Lunga attesa - Marlene Kuntz
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Lunga attesa
Marlene Kuntz


Chitarre, distorsioni. Invettive. Comunicati preventivi di rivendicazioni delle proprie scelte e della propria matrice “rock” che sanno di esasperazione nei confronti degli “addetti ai lavori”, di fastidio all’idea di doversi confrontare con critica e opinionisti da social network. Improvvisi sfoghi adolescenziali (“Mi annoia la gente, quella che spande arroganza, quella cui manca la poesia, quella che si crede furba”). Poi, momenti di maggiore intimismo e ricerca lirica, ma vissuti in modo conflittuale: secondo il comunicato dal vago stile brigatistico, il gruppo si era imposto di evitare “direzioni particolarmente morbide”, ma poi le “canzoni più morbide sono arrivate lo stesso”. Però, si precisa, sono solo 3 su 12: in minoranza rispetto a chitarre, distorsioni, invettive.

è prevedibile che qualcuno parlerà di ritorno alle origini dei Marlene Kuntz

Tuttavia non si fa a tempo a ipotizzare una sorta di ritorno alle origini che il comunicato afferma: “è prevedibile che qualcuno parlerà di ritorno alle origini dei Marlene Kuntz”. D’accordo, abbiamo le spalle al muro. Ma esattamente, per quale motivo? Dei Marlene abbiamo gran considerazione, perciò non possiamo non prendere sul serio questa loro voglia di esser presi sul serio. Di fatto c’è una forte pulsione dimostrativa.

Ed è difficile scriverne senza farsene distrarre. A meno che non sia proprio questo il messaggio: i Marlene 2016 vogliono privilegiare suono e approccio. Sono la loro principale preoccupazione, da cui si fanno trascinare sino a giungere a una sorta di ingenuità giovanile, percepibile in testi che a tratti paiono scritti da 19enni (e lo diciamo senza sarcasmo – come avremmo fatto a 19 anni). Forse è un approdo. A una nuova Gioventù. Sonica.

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