Snowden - Oliver Stone
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Snowden
Oliver Stone


Che opinione avete di Edward Snowden? È un patriota che merita il perdono presidenziale, oppure un traditore, come dice Trump? Nel film, che vede Joseph Gordon-Levitt intensamente impegnato nel ruolo del protagonista, Oliver Stone rimuove qualsiasi dubbio. Si tratta di Edward il santo, il cyber-nerd costretto all’esilio in Russia per avere divulgato documenti segreti della National Security Agency americana. Se questa vi sembra l’ottima occasione per Stone di scatenarsi contro l’Impero del male della sorveglianza totale, non fatevi illusioni: il regista tiene a bada il suo lato selvaggio per sostenere la causa di tutte le Gole profonde del mondo.

Nella pratica, questa scelta succhia via la vita da un film che, alla fine, ci racconta meno di quello che era riuscito a fare Citizenfour, il documentario di Laura Poitras del 2014: il territorio del biopic non è esattamente il luogo ideale per l’aggressività del regista di Wall Street e Nato il quattro luglio. La sceneggiatura segue gli eventi chiave nella formazione di Snowden: l’esclusione dalle Forze speciali per problemi di salute; l’esperienza presso la CIA, dove incontra Hank Forrester (un meravigliosamente matto Nicolas Cage), consulente allontanato per avere detto la verità. La figura chiave qui è Lindsay Mills (un’ispirata Shailene Woodley), la bellezza liberale che riesce a sciogliere le resistenze conservatrici di Snowden. Stone riduce il pantano etico a una sola domanda: è giustificato che gli Stati Uniti sorveglino i propri cittadini in nome della sicurezza nazionale? Implicazioni più vaste e più spinose vengono ignorate. Eppure sarebbero queste implicazioni, che oppongono la trasparenza alla geopolitica occulta, a essere degne di essere esplorate. La pensa così persino lo stesso Snowden. Sullo schermo afferma con tono piatto: “Non sono io, la Storia”. Andate a dirlo a Stone, che non va oltre la superficie e nasconde ogni provocazione.

La recensione è stata pubblicata su Rolling Stone di dicembre.
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