Il sentiero smarrito - Améle Fléchais
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Il sentiero smarrito
Améle Fléchais


Della serie “servizio pubblico”, questo mese si parla di un libro per bambini un po’ matti. Il sentiero smarrito, edito da Tunué, racconta una caccia al tesoro di classe nei boschi che va fuori controllo.

Un gruppo di bambini – “mister so-tutto-io”, suo fratellino che si crede un robot e il loro amichetto figlio di un cacciatore – decide di staccarsi dal gruppo principale, certo di poter vincere grazie a una scorciatoia. Si ritrovano invece nel pieno del bosco, elemento di terrore essenziale nelle fiabe, in un mondo parallelo fatto di esseri parlanti e magici. Lo stile dell’autrice francese Amélie Fléchais, di cui Tunué ha pubblicato anche la versione alla rovescia di Cappuccetto Rosso (Lupetto Rosso), rispecchia questa dualità tra mondi, alternando un ruvido bianco e nero a tavole piene di colori tenui, mentre uno dei tre ragazzini diventa un robot dagli occhi rossi e il bosco sembra rivoltarsi alla loro presenza, come un’unica mostruosa creatura.

Come ogni fiaba, Il sentiero smarrito potrebbe essere riassunto con un aggressivo monito ai bambini, anch’esso molto comune nella tradizione popolare: non fate gli scemi nel bosco. Sfortunatamente, però, fare gli scemi nel bosco non solo è molto divertente, ma è anche un ottimo punto di inizio per una storia, qui fuso con una forma infantile di escapismo e una buona dose di arroganza, specie nel fratellone più duro e bulletto. Tra porcospini diabolici e una civetta gigantesca, Il sentiero smarrito riesce nell’ardua impresa di essere un libro per bambini e adulti con uno strano senso dell’umorismo, compito che a Fléchais sembra riuscire con naturalezza, visti i suoi contributi a Kung Fu Panda e The Song of the Sea, film di animazione candidato all’Oscar nel 2015. Il lavoro, a mio avviso, riesce egregiamente nel rappresentare scenari di fantasia inquietanti, dove la natura domina, ma pecca nel modellare i personaggi a dovere. I ragazzini, pur diversi tra loro, sono piatti, l’unico a spiccare è il piccolo che si crede un robot, che si meriterebbe uno spin-off visto anche come viene reso dalle bellissime pagine a colori che lo riguardano. Una fiaba per bambini e adulti un po’ disturbati.

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