Power Rangers  - Dan Israelite
Recensioni

Power Rangers
Dan Israelite


Negli anni dei sequel, dei remake e dei reboot, una seconda occasione non si poteva sicuramente negare ai Power Rangers, idoli indiscussi della televisione pomeridiana di metà anni ’90. Certo, far tornare fighi dei personaggi che indossavano una tuta di lycra è un lavoro che richiede molta dedizione, ma Dean Israelite ce l’ha messa tutta. Forse esagerando un pochino.

Per buona parte del film si raccontano le vicende personali dei cinque protagonisti, alle prese con famiglie difficili e problemi a scuola, alternate al training a cui sono sottoposti dopo aver trovato le mitiche sfere, e che li porterà a trasformarsi finalmente in ranger (tranquilli, niente lycra questa volta). Il nemico da sconfiggere è Rita Repulsa, ma prima della battaglia finale, di cose non troppo interessanti ne capitano tante. Siamo dunque distanti dalle lunghe lotte edulcorate a cui eravamo abituati e ci troviamo di fronte a una versione decisamente più teen drama. Che va bene se siete teenager, ma mettetevi nei nostri panni.

Il film punta poco sull’effetto nostalgia e cerca di costruirsi un pubblico nuovo: se state andando a vederlo per assistere a combattimenti con scintille, acrobazie improbabili e pistole a raggi laser, rimarrete delusi. Lo scontro finale c’è, ma arriva tardi e soprattutto dura poco. Solo una cosa rimane fedele all’originale e ci piace molto: l’assurdità camp con la quale sono disegnati i mostri. E proprio questo ci sentiamo di dire pensando ai sequel che verranno: non c’è niente di male nei combattimenti trash. Soprattutto se sulle note di Power di Kanye West.