Pixels - Chris Columbus, Adam Sandler
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Pixels
Chris Columbus, Adam Sandler


Chris Columbus (Mamma, ho perso l’aereoMrs. DoubtfireHarry Potter e la pietra filosofale) pensava di aver trovato la gallina dalle uova d’oro quando, di fronte a un cortometraggio francese intitolato Pixels, vide la possibilità di spaccare tutto utilizzano i personaggi tratti dai videogiochi anni ’80. Una figata vero? Ecco, purtroppo il buon Chris non aveva tenuto conto della maledizione dei videogame su grande schermo, una costante che dura da più di trent’anni. Ogni volta che qualche regista tocca gli eroi dell’arcade, fallisce miseramente con ignominia. Una catastrofe che non ha risparmiato i vari Super Mario Bros., Mortal Kombat, Street Fighter e Silent Hill. Tutti veramente orrendi.

Ma qui c’è qualcosa che si salva, tanto per cominciare lo spunto all’origine: gli alieni invasori, che mal interpretarono un messaggio inviato dalla terra, usano Pac-Man, Donkey Kong, Centipede, Galaga per distruggere il nostro pianeta. Tutto ciò che questi giganteschi svaghi toccano si sgretola in centinaia di pixel luminosi. Solamente lo smanettone ormai quarantenne Sam Brenner (Adam Sandler) potrà salvarci da un’invasione tanto colorata quanto devastante. Persino l’inventore giapponese di Pac-Man, Tohru Iwatani (Denis Akiyama), cerca di arrestare la furia distruttrice, sfortunatamente rimettendoci un braccio.

Inutile annoiarvi su quanto gli effetti visivi riescano comunque a far divertire, o quanto rivedere le sale giochi piene zeppe di ragazzini sia effettivamente una pugnalata nostalgica al cuore di chi era abituato a spenderci lo stipendio (ovviamente di papà). Ciò che manca è la storia, un filo conduttore che leghi le terribili uscite di comici ormai al tramonto come Sandler o Kevin James, astri nascenti come Josh Gad o semplici attori di moda come Peter Dinklage. Persino la storia d’amore che coinvolge il protagonista e Michelle Monaghan puzza di vecchio, in quella che può essere considerata una delle occasioni sprecate più eclatanti dell’ultimo periodo.

In tanti ci speravano, ma per far ritornare con dignità i miti delle console che furono è meglio scaricarsi un emulatore sul proprio computer, per poi consumarne la tastiera. Finché game over non ci separi.

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