DAMN. - Kendrick Lamar
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DAMN.
Kendrick Lamar


Kendrick Lamar ha voluto dare al suo DAMN. un’identità fortissima fin da subito, da prima che uscisse. Kendrick è furbo e sa quanto la componente LOL possa aiutare un album (o anche un’elezione presidenziale) a farsi strada per le intricate vie di Internet. Per cui già da giorni prima dell’uscita in giro sui Social era già tutto un pullulare di meme sull’espressione affranta di Kendrick in copertina e pure post SCRITTI. TUTTO. IN. MAIUSCOLO. CON. UN. PUNTO. DOPO. OGNI. PAROLA. Esattamente come i 13 pezzi nella tracklist.

Smaltiti i vari meme, com’è questo DAMN.? È puro entertainment senza punti morti, senza pezzi riempitivi che non riesci mai a capire del tutto o che pensi siano capricci dell’artista. No, qui ogni brano è potenzialmente un singolo. Kendrick si prosciuga quasi l’anima per mostrarci il numero impressionante di personaggi che può interpretare, di forme che può assumere il suo timbro vocale. Che poi questo eterno doversi mantenere in cima un po’ lo stia esaurendo e ce l’ha voluto dire con una copertina talmente iperbolica che fa quasi ridere, è un altro discorso. Fatto sta che la strategia sta pagando e Kendrick, trent’anni ancora da compiere, è il migliore rapper in circolazione oggi, capace persino di far passare quasi inosservato un disco marmoreo come Compton di Dr. Dre all’epoca dell’eccentricità free jazz di To Pimp A Butterfly (2015).

DAMN. però non è più eccentrico, DAMN. vuole essere bello, il più bello. E alla fine lo è terribilmente. Lo è anche perché, dicevamo, Kendrick può avere mille facce e in tutte può rimanere sempre sé stesso. È il ragazzino spaccone di DNA., il sognatore di YAH., il motivatore statuario di FEEL., il romanticone che però non ci crede troppo di LOYALTY. feat. Rihanna (sarà anche una mezza caricatura di Drake?), il gangster stanco di essere un gangster di HUMBLE. (è già il video dell’anno per quanto mi riguarda) e lo storyteller di PRIDE., omaggio più o meno celato a Connan Mockasin. L’unico timore guardando la tracklist era quella XXX. in collaborazione con gli U2, per paura che due mondi così distanti come il rock da stadio e l’hip hop potessero avere qualche attrito. Allarme rientrato anche lì, e anzi la voce nasale di Bono si intona perfettamente all’ambiente quasi trip hop che Kendrick gli ha fatto trovare arredato.

Banalmente, l’hip hop è diventato la musica più ascoltata al mondo. I rapper sono le nuove rockstar ma il mare si sta riempiendo di squali. Bisognava tenerli a bada: Kendrick ha solo ricordato a tutti chi sta in cima alla catena alimentare.

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