Prima di domani - Ry Russo-Young
Recensioni

Prima di domani
Ry Russo-Young


Sarebbe facile scrivere di Prima di domani come se fosse solo un Ricomincio da capo per teenager, ma in questo film c’è qualcosa che ti tiene incollato allo schermo. L’adattamento del bestseller di Lauren Oliver, diretto da Ry Russo-Young sulla base della sceneggiatura di Maria Maggenti, lascia sfuggire qualche sentimento onesto dalla spessa gabbia della formula teen.

Zoey Deutch è un’eccellente Sam Kingston, una mean girl liceale che muore in un incidente d’auto. Si risveglierà la mattina successiva per ripetere quella giornata all’infinito, finché non imparerà qualcosa sulla vita. Ci riuscirà? Ma l’avete mai visto un film?

Ok, allora torniamo un attimo indietro. È la “Giornata di Cupido” nel liceo di Sam, una piccola struttura nel pittoresco Nordest Pacifico: la ragazza ha deciso di cogliere l’occasione per regalare la sua verginità al fidanzato super-sportivo Rob. Sam e le sue amiche Lindsay, Ally ed Elody guidano verso la scuola e sono molto eccitate dall’idea.

Russo-Young ci lascia sbirciare nella tipica crudeltà delle ragazze liceali mentre perseguitano la nerd Juliet Sykes (Elena Kampouris) e si beano della loro fragile coolness. Durante la festa, organizzata nella casa libera dai genitori da Kent McFuller (Logan Miller, bravissimo), un ragazzo innamorato di Sam sin dalla tenera infanzia, scoppia un gran casino. Volano parole grosse, e le ragazze decidono di andare via con un SUV a bordo del quale incontreranno il loro destino.

Il resto del film è tutto incentrato sulla lezione di vita che Sam imparerà osservando, una ripetizione dopo l’altra, che tipo di persona è diventata. La ragazza cerca di cambiare le cose in tutti i modi: è più carina con Juliet, rifiuta Rob per Kent, resta a casa la sera della festa. Ma il ciclo continua.

Nonostante tutti i cliché, Deutch ci fa appassionare alla storia di Sam recitando con sincerità e senso dell’umorismo. È abbastanza per arrivare alla fine di Prima di domani ed elevare il film sopra la media. È una magra consolazione, ma ce la faremo bastare.