Pansonica - Marlene Kuntz
Recensioni

Pansonica
Marlene Kuntz


È sempre tempo di anniversari e celebrazioni. Però c’è modo e modo di operare, specie all’interno della pigra discografia italiana, restia a intraprendere quella strada redditizia di ristampe accresciute, live d’epoca, pubblicazione di inediti tanto battuta dal rock angloamericano (si pensi solo ai recenti cofanetti dedicati a Bob Dylan, a Crosby, Stills, Nash & Young, ai Led Zeppelin).

I Marlene Kuntz, che nelle curiosità ci sguazzano (dalle Spore agli svariati ep che punteggiano la loro carriera) a 20 anni dall’esordio con Catartica scelgono un modo inconsueto di festeggiarne il compleanno. Invece di proporre una facile accozzaglia di demo o remix, recuperano sette brani altrimenti inediti – a parte Donna L, già in versione live nel mini cd Come di sdegno del 1998 – risalenti al periodo compreso tra il primo album e il successivo Il vile (1996), e li rieseguono oggi.

Il risultato? Pansonica, un disco praticamente nuovo, suonato con freschezza e rabbia degne di un’età più verde, dal quasi hardcore furibondo di Donna L, con echi dei Birthday Party, ai sentori di Kool Thing dei Sonic Youth nel noise ben temperato di Sotto la luna, al romanticismo di Oblio.

Il tutto incorniciato dalla feroce (auto)ironia di Cristiano Godano nella surreale e rocciosa Sig. Niente («C’è chi proprio non ha niente/E te lo mette in mente/Il niente della mente») e nella spassosa Capello lungo («Nessun pare capisca/La sua arte è indigesta/Chissà perché lo fa?/Ecco un altro maudit: che vuoi, c’est la vie»), dalla bella coda psichedelica. Pansonica è un tributo di tutto rispetto alle radici del suono Marlene Kuntz.