Rick and Morty - Dan Harmon, Justin Roiland
Recensioni

Rick and Morty
Dan Harmon, Justin Roiland


La follia controllata di Rick and Morty – serie animata trasmessa da Adult Swim, di cui è in corso la seconda stagione – è frutto di due menti, Dan Harmon (creatore della serie tv Community) e Justin Roiland (attore, doppiatore, regista, autore e producer: notevole la sua foto su IMDb). Immaginate il meta-humour e i riferimenti pop che rendevano uniche le prime tre stagioni di Community – quando Harmon era stato licenziato da NBC, i due autori chiamati a sostituirlo avevano cercato di imitare la sua genialità comica, senza riuscirci, e Harmon era stato richiamato al comando – e mixatele con l’amore per la fantascienza di Futurama: quel tipo di parodia così accurata e colta che solo un vero affetto per il genere può ispirare.

In più, la coppia di personaggi che dà nome allo show, il nonno Rick e il nipote Morty, assomiglia molto a Doc e Marty McFly di Ritorno al futuro: un ragazzino trascinato da uno scienziato pazzo dentro impossibili avventure oltre il tempo e lo spazio. Con la differenza che Morty (cambia solo una vocale) non è un fichetto alla Michael J. Fox, che non vede l’ora di gigioneggiare su palco imitando Chuck Berry, ma un adolescente tanto timido e insicuro da sembrare un po’ ritardato – questo almeno secondo l’opinione di Rick: un nonno, si sarà capito, piuttosto particolare. E alcolizzato.

Si narra che l’origine di Rick and Morty derivi da un’idea che Roiland ha a lungo cercato di vendere ai network televisivi: le peripezie di uno scienziato che, tra le altre cose, costringeva un ragazzino a leccargli le palle ogni volta che la coppia (stiamo sempre parlando di scienziato e ragazzino) incontrava un problema. Dan Harmon, solitamente personaggio poco arginabile (oltre a Community, era stato silurato anche dal Sarah Silverman Program) per una volta ha trovato in Roiland qualcuno più pazzo di lui, e ha deciso di aiutarlo a rendere lo show un po’ più commerciale (Roiland, tra l’altro, dà voce sia a Rick che a Morty, con risultati grandiosi). Questo non vuol dire che Rick and Morty non sia lo stesso gioiosamente folle. Ma la trama di ogni episodio, sempre piuttosto complessa, procede per rigorosi passaggi logici – per quanto arditi – e lo show riesce a trovare il difficile punto di equilibrio tra la fiducia nell’intelligenza del pubblico e la sensibilità del capire quando uno scherzo è durato troppo.

L’aspetto avventuroso è solo uno degli aspetti che rendono Rick and Morty una delle cose più intelligenti, cool e sovversive in circolazione. Il resto della famiglia di cui fanno parte i due protagonisti sembrerebbe ricalcare tante altre famiglie animate americane: dai Simpson (o forse bisognerebbe partire dai Flinstones?) passando per i Griffin, American Dad, ecc., fino ad arrivare a Mr Pickles – la più estrema di tutte, quella che ha come star un cane satanista.

Ma mentre Seth MacFarlane, per fare un nome, non sembra in grado di muoversi troppo sullo spettro del drammatico, e le debolezze diventano sempre e soltanto qualcosa da ridicolizzare, in Rick and Morty ogni personaggio sembra nascondere dentro di sé qualche trauma, che gli autori sentono di dover rispettare: Jerry, il padre di Morty, è disoccupato e considerato un perdente dal genero, Rick; Beth, moglie di Jerry e figlia di Rick, ha un problema con l’alcol e forse ha smesso di amare il marito; Rick insulta apertamente il nipotino Morty e non ha alcuna considerazione di nessuno, se non se stesso; e Summer, la sorella di Rick, è superficiale, venale e anaffettiva. La seconda serie sottolinea parecchio questo aspetto dark sempre sul punto di affiorare, come nel finale realmente, inaspettatamente doloroso della puntata intitolata Total Rickall.

Su IMDb Rick and Morty ha un voto medio di 9,2, ed è al quattordicesimo posto della classifica dei 250 migliori programmi tv di sempre, dietro soltanto a show come Breaking Bad, Game of Thrones, The Wire, The Sopranos e True Detective. Per dire.