Luciferian Towers - Godspeed You!  Black Emperor
Recensioni

Luciferian Towers
Godspeed You! Black Emperor

I l gruppo post-rock con il nome più Dungeons & Dragons di sempre torna alla carica dopo due anni dal poderoso Asunder, Sweet and Other Distress. I canadesi adottano un breve manifesto, severo ma giusto, in cui invocano “La fine delle invasioni di paesi stranieri. La fine dei confini. Il totale smantellamento del complesso industriale-carcerario. Sanità pubblica, cibo e acqua sono beni inalienabili. Il silenzio eterno degli ‘esperti’ stronzi che hanno distrutto il mondo”.

A tale nettezza non corrispondono i riffoni a cui ci avevano abituato negli ultimi due dischi, seguiti a un decennio di silenzio. La direzione è altra: la quasi title track Undoing a Luciferan Tower assomiglia a uno strano incrocio tra l’incedere del Bolero di Ravel, l’ambient-cosmica anni ’70, una marcia funebre messicana con qualcosa di Richard Wagner spruzzato dentro. Un crescendo che si dispiega con soave teatralità: gesti lenti, lentissimi e trionfali. Bosses Hang è una suite divisa in tre parti: solenne, con un intermezzo quasi minimal prima di riprendere verso un climax sovraeccitato. Fam/Famine ha un retrogusto più improvvisato e si gioca tutta su un drone in cui si fronteggiano, impantanandosi, archi celestiali e grumi di chitarra distorta. Chiude un secondo trittico, Anthem for No State, che rimanda più chiaramente ai primi dischi del gruppo; anche questa culmina in un trionfo strumentale piuttosto suggestivo.

Ci sarà sicuramente chi troverà questa musica troppo cerebrale, indulgente o melodrammatica (per non dire di chi lamenterà l’impossibilità di essere un “gruppo politico” e strumentale allo stesso tempo), non importa: in tempi di Brexit, di Trump e ora di estremisti alla ribalta (anche) alle elezioni tedesche, queste suggestioni tra l’apocalittico e l’euforico funzionano bene.

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