The Interview in qualche centinaio di cinema indipendenti in giro per gli Stati Uniti.

Ok, lo so: è poca roba rispetto al piano di distribuzione originale di questa commedia su due giornalisti televisivi (Seth Rogen e James Franco) arruolati dalla Cia per assassinare il leader supremo della Corea del nord, Kim Jong-un. Ma, hey, insomma, è già qualcosa. Rogen ha twittato: “La gente ha parlato! la libertà ha prevalso! La Sony non si è arresa! The Interview sarà nei cinema che vorranno proiettarlo nel giorno di Natale!”.

Eccolo:

Va bene. E quindi? Ora The Interview deve reggersi da solo – visto che è diventato il film dell’anno per ragioni che non hanno niente a che fare con il cinema.

Non so quale film di satira possa reggere da solo il peso di rappresentare la libertà di espressione in America. The Interview di sicuro non può farlo. Ha una sola missione: far pisciare addosso dal ridere gli spettatori. E in questo ce la fa, è davvero divertente. Non potrete che fare il tifo per The Interview, anche quando le battute non riescono del tutto (o diventano ripetitive).

Ecco lo schema: Dave Skylark (Franco) e il suo aspirante producer Aaron Rapoport (Rogen) hanno un loro programma tv, Skylark Tonight. Quando scoprono che Kim Jong-un è un loro fan gli chiedono un’intervista, nella speranza di poter finalmente diventare dei giornalisti di un certo prestigio. Si stanno preparando per volare a Pyongyang quando i loro piani cambiano di colpo: la C.I.A., rappresentata dall’agente Lacey (Lizzy Caplan, la adoro), li arma con un veleno letale e rapidissimo, che si trasmette con una stretta di mano. Una missione semplice, se ti chiami James Bond. Un po’ meno se sei Dave e Aaron.

È stupido, di dubbio gusto e impossibile. Lo so. Ma insomma, nessun neo-nazi ha minacciato attentati quando Quentin Tarantino ha ucciso Hitler in Bastardi senza gloria (2009).

È una farsa, ragazzi. Fin dalla prima scena, nella quale una scolaretta nordcoreana canta di fronte a Kim una canzone sugli americani che affogano nel loro stesso sangue. The Interview fa di tutto, a volte troppo, per andare oltre i limiti. Ma almeno Rogen e l’altro regista Evan Goldberg si sforzano di andare oltre alle battute banali che fanno vincere facilmente al botteghino.

Mi sarebbe piaciuto che il film avesse indugiato un po’ di più sul senso di fratellanza che si sviluppa tra Dave e Kim (tutti e due adorano Katy Perry). Kim, interpretato dal miglior Randall Park, è solo e ridicolo come il padre, Kim Jong-il, nella parodia del 2004, Team America: World Police. Franco dà una dolcezza genuina al suo personaggio e le sue scene con Kim lasciano intravedere delle grandi possibilità, che però vengono demolite dalla discesa del film verso botti pirotecnici in stile 007.

A conti fatti, The Interview trova il punto d’incontro tra il divertimento sboccato e la satira pungente. È merito di Franco e Rogen, che sanno essere divertenti, ma anche decisi e ambiziosi. È così che si fa, in America.

Ma, in fondo, Rogen e Goldberg non potevano evitarci tutto questo casino mettendo, al posto di Kim, un altro dittatore di fantasia, uno di quelli determinati a sbarazzarsi per sempre dei diritti umani? Forse. Ma quell’istinto che porta a far di tutto pur di strappare una risata e pur di darle a qualche dittatore stronzo è qualcosa per cui val la pena di combattere. Kim vada pure al diavolo, se se la prende per una battuta.

È giusto ritirare dai cinema un film satirico? Dicci la tua.

 

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