Good Time OST - Oneohtrix Point Never
Recensioni

Good Time OST
Oneohtrix Point Never


Robert Pattinson ha descritto Good Time, nuova pellicola in cui è protagonista, come «un film hardcore sulle rapine in banca e su un uno psicopatico davvero disturbato del Queens». Pare sia la performance più significativa nella carriera del belloccio di Twilight, ma quel che importa è che qualcuno si è già accorto della colonna sonora. Oneohtrix Point Never arriva stavolta dove nemmeno Clark era riuscito con The Last Panthers, uscito anche lui per Warp.

Sempre di una rapina si parla, ma qui lo sfortunato protagonista vive un incubo a occhi aperti, dovendo tirare fuori di prigione il fratello dopo un assalto a una banca finito male per colpa sua. Con queste premesse, Daniel Lopatin (OPN) è chiamato a dare un senso al tunnel mentale di un personaggio che ritorna in maniera ricorsiva alle stesse conclusioni malate. Un errore che, come nelle CPU dei computer, al termine di ogni ciclo di calcolo si carica di ulteriori errori, facendo sprofondare la psiche negli abissi più reconditi dell’ansia e della depressione (il titolo del film è geniale). Niente più disagi adolescenziali di Garden of Delete, quindi, né tantomeno l’accelerazionismo con cui ci siamo tanto sbrodolati un paio di anni fa.

OPN qui si fa adulto per cercare di entrare in una mente che non è la sua, ma che non fatica troppo a capire. Gli strumentali sono cupi, striscianti, fortemente in debito con gli arpeggi elettronici anni ’80 (Entry to White Castle) ma con una coltre spessa di droni (The Pure and the Damned, con un commovente Iggy Pop) e noise (Adventurers) a seppellire il tutto – almeno fino al prossimo, improvviso attacco di panico (The Acid Hits). Roba che per i sound designer è meglio di YouPorn.

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