Okja - Bong Joon Ho
Recensioni

Okja
Bong Joon Ho

C’è un po’ del cinema anni ’80 di Spielberg (vedi alla voce E.T.) e un po’ della magia di Miyazaki e del suo Totoro. C’è dell’horror, della comedy, della satira sociale: Okja (per la cronaca si pronuncia “Och-già”) è un mix di generi difficilmente classificabile. Che piaccia o meno Bong Joon Ho (The Host, Snowpiercer) è un regista dallo sguardo cinematografico e dal talento visivo unici. E il film colpisce: è libero, volutamente sgangherato, a tratti sopra le righe ma, in un modo tutto suo, arriva. Perché usa l’apparenza tenera della favola e la chiave del grottesco per lanciare un messaggio ecologista forte e chiaro contro il consumismo, l’allevamento intensivo degli animali e l’avidità delle multinazionali.

Okja è un miracoloso maiale grande come un ippopotamo creato in laboratorio dalla Mirando Corporation e affidato alla giovane Mija (la bravissima An Seo Hyun), che per 10 anni se ne prende cura sulle montagne della Corea del Sud. Quando la multinazionale decide di riprendersi il “super-pig” per proseguire il suo progetto la ragazzina fa di tutto pur di salvare il suo migliore amico e, insieme a un gruppo di animalisti, cerca di smascherare i piani della Mirando.

Al “sopra le righe” non fa eccezione nemmeno l’interpretazione del cast: da “due Tilda Swinton al prezzo di una”, nei panni delle gemelle senza scrupoli alla guida della compagnia, a Jake Gyllenhaal, zoologo sbarcato in tv sempre (troppo?) sull’orlo di una crisi di nervi, entrambi programmaticamente caricaturali e determinati a risultare odiosi al pubblico. A fare da contraltare c’è Paul Dano che interpreta il leader degli animalisti con un mix dosato di sensibilità e inquietudine, confermandosi uno degli attori più interessanti della sua generazione.

Il tutto è confezionato benissimo e con una grande attenzioni ai dettagli, a partire dal realizzazione in CGI di Okja. Magari non sarà il migliore Bong Joon Ho ma il film centra l’obiettivo. E probabilmente qualcuno ci farà un pensierino prima di mangiarsi la prossima fetta di salame.