L'uomo senza talento - Yoshiharu Tsuge
Recensioni

L'uomo senza talento
Yoshiharu Tsuge


Un uomo senza un lavoro, che ha abbandonato il mondo dei manga per vendere pietre in riva a un fiume. Senza successo. A casa, una moglie stanca e un bambino triste, entrambi affamati.

L’uomo senza talento di Yoshiharu Tsuge (Canicola Edizioni, pp. 224) è l’atteso sbarco in Italia di uno dei maestri giapponesi, un titolo definitivo del genere gekiga, termine che significa “immagini drammatiche”, nato in Giappone per indentificare un fumetto più adulto e, appunto, drammatico.

L’anno scorso Coconino ha avviato una collana intera al genere e ora Canicola arriva con questa iniziativa, che porta in Italia una storia amara e indimenticabile. Il suo protagonista è un perfetto inetto: senza lavoro, incapace di badare a sé o alla sua famiglia. E con un dubbio nel cuore, quello di essere inutile, il timore che la funzione di una persona ne determini l’esistenza stessa.

Inizialmente pubblicato tra il 1985 e il 1986 sulla rivista Comic Baku, L’uomo senza talento ha segnato l’apice della carriera di Tsuge, che da allora, un po’ come il protagonista del suo capolavoro, ha abbandonato i manga per darsi a vita privata.

Le vicende quotidiane, la miseria e le insicurezze sono raccontate con gelida precisione: nulla è fuori posto, tutto è credibile, tridimensionale. Un algido capolavoro.

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