Eutòpia - Litfiba
Recensioni

Eutòpia
Litfiba


I Litfiba sono attenti a farti entrare nel loro mondo, lo capisci dal fatto che ti fanno accuratamente avere i testi delle loro canzoni in anteprima, una cosa che non succede spesso persino tra cantautori grandi e piccini che animano oggi la scena musicale nazionale. Un’ovvietà a pensarci, eppure, nei fatti, una forma di attenzione rara. Davanti all’11esimo disco della band, ha senso domandarsi che cosa sia questo mondo e soprattutto cosa possa rappresentare oggi.

Eutòpia prende il nome dal regno delle utopie realizzabili, è un viaggio nell’uber-Litfiba, una specie di esaltazione di forme di impegno che la band ha spesso inserito nei propri testi e insieme dell’edonismo massimo, della massima pulsione rock&roll, quella cosa che il duo vorrebbe graffiante, calda, pura. Una somma di declinazioni del lavoro di Pelù e Renzulli che procede pari passo con l’idea cantata della «somma di tutte le democrazie del mondo che sono esempi positivi per il bene che c’è da fare, un manifesto, un titolo che racchiude il bel luogo possibile. Si sogna e si lotta per gli altri ma con impegno», come ha dichiarato lo stesso Piero Pelù.

I pezzi si presentano musicalmente come un mix delle sonorità che la band ha già avuto modo di sperimentare nell’arco della carriera, qualcosa che sta sospeso tra chitarre e distorsioni violente e melodie divertenti e più pop. Il problema è: che senso ha tutto questo? Chi ascolta i Litfiba oggi? Non parliamo di fan, zoccolo duro e dei tantissimi che onorano una storia artistica lunghissima e in alcuni casi davvero interessante, parliamo del qui e ora, della contemporaneità, dell’oggi. Oltre a una sorta di omaggio posticcio alla musica del sudore, una visione che oggi risulta alquanto tamarra del fare rock, è difficile trovare altro e tutti i principi che lodevolmente sembrano animare Piero Pelù e che non possono non essere apprezzati, si perdono nell’odore di vecchio delle – professionali, rigorose, ben prodotte – canzoni dell’album. Niente di grave, a volte è semplicemente inevitabile.

Questa recensione è stata pubblicata su Rolling Stone di dicembre.
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