Malammore - Luché
Recensioni

Malammore
Luché


Togliamoci subito l’unico sassolino che c’è nella scarpa: Luché, le ballad sentimentali, è meglio che le lasci perdere. Ma andiamo con calma. Non vuol dire che l’ex Co’Sang debba confinarsi in un vocabolario che comprende solo violenza, pistole e paura perché Napoli- la camorra- ecc. Anche perché, ben prima che il mondo scoprisse l’orrore del crimine organizzato, essere napoletani significava saper mettere gli amori in musica meglio di chiunque altro al mondo (‘O Primmo Ammore, vera perla dell’album). E allora dove sta il problema? Il problema sono le chitarrine da oratorio in Che Dio mi benedica o il tono fedeziano de Il Mio Ricordo o, più semplicemente, l’italiano forzato di entrambe. Il bello di Luché sta proprio nella napoletanità. Sta nelle rime serrate con dentro parole perlopiù incomprensibili ma tremendamente, come dire, musicali. È vero, il rap in generale si sta melodicizzando. Ma certe sviolinate lasciamole ai rapper usciti da YouTube, non agli scugnizzi dei vicoli di Marianella.

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